SHARE
buffon
Gigi Buffon: FOTO - Twitter @gianluigibuffon

Lo scudetto è ormai della Juventus. Quando mancano due giornate alla fine del campionato, i bianconeri vantano un vantaggio di 6 punti sul Napoli ed una differenza reti di +16 gol che in caso di arrivo a pari punti arriderebbe ai bianconeri. Di fatti quindi è solo una mera formalità la conquista del settimo tricolore di fila. Ma alla vigilia del match di Coppa Italia con il Milan, parla uno dei grandi protagonisti di questa stagione. È Gigi Buffon, che ad un certo punto ha avuto un grosso timore. “Ho pensato al pericolo concreto di chiudere la stagione con ‘zero tituli’. E nel complesso è stata una annata davvero difficile a livello emotivo. Appesantita dall’eliminazione dell’Italia dai Mondiali contro la Svezia. Ogni mattina mi guardavo allo specchio e mi dicevo: “O sei il più forte o sei il più meschino”. Ed ancora non mi sono dato una risposta”.

Coppa Italia, Buffon e quella umana paura

Avere paura è umano e ad un certo punto è stato logico: “All’86’ a San Siro perdevamo. Poi c’è stata una grande risposta, della quale nessuno sarebbe stato capace. E da due settimane la Juventus è stata più convinta di vincere lo scudetto”. Sul futuro: “Mi incontrerò tra qualche giorno col presidente Agnelli per parlare. Ora c’è la finale di Coppa Italia da giocare, contro un avversario che nel 2003 ci tolse la Champions League. È da quella partita che ho capito che non esistono mai favoriti in una gara che assegna un trofeo. Contro i rossoneri ho disputato 4 finali in carriera. Due le hanno vinte loro alla lotteria dei rigori. Una volta è capitato a noi, più un’altra ai supplementari. Domani sicuramente ci sarà lo stesso equilibrio”. Contrariamente a quanto si possa pensare, Buffon non gioca una gara che conta in Coppa Italia da quando era un ragazzo. “Sono passati 20 anni quasi. Nelle ultime volte il mister ha sempre fatto giocare il mio vice. Il ruolo del secondo si è evoluto, spesso il 12 una quindicina di partite riesce a racimolarle in una stagione”.

Buffon vs Donnarumma, passato contro futuro

Partite come Juve-Milan fanno si che non si avverta la stanchezza. Semmai potrebbe essere un alibi per chi perderà. Ma le motivazioni e gli stimoli sono tanti”. Domani ci sarà un confronto diretto con Donnarumma. “Lui sarà con merito il futuro della porta per il calcio italiano ed il punto di riferimento. Ma devo dire che ci sono anche altri elementi come Meret, Audero, la conferma di Perin e le continue affermazioni di Viviano e Sirigu. Segno che la scuola italiana vale ancora. Magari non sarà più la migliore, viste certe scelte dei top club italiani, ma dice ancora la sua”. Sulla Nazionale: “A marzo ho innescato senza volerlo delle polemiche. Ma quando dico una cosa lo faccio perché mosso da orgoglio e dignità, anche quando sbaglio”. Sui tre avversari più forti affrontati in carriera: “Sarò banale: Messi, Cristiano Ronaldo e poi tanti altri”.