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Arek Milik
fonte foto: sscnapoli

L’unico campionato europeo ancora aperto e con un minimo di tensione nei suoi motori non poteva finire così. Così presto. Così tristemente. Alle ore 21.55 di ieri sera la Juventus corsara a Crotone aveva 9 punti in più di un Napoli mestamente bastonato in casa da un’Udinese che non conquistava neanche un punto da nove giornate. Il tempo è però galantuomo e pochi minuti dopo il colpo di testa di Albiol, anticipato dalla rovesciata di Nwanko, riscaldavano d’improvviso i cuori di un San Paolo che continuava a cantare per inerzia ma si sentiva morto dentro. Senza ormai più il filo conduttore di un gioco armonioso e propositivo, e senza più la solidità difensiva mostrata fino a qualche settimana fa, gli azzurri sembravano aver perso in un momento solo tutte le proprie caratteristiche vincenti. Poi, la grinta di un Albiol nuovamente decisivo su palla inattiva e il gol da centravanti vero di Milik ribaltavano l’andamento di una nottata che sembrava calare il sipario sulla lotta più avvincente di tutti i tornei nazionali del continente. Il gol di Tonelli, anch’esso su calcio piazzato, dava maggior vita ai caroselli, ma in realtà tutti erano con lo smartphone a Crotone. Il batticuore incalzante nel seguire costantemente le vicende della Juventus faceva persino passare inosservata la traversa di Perica. La testa è già a Torino, per lo scontro diretto, quella sfida che vale doppio. E il Napoli ci arriverà a -4, il minimo sindacale per provare a sognare ma anche una distanza impensabile prima delle 20.45

Napoli, Milik centravanti vero

Che abbia nelle gambe 60 o 75 minuti, poco importa. Arek Milik è in questo momento un calciatore indispensabile per il Napoli. E forse avrebbe potuto esserlo sempre. La sua unicità da centravanti d’area si sta rivelando una caratteristica fondamentale in questo momento della stagione. Ora che la truppa di Sarri non riesce più a tessere con frequenza delle trame che permettano incursioni dai lati, avere un corazziere in area avversaria serve come il pane. Rientrato con calma dopo il secondo grave infortunio in undici mesi, il gigante polacco ha scosso gli equilibri da subito. Lottando a Sassuolo, dove ha provocato l’autogol dei neroverdi. Pareggiando col Chievo dando il via alla rimonta. E anche a San Siro, quando ha sì sbagliato il gol di una vittoria salvifica ma si è dimostrato efficace ancora una volta entrando dalla panchina. Benedetto da Sarri con la titolarità contro l’Udinese, il numero 99 non soltanto ha retto oltre 70’ di gioco, ma ha anche ribadito la sua centralità in un attacco al quale mancano gli inserimenti con gol di Callejón e le giocate nello stretto di Mertens. Il belga è un folletto che senza freschezza fisica e braccato da vicino difficilmente fa la differenza. Ed è per questo che la stazza fisica del polacco si profila indispensabile in questo momento della stagione, dove anche i minimi dettagli contano. Il gol del 3 a 2 di ieri sera è quello del centrattacco per eccellenza, al posto giusto nel momento giusto. Milik non sarà Inzaghi, ma in questo momento è uno dei pochi indispensabili in un Napoli che di riffa o di raffa non molla e che vuole sudare sangue. E andare oltre il proprio limite.