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Mario Rui, Napoli esultanza
Mario Rui, Napoli esultanza FOTO: Twitter @sscnapoli

Il calo del Napoli è stato piuttosto evidente nelle ultime gare di campionato: la squadra di Sarri ha forse pagato, sia a livello psicologico che fisico, la concorrenza di una Juventus molto più abituata a lottare per vincere rispetto agli azzurri. L’impressione principale quando si parla del Napoli è quella di una squadra che, in particolar modo, non riesce a distaccarsi dallo spartito di base per vincere anche le gare tatticamente più difficoltose o semplicemente bloccate. Una problematica che, tra le altre cose, ha portato a un impoverimento nettissimo per quanto concerne la capacità di segnare gol negli ultimi minuti di partita e soprattutto oltre il novantesimo, in quella che ormai da decenni viene individuata come zona Cesarini a causa degli exploit dell’ex calciatore italo-argentino della Juventus. Una mancanza che nella gestione Sarri sta diventando sempre più palese ma che, in realtà, anche negli anni immediatamente precedenti stava diventando ormai evidente.

Il Napoli e la zona Cesarini: tutti i dati

Generalmente la zona Cesarini tiene conto soprattutto dei gol segnati dal minuto 90 in poi. Di conseguenza, in tal senso possiamo notare numeri disastrosi non solo nella stagione attuale ma in tutto il triennio del Napoli Sarrista. Nella stagione 2017-2018 – per ovvi motivi ancora non terminata – il Napoli ha segnato 5 gol rientranti in questa tempistica (4 in campionato e uno ai preliminari di Champions League), tutti assolutamente non decisivi per quanto riguarda il punteggio delle gare in questione, che il Napoli aveva già vinto o perso. Anche nella stagione precedente le reti siglate nei minuti finali erano state 5, seppur 2 di queste fossero state decisive per cogliere 4 punti: parliamo del rigore di Gabbiadini che consentì al Napoli di pareggiare a Firenze e del gol di Tonelli che fece esultare il San Paolo contro la Sampdoria. La numerazione si mantiene costante con altre 5 reti nella stagione 2015-2016, ancora una volta però non decisive per il mutamento di un risultato già acquisito. Complessivamente, dunque, nella gestione Sarri il Napoli ha siglato 15 reti in 3 anni, guadagnando però solamente 4 punti in più da queste segnature last minute. Numeri che, paragonati a quelli della Juventus, sono assolutamente insufficienti: quest’anno infatti i bianconeri hanno segnato ben 8 gol negli ultimi minuti di un incontro, tra cui recentemente uno da 3 punti contro la Lazio. La tendenza dei partenopei, comunque, si conferma anche nei dati forniti dall’era Benitez: nei due anni sotto l’egida dell’ex tecnico di Liverpool e Valencia gli azzurri hanno siglato 14 gol nei minuti finali, di cui 3 determinanti per conquistare 7 punti (vittorie con Genoa e Torino, pareggio col Porto). La situazione invece cambia nettamente quando si tiene conto degli anni in cui il Napoli era allenato da Walter Mazzarri: l’attuale tecnico del Torino infatti portò gli azzurri a segnare la bellezza di 27 gol in zona Cesarini, di cui addirittura 16 di questi decisivi per il conseguimento di ben 32 punti complessivi che la squadra ha conquistato in quelle stagioni. Addentrandoci ancor più nello specifico, le squadre a cui il Napoli tolse più punti tramite questa modalità furono il Cagliari in campionato e la Steaua Bucarest in Europa League. Come contestualizzare questi numeri e come, soprattutto, interpretarli? La questione pare in realtà molto più semplice di quanto possa sembrare: il Napoli di Mazzarri, ad esempio, era una squadra con un gioco non eccessivamente offensivo, che anzi faceva sfogare gli avversari in fase di possesso palla per poi colpire in contropiede appena possibile. Una squadra, peraltro, più povera di talento rispetto alle compagini degli anni successivi, soprattutto nella fase di centrocampo: per quel reparto, infatti, venivano scelti prevalentemente uomini in grado di fare lavoro di interdizione e non di impostazione. Con l’avvento di Benitez e Sarri il Napoli si è trasformato in un team capace e volenteroso nel comandare la partita, nel prendere in mano il gioco e non aspettare più che fossero gli altri a farlo. Di conseguenza, il numero delle reti in zona Cesarini può essere diminuito soprattutto per via della tipologia di gioco e di concezione della partita, dato che – soprattutto da quando è arrivato Sarri – il Napoli è abituato più che altro a gestire partite già vinte nei minuti finali, andando dunque in palese difficoltà quando una gara storta propone una situazione di rincorsa negli ultimi attimi. Il Napoli “provinciale” segnava più negli ultimi minuti rispetto al Napoli “big” perché, in effetti, doveva fare affidamento più sulla grinta che sul talento. Oltre al fatto, s’intende, di essere sistemato tatticamente in maniera diversa.

L’esempio contrario

A quanto pare, quindi, un’eccessiva grinta e il bel gioco non riescono a coesistere. Questo almeno teoricamente perché, in realtà, proprio la Juventus rappresenta l’esempio opposto, ovvero quello di una squadra forse non bellissima come il Napoli ma comunque in grado di interpretare un bel calcio. A questa capacità, però, va unita una grinta famelica che agli azzurri sembra invece mancare in certi momenti di alcune gare, quando bisognerebbe usare il bastone più della carota. In casa Napoli dunque la zona Cesarini dovrà aspettare, o presentarsi solo sporadicamente, a meno di un preciso (e, a questo punto, quasi necessario) cambio di attitudine anche solo parziale. Perché preparare bene una partita è fondamentale ma vincerla lo è anche di più. E, come il calcio insegna, si può vincere anche oltre il novantesimo.