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Elio Capradossi, ventidue anni, cresciuto nel vivaio della Roma. Fonte - ilromanista.eu

10 aprile, Stadio Olimpico. La Roma ha appena battuto per 3-0 il pluridecorato Barcellona, firmando probabilmente la rimonta più esaltante della sua storia. L’intero stadio, in un delirio di commozione, abbraccia idealmente la squadra che come vuole la tradizione si dirige verso la curva sud per ricevere l’omaggio della parte più calda della tifoseria. In mezzo a tante maglie rosse, spicca la divisa di rappresentanza di Elio Capradossi, ventiduenne difensore prodotto del vivaio giallorosso, campione d’Italia con la Primavera di Alberto De Rossi nella stagione 2015-2016. Curioso notare come sia lì assieme ai suoi compagni, considerata la sua mancata convocazione per la partita, particolare che testimonia l’unione d’intenti di un gruppo andato ben oltre i propri limiti. Quella sera Capradossi non poteva immaginare che a distanza di quasi un mese, avrebbe vissuto un’altra serata da incorniciare stavolta con indosso la casacca sognata sin da ragazzino.

Capradossi, l’occasione che non t’aspetti

A Cagliari sono infatti arrivati l’esordio assoluto in Serie A e un successo fondamentale per strappare il biglietto per la prossima Champions League, obiettivo per cui ormai manca solo un punto (da conquistare nelle ultime due giornate). L’indisponibilità di Manolas ha privato Di Francesco di un centrale di ruolo al fianco di Fazio vista la contemporanea squalifica di Juan Jesus, quasi obbligando il tecnico giallorosso a scegliere il ragazzo nato in Uganda. L’occasione che non t’aspetti in una partita da vincere su un campo da sempre ostico per la Roma, chissà cosa sarà passato nella testa di Capradossi in quei momenti. La notizia del suo esordio in A non ha colto di sorpresa solo il diretto interessato ma cavalcando l’onda dei social si è diffusa immediatamente tra gli appassionati di calcio, gli stessi che non ritenevano l’ex Bari in grado di reggere l’impatto con il massimo campionato. In Puglia infatti, laddove la Roma aveva ceduto il giocatore da poco laureatosi campione d’Italia a livello giovanile, avevano avuto modo di conoscere pregi e difetti del suo stile di gioco (37 presenze complessive in un anno e mezzo), senza restarne particolarmente entusiasti. Dopo aver faticato nel corso della prima stagione da professionista con Stellone, Capradossi era riuscito a conquistare un posto in squadra con l’avvento di Colantuono, divenendo un punto fermo anche per Grosso all’inizio dell’annata ancora in corso. Titolare fino a novembre, ha pagato la rivoluzione di mercato che ha coinvolto i Galletti durante la sessione invernale, non riuscendo più a trovare spazio fino al ritorno alla base deciso dal club giallorosso a fine gennaio. Sembrava essere solo di passaggio ma dopo la partenza di Hèctor Moreno, la Roma ha deciso di tenerlo, mostrando comunque fiducia verso un ragazzo apparso in evidente crisi di identità.

Un esordio da incorniciare

Al pari di Roma, anche Bari è una piazza passionale, nella quale spesso si alternano eccessi dettati dall’entusiasmo o dalla delusione. Per Capradossi avrebbe dovuto rappresentare una prova di crescita importante, soprattutto dal punto di vista della personalità, la stessa che un ragazzo di vent’anni fatica talvolta a tirare fuori. Probabilmente sarebbe bastato stringere i denti e cercare di riprendersi un posto in squadra con il lavoro quotidiano, fatto sta che il ritorno nella città in cui è cresciuto ha come trasformato la timidezza della sua giovane età nella sicurezza di un veterano. Così è apparso a Cagliari, nonostante fosse al cospetto di uno degli attaccanti più forti del campionato nel gioco aereo, quel Pavoletti che anche un gigante come Fazio ha fatto a tratti fatica a domare. Puntuale, concentrato, deciso, dopo 63 minuti Capradossi ha lasciato spazio a Silva (con Kolarov divenuto centrale) vittima di quei crampi che, come sottolineato in telecronaca da Lorenzo Minotti, anche con il Bari avevano rappresentato un suo limite in considerazione dell’enorme dispendio di energie nervose. La vittoria, seppur sofferta, ha dunque premiato la scelta di Di Francesco che ha pubblicamente elogiato il suo giocatore (“Ha fatto un’ottima contro attaccanti come quelli del Cagliari, non era facile, avendo saputo mezz’ora prima della partita di giocare”), tornato per una sera quel prospetto interessante che tutti consideravano fino a qualche tempo fa.