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massimo oddo udinese conferenza stampa

Non è facile nel calcio moderno trovarsi di fronte una squadra in grado di accumulare dieci sconfitte consecutive. Un traguardo poco onorevole che oltre a suscitare qualche interrogativo può avere ripercussioni in un campionato che fino a qualche tempo appariva tranquillo. Nelle ultime cinque giornate invece potrebbe riservare amare sorprese. Non è bastato all’Udinese giocare una partita “gagliarda” al cospetto del Napoli per arrestare l’emorragia che sembra aver coinvolto i ragazzi di Massimo Oddo, allenatore a termine almeno fino alla prossima sfida casalinga con il Crotone. La pazienza del patron Pozzo nei confronti dell’ex tecnico del Pescara si è ormai ridotta al lumicino. Non è da escludere infatti il terzo ribaltone stagionale dopo l’esonero di Delneri (esonerato nel novembre 2017 dopo la sconfitta interna con il Cagliari).

C’era una volta l’Udinese

In questo senso, numeri e statistiche raccontano effettivamente di una pesante involuzione: negli ultimi quattro campionati, escludendo dunque quello in corso, l’Udinese ha perso complessivamente 71 partite, toccando il punto più basso nella stagione 2015/2016 con le gestioni Colantuono-De Canio (19 sconfitte, record negativo del club in serie A). Almeno fino alla gara del San Paolo, dove i friulani non hanno raccolto punti per la ventesima volta. Eppure, dopo aver esordito proprio un girone fa con il Napoli, Oddo era riuscito a rialzare una squadra in evidente di crisi di risultati. Il nuovo allenatore aveva inanellato una striscia di cinque successi di fila in un mese di dicembre davvero da incorniciare, a conti fatti decisivo per le sorti di un’annata parecchio tribolata. Curioso notare come, in un campionato così negativo, l’Udinese conservi ancora cinque punti di margine sulla terzultima in classifica. Guarda caso proprio il Crotone atteso domani alla Dacia Arena.

Qualcuno potrebbe obiettare che è proprio quest’ultimo dato a fotografare al meglio la situazione di un torneo in cui anche perdendo 20 partite, si può ambire a raggiungere il traguardo della salvezza in maniera piuttosto tranquilla, a patto evidentemente di non sbagliare ancora e invertire la tendenza. Ma quali sono le motivazioni che hanno portato una società come l’Udinese così in basso dal punto di vista dei risultati? Mentre le critiche dei tifosi friulani si concentrano sui pochi milioni di euro investiti dalla proprietà sul mercato, è chiaro come anche il livellamento verso il basso del nostro campionato abbia portato il club ad accontentarsi anche di stagioni di transizione come le ultime. Annate buone per veder crescere i giovani talenti allevati in casa o scovati in giro per il mondo, che garantissero comunque la permanenza nella massima categoria.

Stramaccioni nel mirino: il record negativo di punti traballa pericolosamente

Questione di stimoli e di un progetto tecnico che non convince, soprattutto se paragonato ai risultati fatti registrare gli anni scorsi. Reduce dall’esperienza sulla panchina del Pescara, Oddo sembrava poter rappresentare la giusta guida per un gruppo che resta comunque tra i più giovani dell’intera serie A (con un’età media di 25,7), composto per la maggior parte (19 giocatori su 26) da calciatori stranieri provenienti da ogni angolo del pianeta. Una filosofia che ha sempre contraddistinto l’Udinese, che come un boomerang è divenuta il vero limite di una squadra priva di riferimenti capaci di indicare la strada da seguire. Senza scendere nei dettagli tecnico-tattici (sappiamo bene che l’esito di una partita può dipendere da una moltitudine di fattori), occorre ricercare le cause che hanno prodotto l’ennesimo campionato anonimo, condito da una serie infinita di risultati negativi. Così, mentre il destino dell’ex campione del mondo è appeso a un filo, fa specie pensare che il nome più gettonato in caso di esonero sia proprio quello di Andrea Stramaccioni, colui che nel 2014/2015 con i 41 punti conquistati timbrò il record negativo del club nella serie A a 20 squadre. Primato che al momento traballa pericolosamente.