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david wagner
FONTE: Gazzetta.it

Nel panorama dei migliori allenatori del mondo fa quasi strano trovare a fianco dei nomi più noti figure che per blasone o passato calcistico proprio non dovrebbero esserci. Personaggi (e personalità) sconosciuti che, dopo una rapida gavetta, si ritrovano nella sezione “allenatore” di alcune delle distinte più importanti del mondo. Casi come quelli di Jurgen Klopp, o di Joachim Loew, ma anche di Julian Nagelsmann o David Wagner: allenatori il cui passato calcistico è fuori da ogni possibile radar o comunque di umile biografia.

julian nagelsmann, allenatore dell'hoffenheim
Fonte- i3.mirror.co.uk

Sono allenatori che hanno compiuto il grande salto dal campo alla panchina in assoluto silenzio, in giovane età, sfruttando opportunità esterne e spesso non dipendenti da loro, ma che in ogni caso li hanno portati rapidamente – e non precocemente – su panorami calcistici mondiali. Tutto questo processo formativo che ha definito i soggetti in esame “laptop trainer“, si è originato e sviluppato dall’altrettanto silenziosa Germania, che in poco tempo è passata da federazione e nazionale mediocri a motore di progetti tecnici assolutamente moderni.

Laptop trainer, che cosa sono

Il termine laptop trainer rimanda immediatamente alla traduzione letterale di “allenatori portatili”, che contemporaneamente, visto anche l’aggettivo, non può che fare allusioni intrinseche anche al mondo dei computer. Ma questo viene dopo. I laptop trainer sono stati definiti così per la loro versatilità e predisposizione al cambiamento, a quella reazione a catena figlia del fallimento casalingo della Germania nel 2006 e che ha portato la Federcalcio tedesca a rivalutare i propri metodi di coaching.

mondiale 2006 germania italia

Per questo, oggi, la Germania del calcio ha un sistema di allenatori e di giocatori di insuperabile valore; da quella disfatta contro l’Italia, i tedeschi hanno capito che per ripartire ci volevano la freschezza e l’innovazione propria dei giovani. Per loro, il sistema calcistico è cambiato e ha accettato le loro competenze, le loro idee e più in generale il proprio bagaglio di innovazioni, nonostante queste non venissero dal mondo del calcio giocato. In sostanza le gerarchie degli allenatori, in Germania ma anche in Austria e in Svizzera, non si basano più su concetti espressi sul campo di calcio ma su una prospettiva funzionale, valutando un modo di intendere il calcio più moderno e avanguardista rispetto ai canoni tattici e gestionali fino ad allora utilizzati in Germania. Con questi metodi la DFB (Deutscher Fußball-Bund) ha raggiunto il successo finale con le vittorie del Mondiale 2014 e della Confederations Cup del 2017, perdendo in semifinale un Europeo e conquistando un primo posto ai gironi qualificatori per il Mondiale (10 vittorie su 10, miglior attacco con 43 reti al pari del Belgio). L’innovazione tedesca sta dando sul piano pratico i propri risultati in questi ultimi due anni, raggiungendo con i club il massimo dell’espressione pubblica con la finale di Wembley nel 2013 tra Byern Monaco e Borussia Dortmund. All’epoca, come oggi, sulla panchina dei bavaresi siede Jupp Heynckes, 72 anni, non proprio la figura più fresca per rappresentare l’astrale generazione tedesca di allenatori; perché, al contrario, oggi in Bundesliga ci sono almeno sette allenatori che non hanno mai giocato nella massima divisione professionistica, tre dei quali sono tecnici di club nelle prime sei posizioni in classifica. All’estero i casi più famosi sono quelli di David Wagner dell’Huddlersfield Town, ma soprattutto, Jurgen Klopp del Liverpool. Il manager dei Reds ha avuto un discreto passato da calciatore, condividendo alcune gioie anche con Wagner al Mainz, ma non ha mai giocato nemmeno una gara di Bundesliga. Dopo aver iniziato immediatamente la sua carriera di allenatore con il Mainz, Klopp si è fatto conoscere da tutti per i grandi risultati al Borussia Dortmund ed è lì che si è affermata questa innovativa icona sportiva. I laptop manager sono contraddistinti per una forte tendenza al gioco frizzante, rapido e verticale, che riassume i connotati di un calcio spettacolare ed entusiasmante ma al tempo stesso pure cinico e funzionale. Esempi come il Liverpool di questi mesi o l’Hoffenheim dello scorso campionato lo hanno testimoniato, con tutti i loro pro (divertimento, tanti gol) e contro (rendimento altalenante in classifica, difficoltà nel chiudere le partite).

Tecnicismi e interpreti

L’innovativo fronte tedesco si basa essenzialmente sull’analisi digitale delle prestazioni dei giocatori, con lo studio dei dati, delle statistiche e della preparazione settimanale: tutte cose che fanno anche gli altri allenatori ma con dettagli e una lettura decisamente rivoluzionaria. L’assenza di un’esperienza di livello lascia che i tecnici si preparino soprattutto dove l’avversario esperto è già saturo, ovvero nella lettura della partita e nella valutazione dei giocatori.

roger schmidt
FONTE: La Presse

Ovviamente a tutto ciò fa eco pure la volontà di dare una svolta tattica con delle scelte più moderne, progressiste e in un certo senso più spettacolari, e anche qui gli esempi del Liverpool di Klopp o del Bayer Leverkusen di Roger Schmidt (per altro austriaco) sono alquanto significativi. L’innovazione si basa sul rifiuto della pura solidità fisica e del solito calcio pragmatico per un matrimonio con il ben più europeo e contemporaneo football di possesso e posizione, e se questo ha fatto sì che si siano evoluti allenatori giovani ma capaci, al contempo sul campo si sono sviluppate le doti di molti fussballer della nuova Germania. Ozil, Muller, Kimmich, Gundogan e Sule, senza escludere “prodotti” meno noti come Demirbay o Werner, tutti mattoni di una grande casa costruita dopo i disastri dei primi anni duemila. La Germania si ritrova candidata alla vittoria finale del Mondiale e con due allenatori tedeschi in semifinale di Champions League, ovvero sul tentativo di scrivere una nuova pagina di gratificazioni per il gran lavoro svolto dal modello tedesco della DBF. Che adesso fa scuola.