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douglas costa ounas

Quando l’estate scaldava i cuori partenopei riuniti intorno al gran patto per lo Scudetto, i movimenti più importanti ma meno visibili erano altri. I factotum del club, ossia Aurelio De Laurentiis e Cristiano Giuntoli, avevano il compito di migliorare la rosa a disposizione di Maurizio Sarri. Con un undici che giocava a memoria e i prezzi improbabili di un mercato lanciato in orbita dai 222 milioni spesi per Neymar, il Napoli decideva di investire in maniera oculata, per utilizzare un eufemismo. Mario Rui e Adam Ounas, per i quali erano stati spesi rispettivamente 10 e 5 milioni, erano i rinforzi di una squadra che puntava sulla sbocciatura dei vari Diawara, Rog e la definitiva consacrazione di Zielinski, oltre che sul recupero di Arek Milik. Una considerazione molto ottimista. Nessuno avrebbe potuto prevedere i gravi infortuni di Faouzi Ghoulam e la ricaduta dello stesso Milik, ma si sentiva che qualcosa mancava. Troppe le scommesse fatte e pochissime le certezze. E così, mentre la fantastica macchina da gioco e da gol incantava anche oltremanica, ci si ritrovava con Mertens come unica punta (più o meno di ruolo) e l’obbligata scelta di Mario Rui come terzino sinistro. Nel frattempo Diawara perdeva protagonismo, Rog veniva a singhiozzo e Ounas a spezzoni. Mancino che partiva da destra, era un’alternativa a Callejón solo nella distinta di inizio match, in quel 4-3-3 dal quale Sarri difficilmente si scolla. L’inerzia dell’ottimo inizio di stagione, sconfitta in casa con la Juventus a parte, permetteva agli azzurri di laurearsi campioni d’inverno.

Juventus-Napoli e le riserve di lusso

Ma fu proprio nella sconfitta interna contro gli uomini di Allegri che ci si rese conto di quanto la Juve fosse avanti. E non per una questione di gioco o di undici titolare. Era stato proprio Douglas Costa, fin lì impiegato col contagocce, fu protagonista sia del gol del Carneade Higuain sia dell’intero incontro, dando mostra di abnegazione, freschezza atletica e capacità di spaccare le partite. Lo stesso Douglas Costa risultato decisivo ieri per abbattere le resistenze della Sampdoria. Tre assist e capacità di spaccare in due la partita. Qualcosa che nessuno nel Napoli, a parte qualche rara scintilla di Zielinski, è in grado di fare. Prendendo in considerazione solo due acquisti per squadra per par condicio vediamo che la Juventus, con 80 milioni in totale, si sia rinforzata con Costa e Bernardeschi, mentre il Napoli ha preso Rui e Ounas. I fatti hanno dimostrato quanto siano stati importanti i due esterni mancini per Allegri e quanto, a eccezione di un Rui preso in considerazione solo dopo l’infortunio di Ghoulam, piccolo sia stato l’apporto dei due nuovi acquisti azzurri. Non contenta, la dirigenza napoletana non ha neanche ultimato un solo acquisto nel mercato di gennaio, mentre si veniva a sapere che la Roma aveva virato su Under perché battuta dal Napoli nella volata a Ounas. L’algerino, che ha messo a referto appena 332 minuti e un gol e un assist in tutte le coppe, è l’esemplificazione del proverbio napoletano che recita, qui tradotto, ‘il risparmio non è mai un guadagno’. Probabile che, esclusa la solita mentalità vincente che non si compra ma si inculca, gli attuali sei punti di vantaggio tra Juve e Napoli siano principalmente figli di un mercato al ribasso. Il club azzurro ha puntato sui saldi, quello bianconero sui pezzi pregiati e costosi. A lungo andare, la grande differenza è stata questa. Perché il pesce puzza sempre dalla testa.