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karim benzema
FONTE: TuttoSport.it

Non è facile nel calcio moderno trovare profili come quello di Karim Benzema, uno di quelli che nonostante sia incredibilmente screditato e costretto perennemente alle critiche del Bernabeu, non si esime dal fare il suo mestiere in maniera esemplare. Il francese è un giocatore che grazie a capacità tecniche da sempre superlative e un fisico che ricorda i migliori boxeur è continuativamente riuscito a sopravvivere alle evoluzioni del grande calcio; lui c’è stato sempre nel giro dei migliori, anche quando magari a Madrid le cose non andavano bene. Tuttavia non c’è un giocatore al di fuori di Benzema che insieme a Marcelo, Ronaldo e Sergio Ramos possa meglio rappresentare il Real Madrid dell’epoca moderna. Perché in fondo Benzema è il Real Madrid, o almeno, la sua parte più operaia.

La decade di Karim

L’estate che porta Benzema dal Parc Olympique Lionnais al Santiago Bernabeu è un trimestre particolarmente focoso per le finanze del Real Madrid. Perez si è da poco riappropriato della sua poltrona di presidente dei Blancos e ha deciso di dare peso a quella definizione da lui tanto faticosamente creata di galacticos. In quel periodo infatti arrivano a Madrid Cristiano Ronaldo, Kakà, Xabi Alonso e Raul Albiol, insieme al francese ex Lione che costò ben 35 milioni di euro. Era tornato veramente il Real dei campioni, e Perez mise le basi per quel lifting glamour all’organico che negli anni portò il Real sempre più al centro d’Europa come non era da parecchio. E nel tempo Benzema è stato uno dei giocatori più rappresentativi di questa maglia, senza dubbio fra le camisetas più pesanti e prestigiose della Terra.

La presentazione di Karim Benzema al Bernabeu insieme a Florentino Perez. FONTE: realtotal.it

Il nazionale francese è stato uno dei protagonisti delle vittorie di tre Champions League, due campionati, due Supercoppe di Spagna, due Coppe del Re, tre Supercoppe UEFA, tre Mondiali per Club. In queste nove stagioni a Madrid Benzema ha segnato un totale di 191 reti (43 in Champions League) e in 407 apparizioni. Nel 2014 è diventato il recordman francese di presenze in Liga superando il suo attuale allenatore Zidane, diventando un punto fisso della Nazionale francese moderna e esempio (non proprio ben riuscito, va detto) dell’integrazione di giocatori di origine nordafricana – in questo caso algerina – nel contesto calcistico francese. Perchè se da un lato Benzema è stato uno dei simboli della squadra più forte del mondo, d’altra parte, in patria, è apparso sempre come una figura un po’ controversa.

Prima lo scandalo Valbuena nel 2015, poi le continue polemiche tra i tifosi francesi sulla considerazione dei calciatori dei Bleus di origine non francese, un problema che la Francia si trascina poco felicemente dai primi anni duemila. Di fatto il francese manca dalla Nazionale di Parigi dal 2015, quando Deschamps lo escluse definitivamente da ogni possibilità di convocazione da Euro 2016: un marchio pesante per un’icona del Real Madrid. Ma a parte il caso-Valbuena e le polemiche con alcuni tifosi (immancabili in un grande club), Benzema ha sempre fatto del lavoro settimanale e sul campo un motivo di prestigio della sua carriera, connotati che coincidono poi anche nel suo modo di giocare.

Physique du role

Benzema è un giocatore estremamente potente. Alto 1,87 metri, la sua prolificità è stata sempre sommariamente bassa, o meglio, altalenante. Dopo una prima stagione da 8 reti in Liga (9 totali), il secondo anno di Real ha portato al francese 15 gol in campionato (26 totali), e più in generale, è passato sempre da una stagione in cui si segnava poco a periodi estremamente prolifici. A esempio, on Carlo Ancelotti Benzema ha sempre segnato parecchio, sfruttando soprattutto il vantaggioso uso che l’allenatore italiano faceva del ruolo del centravanti.

Con il connazionale Zidane, invece, le sue prestazioni si sono evolute: meno prolifico, più lontano dall’area ma indispensabile per portare al tiro i bersaglieri (in Liga quest’anno 10 assist, il doppio delle sue reti) e per far spostare le difese avversarie. Quando si parla di Benzema infatti non bisogna trascurare il senso del termine sacrificarsi, vocabolo inscindibile dall’arsenale del francese. Anche nella partita contro il Bayern Monaco, ultimo esempio di vigoria a tutto campo dell’ex Lione, Benzema ha pressato la difesa tedesca particolarmente tecnica, ha difeso palloni sull’esterno (questo movimento di allargarsi è molto costante) e si è spesso trovato a fare sponde nel cerchio di centrocampo. Eppure i gol sono arrivati, vuoi un po’ per fortuna e un po’ per esserci, ma ci sono stati. Sempre presenti, proprio come lo stesso Benzema, difficilmente accantonabile ma ultimamente mai nel vero centro mediatico del successo madridista. I tifosi hanno sempre chiesto i gol, le giocate da urlo, un Benzema alla Ronaldo per intenderci, ma questo è un altro tipo di giocatore. Benzema è un giocatore che permette il successo perchè vi partecipa in maniera laterale, una sorta di tangenziale del gol che nonostante sia centravanti, gioca più per gli altri che per se stesso e il proprio score. Ma lo fa sempre per vincere, e questo lo rende veramente un galactico.

Un tipico movimento di Benzema: spostamento dal centro dell’area verso l’out del campo. Il movimento favorisce gli inserimenti di Ronaldo al centro o dei centrocampisti.

Benzema si trova bene in questo ruolo, ma va detto anche dei suoi limiti. Un giocatore che nelle ultime due stagioni ha sofferto molto i fischi dei tifosi blancos, che a lui come a molti altri non hanno perdonato le gravi manchevolezze sotto porta e la eccessiva macchinosità di cerri suoi movimenti, a detta di alcuni non proprio “galattici” per un undici tecnico ed elegante come quello del Madrid. Ma Benzema, che negli anni ha visto ridursi la propria media gol, è un giocatore senza cui il Real probabilmente non sarebbe riuscito a creare quella pragmatismo generale e quel peso offensivo insormontabile – sia in termini di qualità che di quantità – che hanno permesso a Zidane di finire i suoi campionati rispettivamente con 141 e 173 gol fatti. Se come pare che sarà questa è definitivamente l’ultima stagione di Benzema a Madrid, il Real ha avuto per quasi dieci anni uno dei giocatori offensivi più importanti del calcio moderno, che ha un marchio di fabbrica, quello grezzamente definito “lavoro sporco”, che ha fatto si che gli altri potessero beneficiare del gol quando in molti pensavano fosse sua esclusiva prerogativa. Perché Benzema è per tutti, nonostante abbia il nove.