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Meglio di Spalletti e Sarri. Per spiegare la portata dell’impresa compiuta da Aurelio Andreazzoli sulla panchina dell’Empoli, basterebbe ricordare questo piccolo particolare, il primo di una lunga lista di motivazioni che compongono la rivincita dell’ex vice diventato grande alla soglia dei 65 anni. Mai nella sua storia il club toscano aveva vinto un campionato di serie B, nonostante le promozioni conquistate dagli attuali allenatori di Inter e Napoli, macinando record e punti (12 di vantaggio sul Parma attualmente secondo in classifica) e inanellando una striscia di 20 risultati utili consecutivi che hanno certificato il ritorno in A un anno dopo la clamorosa retrocessione della stagione scorsa. Lontano dai riflettori ha saputo costruirsi un ruolo da protagonista, lavorando come collaboratore tecnico in diversi staff, fino a cogliere al volo l’occasione che il presidente Corsi gli ha offerto un po’ a sorpresa al tramonto del 2017, prendendo il posto dell’emergente Vincenzo Vivarini.

Andreazzoli, una carriera dietro le quinte e una sconfitta da vendicare

Una vita sui campi di calcio per poi essere ricordato semplicemente come l’allenatore capace di perdere un derby romano in finale di Coppa Italia. Sembrava questo il triste destino di Andreazzoli, che pure alla guida della Roma aveva saputo parzialmente ricostruire uno spogliatoio in subbuglio, conquistando un sesto posto (partendo dalla nona posizione) e la possibilità di giocarsi addirittura la riconferma nei 90 minuti più caldi della storia recente dei derby capitolini. Andò male, con Lulic che regalò il successo agli uomini di Petkovic, e Andreazzoli che tornò mestamente dietro le quinte a svolgere il suo prezioso lavoro di collaboratore sotto la gestione di Rudi Garcia. Legato a doppio filo alla figura di Luciano Spalletti, che lo volle per la prima volta al suo fianco nel 2005 ai tempi dell’Udinese, ha vissuto entrambe le parentesi giallorosse del tecnico di Certaldo fino al burrascoso addio della scorsa estate. Sembrava fosse destinato a seguire il suo conterraneo anche all’Inter, dove invece un po’ a sorpresa fu scelto Giovanni Martusciello, reduce proprio dalla retrocessione con l’Empoli. Un tourbillon assai curioso che ha successivamente portato Andreazzoli a sposare la causa empolese, fino a chiudere un cerchio. Gli era stato espressamente chiesto di abbinare il bel gioco ai risultati, non certo di dominare un campionato notoriamente tra i più complicati da gestire, onorato con il massimo dell’impegno anche dopo aver centrato l’obiettivo della serie A. La riconferma appare poco più di una formalità, motivo per cui è probabile che la colonia di tecnici toscani nella massima serie possa ulteriormente allargarsi, divenendo egemone nel massimo campionato nazionale.

Il capolavoro

Non era facile subentrare in corsa e fare meglio di quanto proposto nelle prima 19 giornate stagionali dalla squadra guidate da Vivarini, eppure Andreazzoli è riuscito a lasciare un segno immediatamente, lavorando sulla testa dei suoi calciatori e costruendo un meccanismo perfetto in grado di reggere ancora oggi. Il cambio di sistema di gioco, dal 3-5-2 al 4-3-1-2, non ha soltanto esaltato le qualità dei singoli traducendole in un gioco moderno e vincente, ma restituito solidità a una difesa fino a quel momento tra le più perforate del torneo. L’evoluzione del rombo ha così portato all’allungo decisivo, piazzato grazie ai 45 gol della coppia CaputoDonarumma (su un totale di 83 reti realizzate), al contributo di una mediana di altissima qualità guidata dall’esperto in promozioni Castagnetti (già protagonista con la maglia della Spal), completata dalle due mezzali Krunic e Benaccer e dal trequartista Zajc. Fondamentale anche il contributo dei terzini, l’esperto Pasqual e l’emergente Di Lorenzo, e dei centrali difensivi Maietta, Veseli e dell’ex Primavera del Napoli Luperto. Un undici mandato ormai a memoria, capace di infliggere pesanti sconfitte alle dirette concorrenti (da urlo i tre poker a Bari, Palermo e Parma) e scavare così il solco decisivo per la promozione arrivata con 5 giornate d’anticipo. Un capolavoro vero quello firmato da Andreazzoli, uomo di poche parole e molti fatti, finalmente in grado di superare quella maledetta finale e godersi la meritata rivincita, in attesa della prossima affascinante sfida.