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Verona-Napoli
Verona-Napoli (Foto: Twitter - @sscnapoli)

Callejón annaspa e non trova la porta. Mertens corre poco e a vuoto. Insigne ci prova ma senza premio. Hamsik vaga senza bussola. Allan abbassa la testa. Jorginho vede buio. E persino Koulibaly mostra segni di cedimento. Il ritratto del Napoli azzurro pallido di San Siro è questo, sebbene molto sarebbe potuto cambiare se Milik avesse indossato di nuovo i panni del salvatore della patria. Ma i periodi ipotetici non costruiscono i miracoli. Così come con le premesse di inizio stagione e dopo l’inesistente campagna di riparazione si sapeva che per vincere lo Scudetto la truppa di Sarri avrebbe dovuto realizzare una seconda parte di stagione perfetta. Il sentimento di impotenza, spossatezza e stress psico-fisico è preponderante a Castel Volturno. A pochi km dalla meta, il Napoli si sta dimostrando un maratoneta incapace a soffrire e a stringere i denti per tentare l’impresa. La pressione del palcoscenico e una stanchezza purtroppo strutturale stanno presentando un conto salatissimo agli azzurri. La rosa corta e il mancato raggiungimento di quello step mentale definitivo per sentirsi finalmente grandi sono le concause del calo. Un calo descrivibile anche con i numeri: 6 gol all’attivo negli ultimi 6 incontri. Un bottino inesistente per chi fa dell’attacco la propria ragion d’essere. E di questi 6 gol nessuno porta la firma di Callejón e Insigne e Mertens ne hanno registrato solo uno, peraltro nella stessa sfortunata partita persa in casa contro la Roma, quindi senza alcuna utilità. Il tempo delle goleade sembra essere finito, e con esso sembra essere andata via anche quell’aura sbarazzina e allegra di una squadra che ama giocare a calcio. Eppure il clima di disfattismo generale, un pessimismo cosmico leopardiano, è riflesso di una resa non ancora giustificabile.

Napoli, la speranza dello scontro diretto

Se la matematica non condanna ancora gli azzurri, la follia è l’unica forza invisibile che può dar vita a una fiammella speranzosa che bisogna tenere accesa. Il Napoli ha ottenuto 78 punti su 96 in 32 partite disputate. Un numero altissimo che sta venendo ‘svalutato’ soltanto dalla terribile efficacia della Juventus. Il calo recente è evidente ma va accantonato. Con 18 punti a disposizione i sogni di gloria sono meno tangibili. Eppure paradossalmente è proprio lo scontro con la poderosa Juventus la principale speranza degli azzurri. Si tratta, infatti, di una partita che vale doppio. E non solo in quanto a punti in palio. Con la debita premessa di dover arrivare allo scontro dello Stadium senza alterare la distanza di 6 lunghezze, la sfida di domenica alle 20.45 va vista come l’ultima spiaggia. Ed è proprio la forza della disperazione di una squadra che ha fatto scintillare gli occhi a tutti fin da fine agosto che potrebbe essere il turning point decisivo. La folle voglia di vincere in uno stadio stregato potrebbe alleggerire le gambe dei più stanchi e iniettare negli occhi di tutti la determinazione giusta per farcela. La Juventus non potrà speculare in casa propria, il che potrebbe aprire agli azzurri più varchi rispetto alla gara d’andata, dove la tattica di Allegri prevalse sulle geometrie di Sarri.

Una vittoria significherebbe non soltanto un avvicinamento in classifica, ma cambierebbe notevolmente gli entusiasmi. E il calendario finale, che vede la Juve impegnata a San Siro con l’Inter e all’Olimpico con la Roma, è una componente da non sottovalutare.

Il Napoli ha pochissimo tempo per schiacciare sotto il piede il pessimismo e il fastidio imperanti nell’ambiente. È arrivato il momento di giocarsi tutto. Anche la follia.