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Dzyuba Zenit Mancini

Il 3-3 tra Arsenal Tula e Zenit San Pietroburgo è uno di quei risultati che, in una domenica dove è accaduto davvero di tutto, all’apparenza, può lasciare semplicemente indifferenti, soprattutto se non si è appassionati di calcio russo. Ma in realtà dietro quel risultato c’è nascosta una storia a dir poco incredibile e tutta da raccontare. Il protagonista è Artem Dzyuba. È stato proprio l’attaccante russo a realizzare, al 90′, il gol decisivo che ha fissato il risultato sul 3-3, costringendo gli avversari ad un inatteso pareggio. Ma non è tutto. Dietro quel gol però si cela una vendetta nei confronti di Roberto Mancini, allenatore proprio dello Zenit. Infatti per essere in campo contro la sua ex squadra, ancora proprietaria del suo cartellino, il calciatore ha pagato i 150 mila euro inseriti nella clausola del contratto di trasferimento in maglia giallorossa.

Una scelta fatta esclusivamente per giocare e vendicarsi con chi a gennaio aveva chiesto la sua cessione, ossia Roberto Mancini.

LA VENDETTA DI DZYUBA, MANCINI NON CI STA

Ma l’allenatore dello Zenit non ci sta. Queste le sue parole nella conferenza stampa post partita: “Sono felice per Artem e per il fatto che sia riuscito a segnare, nonostante questo  ci abbia costretti al pari. Penso però che un calciatore non debba pagare di tasca sua per avere l’opportunità di giocare contro il suo club. Il cartellino di Dzyuba è di proprietà dello Zenit, tanto che dopo circa 20 giorni tornerà a San Pietroburgo. Quindi credo che sia davvero a dir poco assurdo tutto ciò che è successo”. Una storia molto particolare e che quasi sicuramente cambierà il futuro del 29enne attaccante russo. Di certo ieri c’è stata l’ennesima dimostrazione del fatto che la vendetta è un piatto che va servito freddo e che a qualcuno può anche risultare particolarmente indigesto. Il calcio, a volte, è anche questo.