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pjanic rafinha inter juve

I meme e le diatribe in cui i social somigliano a taverne alla buona si sono sprecati. Il volo di Pjanic su Rafinha è stato trito e ritrito a iosa, così come lo scambio di battute tra Massimiliano Allegri e ‘Taglia’ in zona mista. Così come non si contano più gli insulti gratuiti e rabbiosi contro i napoletani rei di aver festeggiato con troppo trasporto il trionfo di domenica scorsa a Torino e adesso ‘puniti’ per troppo ottimismo. E col senno di poi le analisi diventano stantie. Eppure sarebbe bastata un’unica misura da prendere in considerazione per evitare questa tormenta di polemiche che ha condito la quasi certa affermazione della Juventus per la settima volta consecutiva in Serie A. Con la Juventus e il Napoli a un punto di distanza, le ultime quattro giornate andavano disputate in contemporanea. Sia perché ormai nessuna delle due squadre aveva più impegni infrasettimanali. Ma soprattutto per garantire pari condizioni di pressione psicologica ed evitare deleteri e logoranti dietrologismi. E invece così non è stato. Nel 2018, dove le esigenze tv di una Federazione italiana alla frutta anche dal punto di vista economico contano più di ogni altra cosa, raggranella quei pochi euro in più è una sentenza. È vero, le ultime due giornate si sarebbero giocate alla stessa ora sia per Allegri sia per Sarri. Ma sarà troppo tardi. La frittata è stata fatta

Stessa ora, meno polemiche

Al netto della terribile e ingiustificabile prestazione effettuata dal Napoli a Firenze e della fragilità psicologica non è certamente il punto forte, è semplice spiegare perché giocando nello stesso momento avrebbe evitato tanto livore. Giocare prima o dopo i diretti avversari colpisce nell’animo. È una verità assoluta e inconfutabile. E se lo spezzatino da circo mondiale prevede diversi orari di partite durante l’anno è invece giusto che il rush finale si giochi in contemporanea, onde evitare qualsiasi calcolo e in special modo per dare al campionato quel pathos figlio dell’immediatezza e degli scontri incrociati propri del calcio. Tuttavia, il principale beneficio della contemporaneità delle due sfide sarebbe stato quello della mancanza di polemiche gonfiate all’inverosimile. I rossi a Vecino e a Koulibaly, e quello che sarebbe dovuto essere comminato a Pjanic, sono verità assolute, così come impossibile è immaginare come sarebbero andate a finire le due partite se fossero state disputate nello stesso arco di tempo. Di sicuro il Napoli non si sarebbe fatto condizionare dalla rimonta di una Juventus disperata ma mai doma, così come il match del Franchi non avrebbe preso i connotati di una prova della disperazione per gli azzurri, che magari il sabato sera si sono fatti il sangue amaro davanti alla tv invece di staccare la spina. In soldoni, prima ancora del VAR, in Italia andrebbe garantita una parità di condizioni dal basso. Dalle basi. In special modo quando la lotta per il titolo è serrata e non esistono altri impegni europei che implichino meno o più riposo. Il campionato ringrazierebbe, e lo spettacolo anche.