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Inter

Dopo gli ultimi anni a dir poco difficoltosi, è facile capire come questa Inter di Antonio Conte sia riuscita a far battere il cuore dei tifosi nerazzurri. Destati dal proprio torpore, i sostenitori del club milanese sono tornati a credere in un sogno, ridonando vigore a un tifo mai mancato, con applausi e fischi però equamente distribuiti nelle stagioni passate.

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Dalle annate anonime a quelle turbolente, dalle delusioni italiane a quelle europee, fino alla grinta di un tecnico “nemico”. Il male necessario per ridonare un po’ di quell’ordine cruciale per i club che mirano a vincere. Antonio Conte si è imposto fin da subito, senza fare sconti, ottenendo in cambio dichiarazioni come quelle di Barella: “Per Conte mi farei ammazzare”.

Uno spogliatoio a dir poco spaccato torna a essere coeso e non solo grazie all’addio di Mauro Icardi e Wanda Nara (sulla carta più un arrivederci). Le delusioni passate però sono ancora troppo vicine per essere ignorate. Ci si ritrova così a chiedersi, dopo lo spartiacque rappresentato dal match contro la Juventus, se l’Inter di Conte non abbia eccessivamente goduto di un calendario favorevole.

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Il calendario dell’Inter

Ecco dunque uno sguardo critico rivolto a questo inizio di stagione nerazzurro. Poker rifilato al Lecce nella prima sfida di serie A. Nerazzurri che si esaltano a San Siro contro il gruppo di Liverani, che non rinuncia mai alla propria disposizione offensiva. Quattro reti subite anche dal Napoli che, a differenza dell’ex capolista, viene fagocitato dalle critiche, nazionali e locali. Successo di misura contro il Cagliari nel secondo match in programma, con il rigore di Lukaku che evita il primo passo falso. Il carattere è forte e questa Inter sembra agguerrita.

Terzo match, che vede l’Inter per la seconda volta a San Siro, con la sorpresa Sensi che si esalta e risolve da solo una potenziale sfida rognosa contro l’Udinese, messa in discesa per i padroni di casa dal gesto folle di De Paul. Due invece i gol spediti nella porta di Donnarumma, per un derby che stavolta non fa storia sé, considerando come il Milan non goda di alcuna scossa salvifica. Un gruppo privo di carattere e obiettivi, in campo senza sapere chi detenga davvero il potere, se il mai convincente Giampaolo, se il presidente assente o la coppia Maldini-Boban. Una vittima già accasciata, solo da azzannare.

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Ecco dunque il primo vero big match, Inter-Lazio. A sorpresa la risolve D’Ambrosio, con il gruppo di Inzaghi che si conferma tutt’altro che freddo sotto porta. Una vittoria importante, ben più del derby, anche se ancora una volta di misura. Seppur migliore sul fronte dei movimenti, il gruppo di Conte ricorda quello di Allegri a Torino in alcuni atteggiamenti durante la gara. Ciò che conta è il risultato ma per fare a meno del gioco occorre poter contare su una rosa invidiabile. Spazio in seguito a Inter-Juventus, spartiacque stagionale.

I bianconeri si prendono la vetta e sfoderano una delle loro migliori prestazioni dall’arrivo di Maurizio Sarri. Una sfida mediatica troppo importante per non condurre alle prime critiche per l’ex comandante bianconero, da sempre onesto con la stampa. Conte conosceva i motivi di tanta esaltazione. Portare così in alto la sua squadra avrebbe fatto guadagnare click da urlo al primo vero tonfo. A dire il vero però qualcosa gli era già stato perdonato. Basti pronunciare due parole: Champions League.

Il pareggio casalingo contro lo Slavia Praga è una ferita che non si rimargina. Soltanto la prodezza di Barella evita uno zero impietoso ma, in termini di equilibrio nel girone, l’Inter ha di fatto perso all’esordio, sia chiaro. A ciò si aggiunge un adattamento milanese di una filosofia spesso sbeffeggiata al nord, quella dell’uscita a testa alta. Prestazione grandiosa, esaltazione generale e infine 2-1 contro il Barcellona, fondo della classifica e tre punti di distanza dalle due favoritissime.

Tutto può ancora succedere ma forse ci si è affrettati a esaltare e condannare alcune squadre, a seconda degli interessi mediatici di turno. Dall’Inter finalmente tornata al Napoli in crisi, seppure lì in alto, con l’Atalanta terza che nessuno considera quest’anno, se non quando un colosso come Zapata è costretto a frenare il passo. Si seguono le correnti dei trend su Google e sui social, sorvolando su analisi alquanto basiche, come quella della rosa nerazzurra.

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La rosa di Antonio Conte

L’esaltazione per Godin è ormai scemata da tempo, anche se nel silenzio generale. L’attesissimo e pagatissimo Lukaku ha segnato appena tre gol, con una media voto del 5.5. Più di lui anche Donnarumma e al suo pari anche quell’Insigne per tutti in netta crisi. Buoni i movimenti ma poca la freddezza sotto porta. Ciò che si dice costantemente di Milik ma non del gigante Romelu. Al suo fianco ci sarà il volenteroso Lautaro Martinez, che rischia ora una deleteria esaltazione in stile Dybala dopo il gol lampo al Barcellona.

E Sanchez? Doveva essere il colpo spacca mercato, quell’affare incredibile in grado di far sognare i tifosi. Rendimento scarno il suo, con un gol e un rosso. Deve ritrovare la giusta forma, ha spiegato Conte, disposto ad attenderlo prima e costretto a farlo ora. Il pessimismo evidenziato dai cileni era giustificato: Sanchez rischia operazione e stop di tre mesi. Per L’attaccante lussazione del tendine perone lungo della caviglia sinistra.