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Carlos Carvalhal Swansea
FONTE: Milliyet.it

Fino al 30 dicembre 2017, data dell’ultima partita di Paul Clement sulla panchina dello Swansea, i gallesi erano ultimi con 13 punti in 20 giornate e 31 gol subiti. Dopo l’imbarazzante inizio del Crystal Palace (0 gol nelle prime 10 giornate) la stagione dello Swansea poteva considerarsi il vero fantoccio di tutto il campionato, uno smacco tecnico in un torneo di campioni e da tempo considerato il migliore nel mondo. Ma in questo stesso campionato le sorprese sembrano non finire, e come per le sorti del Crystal Palace, pure per il triste Swansea è arrivato un ribaltone che ha stravolto il percorso stagionale. Se per le Eagles di Selhurst Park l’uomo della Provvidenza si chiamava Roy Hodgson, al Liberty Stadium di Swansea il nuovo eroe è Carlos Carvalhal, allenatore portoghese di 52 anni alla prima esperienza in Premier League. Un uomo carismatico che ha portato entusiasmo in un ambiente calcisticamente depresso e con notevoli difficoltà tecniche. Quello che conta sono i numeri del nuovo timoniere dello Swansea, convincente sia fuori che dentro il campo visto che ha innalzato le chance di salvezza degli Swans, portandoli dal ventesimo al quattordicesimo posto a +4 sul terzultimo Crystal Palace.

Un nuovo portoghese

Nato a Braga, la carriera calcistica di Carlos Carvalhal si è proporzionata tra Sporting Braga, Chaves e Estinho, iniziando ad allenare a 33 anni proprio come vice all’Estinho. La sua biografia calcistica come allenatore è un gran pellegrinaggio tra il Portogallo, la Grecia e la Turchia. Il salto di qualità lo compie nel 2009 quando siede sulla panchina dello Sporting Lisbona, con cui toppa clamorosamente arrivando quarto a -28 dal Benfica capolista. Un disastro. Nel 2011 lo scandalo che ha coinvolto il mondo del calcio turco lo porta al Besiktas a Istanbul, dove rimpiazza Havutcu tornando ad assumere un incarico di rilievo. Anche lì l’esperienza non è positiva e finisce con l’essere nuovamente esonerato dopo un quarto posto piuttosto deludente. Rimane fermo per tre anni, salvo poi ricomparire in sella su una panchina nel 2015, allo Sheffield Wednesday nella Championship inglese. Il successo è nettamente più nitido in Inghilterra, dove arriva addirittura ai playoff, persi successivamente contro l’Huddersfield Town.

Carlos Carvalhal sedette sulla panchina dello Sporting dal 20 novembre 2009 al 15 giugno 2010.
FONTE: Football League World

Due anni dopo il tecnico viene esonerato la vigilia di Natale 2017 dallo Sheffield, guadagnandosi paradossalmente la Premier League. Lo Swansea, ultimo in classifica, gli affida la panchina e, nel giro di sette giorni, Carvalhal passa da un sconfitta interna contro il Middlesbrough in Championship a vincere fuori casa contro il Watford in Premier. Definito dalla BBC a not usual football manager, Carvalhal è più esperto e più grande del connazionale Marco Silva, ma entrambi condividono percorsi e similitudini nel curriculum sportivo. Inoltre, tutti e due da bravi portoghesi si rifanno molto alla scuola di Josè Mourinho, di cui Carvalhal è un fan e con cui ha pure studiato durante il corso per il patentino UEFA A.

Una salvezza più lucida

L’istinto di salvezza resuscitato per mano dell’allenatore portoghese non ha un modulo particolarmente caratterizzante. Carvalhal ha iniziato col 4-4-2 e terminato l’ultimo incontro con l’Huddersfield col 3-5-2: per gran parte della sua permanenza, lo Swansea ha giocato quasi sempre col 5-4-1, con Jordan Ayew unica punta. Uno dei reparti difensivi peggiori di tutto il campionato inglese ha subito una svolta grazie al nuovo corso portoghese in panchina. È stato rivitalizzato un blocco di difensori esperti (età media 27,35) e motivato elementi di discreto valore tecnico (il centrale olandese van der Hoorn e il collega inglese Alfie Mason).

L’undici definitivo e vincente di Carvalhal

In sostanza, l’aumento della sicurezza della retroguardia gallese ha coinciso con un notevole miglioramento dei risultati, portando al Liberty Stadium importanti vittorie come quella contro l’Arsenal (3-1) e Liverpool (1-0), avvenute consecutivamente nel giro di una settimana. La media di reti subite si è notevolmente abbassata (1,12) e il gioco, inteso come manovra, sembra essere molto più fluido e convincente della precedente gestione di Paul Clement. La ripresa dello Swansea è dettata anche dalla riscossa di un nucleo di giocatori offensivi – su tutti i fratelli Ayew– che da quando Carvalhal è arrivato in Galles ha fruttato al quantitativo realizzativo ben 14 reti in 10 incontri, di cui ben 7 ottenuti con il nuovo modulo dalla difesa a 5. Fondamentale per la risalita dello Swansea è stato anche il recupero delle prestazioni di Soung-Young Ki, centrocampista sudcoreano su cui ha già messo gli occhi anche il Milan. L’ex giocatore del Celtic ha saltato un solo minuto su 720 messi a disposizione realizzando due gol e servendo due assist. Lo stesso Ki insieme al centravanti Jordan Ayew (6 reti) sono gli interpreti qualitativamente più sostanziosi del roster degli Swans. In tutto ciò impossibile non considerare il cammino in FA Cup della squadra gallese, che con Carvalhal è approdata ai quarti di finale dopo aver superato proprio lo Sheffield Wednesday.

L’uomo dalle bizzarre analogie

Carvalhal ha seguito per un anno un corso di filosofia all’università di Braga, scoprendosi un appassionato della corrente cartesiana. Di fatto, in Inghilterra, la sua personalità eccentrica lo ha condotto alla ribalta delle cronache per le sue interessanti e quanto mai bizzarre analogie nel pre e nel post gara. Tralasciando la sua filosofia calcistica, una volta Carvalhal si è sentito in grado di definire la sua squadra “sul fondo dell’oceano e che vedeva solo pesci, mentre adesso riesce a vedere la costa”. Oppure, che “preferisce pensare prima al matrimonio che alla luna di miele” riferendosi alla focalizzazione principale sulla salvezza della sua squadra e poi sul resto. Ma di sicuro la sua uscita più celebre è quella del 22 gennaio, quando dopo aver sconfitto il Liverpool in uno storico 1-0 al Liberty Stadium definì la partita degli Swans come “l’aver messo una Formula 1 (il Liverpool, ndr) nel traffico cittadino”. Brillante ed eccentrico fuori dal campo, competente e capace dentro.