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pepe reina napoli

Nello sport come nella vita non si è mai preparati per un addio, nemmeno quando questo appare ampiamente annunciato e ci sarebbe tutto il tempo di metabolizzarlo. Pepe Reina lascia il Napoli direzione Milano, dopo essere stato a un passo dal Psg la scorsa estate proprio a ridosso dell’inizio del campionato, l’ultimo con la maglia azzurra addosso per il portiere spagnolo. I numerosi attestati di stima ricevuti in queste ultime ore spiegano solo in parte la sua importanza all’interno dello spogliatoio, sovraccaricando di responsabilità il ds Giuntoli che dovrà dare nome e volto al sostituto tra i pali in grado di non farne rimpiangere la partenza. In cerca dell’ultimo contratto di una carriera piena di successi, Reina ha preferito guardare altrove, anche per via di un rapporto tutt’altro che idilliaco con il presidente De Laurentiis. Smaltita la delusione di uno scudetto perso sul filo di lana, il Napoli sarà chiamato a una rivoluzione tecnica che potrebbe coinvolgere anche alcuni dei pezzi pregiati dello scacchiere di Maurizio Sarri, fino a toccare anche lo stesso allenatore toscano.

Reina, un portiere diverso dagli altri

Quel che è certo è che una figura come quella di Reina mancherà tanto a tutto l’ambiente napoletano. Divenuto negli anni una sorta di capopopolo, ha saputo essere il collante perfetto tra squadra e tifoseria, incarnando quei valori dai quali non si può prescindere se si vuole ambire a traguardi ambiziosi. Quattro stagioni intense (intervallate dalla parentesi come secondo di Manuel Neuer nel Bayern Monaco di Pep Guardiola) vissute da protagonista silenzioso, quasi ai margini, alzando la voce soltanto nei momenti che lo imponevano ma soprattutto sempre lontano da occhi e orecchie indiscrete che potessero alzare pericolosi polveroni. Il peso specifico di un portiere come Reina non è dato semplicemente dalla sua bravura tra i pali, piuttosto dalla sua abilità con i piedi, spesso capace di rappresentare un punto cardine del gioco di Sarri oltre che un valore aggiunto di importanza siderale. Non a caso lo spagnolo è stato il primo regista in fase di costruzione, iniziando l’azione quando le principali fonti di manovra (Koulibaly e Jorginho) venivano marcate a uomo. Ormai parte di un meccanismo automatico, riusciva a capire quando scegliere la soluzione corta a scapito del lancio lungo e viceversa, non dando punti di riferimento utili al piazzamento in fase difensiva della squadra avversaria. I 21 “clean sheet” stagionali, in alcune fasi uno dei talloni d’Achille della gestione Sarri che ha sempre cercato di mantenere alta la concentrazione dei suoi giocatori anche nelle partite dominate e chiuse abbondantemente prima del fischio finale, certificano la sua affidabilità al netto di una carta d’identità che comincia a mostrare i segni dell’età che avanza. Senza l’apporto di un giocatore come Reina, non è facile stabilire quanto perda il Napoli in termini assoluti, semmai rimarcare il mancato acquisto di un portiere di prospettiva che potesse prenderne il posto dopo aver avuto la possibilità di crescere al suo fianco giorno dopo giorno.

Una dolorosa rivoluzione

Con Sepe voglioso di giocare e Rafael in scadenza di contratto, è probabile che tutto il parco portieri azzurro venga azzerato in vista del prossimo campionato. Gli occhi della dirigenza puntano principalmente su Leno, Rui Patricio e Perin, tre nomi di spessore il cui inserimento nell’ordine di idee imposto da Sarri sarà tutto da verificare. Relazioni di mercato dettagliate, giudizi tecnici imprescindibili, dovranno convergere su un profilo che racchiuda alcune delle caratteristiche principali dello stile di gioco di Reina, prevedendo un’evoluzione in ruolo sempre più decisivo nel calcio moderno. Prenderne il posto in generale potrebbe invece essere molto più complicato, visto il vuoto che il suo addio ha già lasciato nell’animo di suoi compagni. Assieme al connazionale Albiol infatti, Reina era l’unico dell’undici titolare del Napoli ad aver conquistato qualcosa di importante in carriera, dispensando in lungo e in largo tracce di quella mentalità vincente che alla lunga ha finito col decidere l’estenuante lotta scudetto con la Juventus. Principalmente su questo aspetto dovranno concentrarsi gli sforzi in sede di mercato, per scongiurare il pericolo che l’annunciata rivoluzione non lasci il Napoli privo di riferimenti in grado di dettare le linee guida da seguire.