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Spalletti all'Inter
Spalletti all'Inter (Foto: www.inter.it)

Quando alla fine della stagione mancano sette giornate, il prossimo turno di campionato rappresenterà per l’Inter di Luciano Spalletti un crocevia fondamentale nella corsa ai primi quattro posti della classifica che vede attualmente i nerazzurri un punto sotto Roma e Lazio. Approfittare del derby capitolino rappresenta un’occasione troppo ghiotta, forse l’ultima, per rimettere la testa avanti in quello che si prospetta un duello punto a punto fino alla fine, anche se l’ostacolo Atalanta appare tutt’altro che semplice da superare. Colpa della cabala, che vede Gasperini sempre vincente nella gare casalinghe delle sue squadre dopo il suo addio all’Inter nel 2011, e del cronico problema del gol che Icardi e compagni si trascinano dietro ormai dalla scorsa estate. La rivoluzione imposta dal tecnico di Certaldo per uscire fuori da una crisi durata quasi tre mesi, capace di produrre 8 punti in quattro partite mantenendo la porta inviolata per cinque gare consecutive, non è riuscita a sfatare l’incantesimo legato alla scarsa produzione di reti in relazione alla mole di gioco espressa.

Inter, i numeri che preoccupano Spalletti

Anche con il Torino, l’Inter ha condotto le operazioni per gran parte della partita, senza riuscire a capitalizzare le 10 occasioni da gol (dato Lega Serie A) costruite. Attualmente i nerazzurri sono il quarto attacco del campionato alla pari con Roma e Sampdoria, 50 reti realizzate frutto tuttavia dell’apporto di soli 10 giocatori su un totale di 19 utilizzati da Spalletti nell’arco di tutta la stagione. Un dato significativo reso ancora più preoccupante da quello relativo alla distribuzione delle stesse: alle spalle di Icardi, il più prolifico della rosa con 24 centri, e Perisic (a quota 9), c’è il vuoto rappresentato dai 4 gol di Skriniar seguito da Brozovic e Eder a 3. Analizzando i numeri si capisce perché, pur senza gli impegni nelle coppe europee che coinvolgono le avversarie dirette, l’Inter non sia riuscita a sfruttare a suo favore il fatto di disputare solo una competizione; quando Icardi si inceppa, sono dolori, senza considerare lo 0 alla casella “reti segnate” che contraddistingue la stagione di Candreva, a secco dal 15 aprile del 2017. Fanno tremendamente fatica anche i centrocampisti, poco presenti in area di rigore nonostante i tanti inviti provenienti dalla fasce laterali (300 i cross conteggiati al momento per i nerazzurri, 15 meno della Roma prima in questa speciale classifica). A mitigare la situazione non serve sottolineare che l’Inter è la squadra ad aver colpito più legni in serie A (21), numero che semmai fotografa una volta di più le difficoltà sotto porta.

Nuova Inter, vecchi difetti

La metamorfosi fatta registrare dalla partita casalinga con il Napoli in avanti, non è bastata per risultare più prolifici. Il graduale inserimento di Cancelo nei meccanismi del gioco di Spalletti ha rappresentato probabilmente la vera svolta. Come Dani Alves per la Juventus nell’ultima parte della scorsa stagione, l’ex Valencia è una sorta di regista difensivo cui piace sempre giocare la palla. La costruzione del gioco dal basso ha coinvolto anche i centrocampisti, più predisposti al fraseggio corto rispetto ai primi mesi, con Brozovic che ha conquistato un posto in squadra a spese della coppia Vecino-Borja Valero. Rafinha, superati i problemi di condizione fisica e acquisito un discreto minutaggio, ha trovato così terreno fertile per esprimere al meglio le sue caratteristiche, destando dal torpore Candreva e Perisic, nuovamente brillanti e nel vivo della manovra.

Eppure, nonostante si sia fatta preferire sia nel derby con il Milan che nella sfida al Torino, l’Inter è rimasta a secco per 180 minuti, facendo riemergere i vecchi difetti duri a scomparire. Un paradosso per una squadra mai così bella da vedere come nelle ultime partite, chiamata a dare tutto per rientrare nel tabellone principale della Champions League, in una stagione che resta comunque la più positiva da sette anni a questa parte.