SHARE
© Contrataque.it

Quando le cose vanno male, può capitare di lasciarsi prendere dallo scoramento, oppure cercare il modo per riaddrizzare una situazione che appare disperata. Si è detto e scritto molto in questi ultimi mesi della crisi della nostra Nazionale e del nostro movimento in generale, ancora troppo poco si è fatto nel concreto per trovare le soluzioni in grado di far ripartire una macchina rimasta colpevolmente a secco di benzina a causa di scelte sbagliate e una gestione dissennata del patrimonio a disposizione. Ancora alla ricerca del nome del nuovo commissario tecnico chiamato a guidarci fuori dalle sabbie mobili di un ranking FIFA mai così impietoso (dopo le recenti amichevoli con Argentina e Inghilterra, l’Italia è sprofondata in ventesima posizione), il commissario straordinario Fabbricini e il suo vice Costacurta non perdono occasione per alimentare l’appeal verso quella che una volta era considerata la panchina più amata dai tifosi italiani, trasformatasi pian piano in una sedia che scotta e da cui è meglio restare alla larga in attesa di tempi migliori.

Una Nazionale mediocre

In questo senso, le dichiarazioni di Fabio Capello, una sorta di santone della panchina con alle spalle anni di successi, colpiscono per il loro peso specifico, in grado se possibile di aumentare il senso di frustrazione che attanaglia l’animo dei milioni di appassionati ancora scossi dalla mancata qualificazione alla fase finale del Mondiale in programma in Russia tra un paio di mesi. A lungo corteggiato dai vertici federali e fresco di rescissione contrattuale con lo Jiangsu Suning, Don Fabio ha rifiutato ogni possibile tentativo di approccio, fotografando quella che secondo lui è la situazione attorno alla Nazionale, assolutamente priva del necessario materiale tecnico che ne faciliti la ricostruzione. “Noi allenatori siamo bravi quando abbiamo giocatori di primo livello, è difficile fare bene con giocatori mediocri. E in questo momento mancano giocatori di grandi livello, mancano i leader, i giocatori che facciano la differenza”. Una vera e propria sentenza destinata a far discutere, senza che nessuno abbia rivendicato quelli che sono stati i successi e i risultati ottenuti in questi anni da un gruppo troppo spesso considerato inferiore agli avversari che a lungo andare ha finito per arrendersi a questa convinzione fino a non trovare la forza di segnare un solo gol alla Svezia in 180 minuti. Cosa attendersi quindi dal prossimo ct? Non vorremmo trovarci davanti a un tecnico pronto a costruirsi alibi che possano giustificare in anticipo un ennesimo fallimento, piuttosto a qualcuno che abbia la ferma convinzione di poter attingere da un serbatoio tutt’altro che esiguo pur in periodo di grande siccità come quello che stiamo vivendo. Sarà fondamentale approcciare in maniera convinta al nuovo e ambizioso progetto, ci si augura a lungo termine senza condizioni, che dovrà necessariamente puntare sulla valorizzazione del materiale a disposizione.

Il commissario tecnico che tutti vorrebbero

La grande impresa della Roma in Champions League dimostra la freschezza tattica della nostra scuola di allenatori, meno integralisti e più predisposti al cambiamento nell’ottica di una costante ricerca di miglioramento. Non ce ne voglia Capello, il cui parere va comunque rispettato sulla base di conoscenze calcistiche ampiamente dimostrate nell’arco della sua lunga e prestigiosa carriera alla guida di squadre di club, ma in questo particolare momento storico abbiamo più che mai bisogno di idee, entusiasmo da infondere in lungo e in largo nei protagonisti del futuro e nella convinzione degli appassionati, prerogative che un tecnico in cerca esclusivamente di una semplice vetrina dove mettersi in mostra non sarà evidentemente in grado di garantire. Di qui, in una scelta che pare ormai orientata a escludere dalla lista Gigi Di Biagio, inizia a prendere corpo l’ipotesi che alla fine si decida ancora una volta di affidare la Nazionale a un allenatore “a termine”, così come accaduto con Conte, prima di essere costretti a virare su un nome di più basso profilo rivelatosi inadeguato. Ci si augura, ma non sperateci troppo, che gli ultimi cattivi insegnamenti possano giovare a una decisione in grado come si è visto di orientare non soltanto umori e giudizi, ma anche soprattutto i risultati del campo.