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La perfezione all’Olimpico si è costruita prima ancora del fischio d’inizio. Un intero stadio pronto a spingere la sua squadra e a credere nella vittoria. Un altro mattone è arrivato dopo pochi minuti nei volti dei calciatori del Barcellona. Spaesati e già stanchi, impauriti ma allo stesso tempo supponenti. E nell’aria si assaporava già il gusto dell’impresa storica. Sì, la Roma batte 3-0 il Barcellona, capolista e imbattuto in Liga, e si qualifica per le semifinali di Champions League. Ribaltato il 4-1 dell’andata grazie ad una prestazione superlativa degli uomini di Eusebio Di Francesco. Un capolavoro tattico dell’allenatore giallorosso e l’applicazione maniacale da parte della sua squadra, motivata nonostante il cambio di modulo. Sta lì tutta la bravura dell’allenatore. Dare senso al cambiamento, entrare nella testa dei suoi giocatori e convincerli di percorrere la strada giusta. Un cambio di passo radicale che nel campo è divenuto ritmo, intensità, coraggio ed attitudine da grande squadra, da gruppo capace e deciso a fare la storia. Gli errori arbitrali e la rabbia dell’andata trasformati in foga agonistica, la Roma è riuscita a fare così la differenza. Aver subito un’ingiustizia e ribaltare la situazione a proprio vantaggio per dimostrare a tutti di essere in grado di battere il Barcellona.

Roma, il tempo a scandire tutto

Un vero e proprio dominio per novanta minuti dove la squadra di Valverde non è riuscita mai a dire la sua, sovrastata dal pressing asfissiante dei giallorossi e da un Edin Dzeko in stato di grazia. L’attaccante bosniaco ha segnato al sesto minuto dando vigoria e speranza a compagni di squadra e tifosi. E pensare che a gennaio era in direzione Londra, un trasferimento saltato e commentato proprio nel post partita: “Ho rinunciato ai soldi non andando al Chelsea, ma a me non interessano. Sono rimasto alla Roma per vivere questo genere di partite. Giocando così, come abbiamo fatto contro il Barcellona, possiamo dire la nostra contro qualsiasi avversario”. È il tempo a scandire tutto. Da un trasferimento saltato alla beffarda coincidenza che vede protagonista Francesco Totti. L’ex capitano giallorosso era in tribuna ad assistere da spettatore/tifoso ad una delle notti più importanti della storia giallorossa. Tutto al suo primo anno da ex calciatore. È stato il tempo a decidere che nella stessa notte ci fosse anche Alex Ferguson, colui in grado nel 2007 di rifilare sette gol alla Roma con il suo Manchester United in una delle notti peggiori della società giallorossa. Tempo che ha fatto la sua parte anche nella vittoria di ieri. La perfezione è arrivata anche nella distribuzione dei gol. Prima rete dopo pochi minuti, rigore realizzato da De Rossi vicino alla boa dei sessanta minuti e terzo e decisivo gol all’82’ realizzato dall’indemoniato Manolas. Segnare nei tempi giusti, avvicinarsi pian piano alla meta e assestare il colpo decisivo a pochi minuti dalla fine. A segnare De Rossi e Manolas, autori degli autogol dell’andata. Il calcio è veramente incredibile.

Barcellona, imbarazzo e supponenza

Sconvolgente invece la supponenza e la stanchezza del Barcellona. I blaugrana non si sono scomposti nemmeno dopo il 2-0 firmato da De Rossi. Una prestazione imbarazzante per una squadra che fino a sette giorni fa era considerata una candidata alla vittoria finale della Champions League. Non una scossa o un moto d’orgoglio. Sovrastati totalmente dalla fisicità della squadra giallorossa ed incapaci di cambiare il proprio gioco. Una lezione che verrà ricordata per molto tempo e che lascia il segno soprattutto sul volto e nella mente di Iniesta, simbolo del Barcellona degli ultimi anni insieme a Xavi e Messi. Per il centrocampista spagnolo potrebbe essere stata la sua ultima partita in Champions League. Un addio sommesso per un artista del calcio, nello stadio dove nel 2009 iniziò l’era Guardiola con la conquista del treble (Primera Division, Copa del Rey e Champions League).