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I fatti narrati risalgono a mercoledì 28 febbraio, ma in tempi di Burian e Big Snow sui cieli italiani restano di stretta attualità. E per costringere un popolo temprato a suon di gelo e vento freddo come quello russo a rinunciare ad una partita di calcio, immaginate un po’ che freddo poteva fare a Samara.  Siamo nella parte centro-orientale della Russia europea, conosciuta come il Distretto Federale del Volga, nella confluenza tra il fiume Volga e il fiume che porta lo stesso nome della città. Questo centro, il sesto della nazione per popolosità, è accompagnato da una famosa leggenda: vuole che Alessio, metropolita di Kiev, avesse profetizzato nel quattordicesimo secolo che Samara sarebbe diventata una grande città e che non sarebbe mai stata devastata. Non a caso sotto il gran teatro cittadino era custodito il bunker di Stalin. Ma contro il gelo non c’è profezia che tenga: per conferme, rivolgersi allo Spartak Mosca.

Ghiaccio e pallone, lo Spartak Mosca non gioca

Già, la squadra detentrice del titolo nazionale e allenata dall’italiano Massimo Carrera: mercoledì scorso lo Spartak aveva raggiunto lo stadio “Metallurg” di Samara per disputare la partita dei quarti di finale della Coppa di Russia contro il Kryl’ja Sovetov, formazione che milita nella PFNL, la seconda serie del campionato russo. Arrivati sul campo, però, Luiz Adriano – altro volto noto al calcio italiano per il passato al Milan – e compagni si sono subito resi conto di un significativo dettaglio: il ghiaccio, che avvolgeva buona parte del terreno di gioco del “Metallurg”. Uno sguardo alla colonnina di mercurio ed ecco la gelida sorpresa: -15. Alle 15.30, in pieno giorno e con la sola possibilità di peggiorare. Breve summit e richiesta univoca da parte dei calciatori del club russo: così non si gioca. Perché fa freddo. Sì, “più di Roccaraso”, per citare una celebre battuta di un film con Checco Zalone protagonista assoluto. Meglio rischiare clamorose sanzioni che la pelle, in termini di infortuni, avranno pensato i tesserati dello Spartak: forse anche pensando al soprannome storico del club, “la carne”, legato al cibo inscatolato dalla fattoria collettiva moscovita che per molti anni sponsorizzò il club. A costo anche di scontentare i tifosi che si erano sobbarcati una trasferta di 1000 e passa chilometri.

Le parole di Carrera e la decisione sulla partita

“Ringrazio i nostri tifosi per essere sempre d’accordo con la squadra anche se dispiace che erano arrivati fin qui e non hanno potuto vedere la partita” ha sottolineato lo stesso Carrera, fino alla decisione dell’arbitro dell’incontro, Vladimir Moscalev, di prendere atto nel ritorno negli spogliatoi di squadra, tecnico e dirigenti del club moscovita. Non è la prima volta in Russia che un partita viene rimandata a causa del gelo: la casistica racconta che lo Spartak non dovrebbe essere destinato a perdere la partita a tavolino visto che il regolamento russo prevede che l’incontro di calcio venga posticipato ad altra data per eccessivo freddo. Così, mentre in Italia infuria la tempesta per i rinvii di incontri di A, B e C, basta spostare lo sguardo a Est per consolarsi: siamo in ottima compagnia.

A cura di Luca Guerra