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giuseppe rossi

“È un giocatore fantastico, purtroppo non siamo riusciti a farlo giocare con continuità. Ora è maturato tantissimo. La voglia di riprendermelo c’è sempre”. Anno 2008, conferenza stampa di Sir Alex Ferguson, tecnico del Manchester United, prima della gara di Champions League contro il Villarreal. Nei sottomarini gialli spagnoli milita un giovane calciatore italiano, di origini statunitensi. Si chiama Giuseppe Rossi e Ferguson, uno degli allenatori più bravi mai esistiti, quel ragazzo lo conosce bene. Lo ha cresciuto, plasmato, creato. Gli ha regalato abnegazione, attenzione, applicazione al lavoro. L’ha mentalizzato per diventare un grande. Giuseppe Rossi, per un po’, grande lo è stato davvero. Poi, un destino cinico e bastardo si è ripreso con gli interessi quanto il talento dell’attaccante aveva ‘osato’ portare a termine. Al’indomani di un nuovo, ennesimo inizio, quello di piccolo fenomeno che non vuole smettere di crederci.

Giuseppe Rossi ci riprova, ritorno al Villarreal per ricreare la grandezza

Nome italiano e cittadinanza nostrana ma nascita in America, a Teaneck, nel 1987. Papà allenatore, mamma insegnante, a 12 anni Giuseppe Rossi torna in Italia dopo un’infanzia a stelle e strisce nel New Jersey per inseguire il sogno di diventare calciatore. Lo farà muovendo i primi passi nelle giovanili del Parma. Il ragazzo ha i numeri giusti: seconda punta rapida e immediata, sinistro fatato, grande capacità nel vedere la porta come i compagni. A 17 anni Rossi è ancora troppo piccolo per capire cosa potrà diventare ma il Manchester United vede in lui un predestinato e lo porta in Inghilterra per provare a far brillare definitivamente il diamante grezzo.

L’ABERDEEN DI ALEX FERGUSON

Qui Ferguson dimostra di dargli fiducia nonostante la tenerissima età e con i Red Devils arrivano tante prime volte: l’esordio tra i professionisti nel 2004 in League Cup, quello in Champions League nel 2005, le prime reti ufficiali in Premier League e in League Cup nel corso dello stesso anno e le prime partite da titolare. I Red Devils, bellissima copia di quelli che attualmente paiono diavoletti scialbi e spenti, vantano una concorrenza spiegata, quasi irreale. Nonostante questo Rossi si guadagna spazio, almeno fino alla fine del 2006.

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Nell’anno in questione il Manchester decide di darlo in prestito a un’altra squadra di Premier League, il Newcastle. La League Cup sembra essere una competizione portafortuna, dato che proprio in quella competizione arriva la prima rete con la nuova maglia. In campionato però Rossi non riesce a incidere, gioca solo pochi spezzoni di partita. Così, come un figliol prodigo, decide di tornare eccezionalmente a casa, per aiutare un pericolante Parma a cercare di trovare una salvezza insperata. Insieme alla guida di Claudio Ranieri, Rossi fa intravedere per la prima volta i suoi lampi di classe. I mesi a Parma sono una goduria: in 19 partite segna 9 reti, salva i ducali ed eguaglia un record che durava da anni, quello delle segnature di un Under 20 alla prima stagione in Serie A precedentemente appartenuto a Roberto Mancini.

La favola e i primi infortuni di Giuseppe Rossi

La mezza stagione con il Parma scatena letteralmente il mercato. Giuseppe Rossi è visto come un potenziale fenomeno del futuro e il Manchester United, pur volendo assecondare Ferguson, cerca di ottenere il massimo possibile dal suo Pepito (soprannome che gli affibierà Enzo Bearzot per via della somiglianza con un altro Rossi, Paolo) d’oro. Così, anche per permettere al ragazzo di sbocciare del tutto, l’italo-americano viene ceduto per 11 milioni di euro al Villarreal. In Spagna Rossi vivrà quello che probabilmente risulterà poi essere il momento migliore della sua carriera.

Insieme a Nilmar mette in piedi una coppia d’attacco spettacolare, segnerà 82 in 192 partite ufficiali complessive in tutte le competizioni, punendo i più grandi club d’Europa e conquistandosi – dopo aver fatto benissimo sia con l’Under 21 che con la selezione Olimpica – la Nazionale maggiore. Ferguson, vecchio volpone, non sbagliava: Giuseppe Rossi è un grande giocatore. Fino al 2011 sembra andare tutto per il verso giusto: Rossi è a un passo dalla definitiva consacrazione, ha giocato in Nazionale la Confederations Cup restando fuori per un soffio dal tragico Mondiale 2010, sembra ormai pronto a dominare in lungo e in largo. Come nella maggior parte delle storie più belle, però, alcune ombre devastanti vanno a minare quella che non diventerà più una favola.

La realtà di Giuseppe Rossi inizia a sbriciolarsi nell’ottobre del 2011. Durante la gara persa contro il Real Madrid, infatti, si procura la rottura del legamento crociato del ginocchio destro. I mesi di stop sono 6. Un macigno, certo, che però dopo qualche tempo si sbriciolerà. La Dea Bendata però volta nuovamente le spalle a Rossi durante il periodo post-guarigione: il ragazzo si fa nuovamente male, stavolta in allenamento, rompendosi lo stesso ginocchio di prima e procurandosi un altro stop, stavolta di 4 mesi. Per quasi due stagioni, quindi, Giuseppe Rossi non vedrà mai il campo.

E forse non è un caso che, in contemporanea con la sua caduta, anche il Villarreal – dopo fasti luminosi – crolli verticalmente e finisca in Segunda Division. In soccorso del calciatore arriva, ancora una volta, la madrepatria. Stavolta la squadra italiana che lo acquista ha il nome della Fiorentina. E proprio in maglia viola Giuseppe Rossi vivrà il secondo momento di grande spinta di una carriera mai del tutto decollata.

Paradiso amaro

Acquistato nel gennaio 2013, il ragazzo esordisce con la maglia viola nell’ultima gara di campionato contro il Pescara, rendendosi completamente guarito e a disposizione per la successiva Serie A. L’inizio con gol contro l’Udinese fa ben sperare e infatti Rossi si rivelerà essere poi uno dei protagonisti della Fiorentina per le successive stagioni. Seppur in maniera parzialmente discontinua, l’attaccante darà saggio e sfoggio delle sue immense qualità.

Particolarmente memorabile sarà una sua tripletta contro la Juventus in un Fiorentina-Juve 4-2 siglata il 20 ottobre 2013. “Io ho avuto un paio di infortuni che mi hanno tolto parecchio, ma sono sempre stato in grado di riprendermi e tornare più forte. Ho vissuto lunghi giorni di riabilitazione, uscito alle 9 e tornavo alle 14, affrontando tutto il traffico di New York: è stata la parte peggiore. Non ho mai voluto prendere la strada più facile, non è così che sono stato educato”, ha spiegato proprio il ragazzo in una recente intervista a Sky Sports UK.

La rinascita interrotta

Rossi sembra dunque tornato: dopo aver mancato l’ennesima chance in Nazionale (l’Europeo del 2012) per infortunio, stavolta il pupillo di Sir Alex non ha alcuna intenzione di raccogliere anche i cocci di un rapporto tormentato – non per colpa sua – come quello con la Nazionale. Purtroppo, un ennesimo infortunio spezzerà di nuovo il momentum del ragazzo. Durante il pre-campionato della stagione 2014-2015, infatti, Rossi è vittima di una contrattura muscolare che evidenza un sovraccarico al ginocchio: un infortunio all’apparenza meno grave di quanto possa sembrare, che però lo costringerà a un intervento in artroscopia e a svariati mesi di stop.

Ancora una volta, peraltro, Rossi va incontro a problemi – stavolta di natura muscolare – durante la fase di recupero. Di fatto, l’ex Manchester United salterà tutta la stagione, rientrando durante Torino-Fiorentina del campionato successivo. Le cose a Firenze sono però cambiate: l’esonerato Vincenzo Montella viene sostituito da Paulo Sousa, allenatore particolarmente incline allo spettacolo quanto ai cambiamenti. Giuseppe Rossi viene sostanzialmente ignorato dal nuovo tecnico. E dunque, temendo di perdere l’ennesimo treno con la Nazionale, quello dell’Europeo 2016, decide di abbandonare momentaneamente Firenze per cercare continuità.

Il ritorno in Spagna con il Levante

Rossi ritorna dunque in Spagna, stavolta però al Levante. Lì segna 6 gol ma la squadra non è all’altezza e retrocede a fine stagione. La beffa, peraltro, vede il calciatore escluso dai convocati di Conte per la manifestazione europea. Ritornato alla Fiorentina, viene schierata soltanto nei minuti finali della gara persa in casa della Juventus durante la prima giornata di campionato, venendo ceduto poco dopo ancora in Spagna, in questo caso al Celta Vigo. Ancora una volta, con una forza invidiabile, l’attaccante cerca di contrastare un fato avverso a suon di gol. Il giorno più glorioso, in particolare, si manifesta il 3 aprile del 2017 con un’altra tripletta, questa volta contro il Las Palmas.

Ancora una volta, però, il destino si rivela più cattivo e cinico sottoporta dell’ex Parma. Nella gara successiva, infatti, Giuseppe Rossi vede materializzarsi per l’ennesima volta l’incubo della rottura del legamento crociato, stavolta il sinistro. Di nuovo un’operazione, di nuovo un lungo stop. Un ko che avrebbe ammazzato chiunque. Non lui. Che, per l’ennesima volta, decide di ripartire dall’Italia.

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Non arrendersi, la forza di Giuseppe Rossi

Nel dicembre 2017 viene infatti prelevato dal Genoa. Saranno mesi tormentati: troverà di nuovo il gol, peraltro contro i suoi ex compagni della Fiorentina, verrà però anche punito con una nota di biasimo per una vicenda doping. Rossi sarà infatti trovato positivo alla dorzolamide, un inibitore contenuto nei colliri che il calciatore però non aveva dichiarato, rischiando un anno di squalifica, nonostante il club lo difendesse a spada tratta, in particolare l’allenatore Ballardini (che infatti dirà: “Ho poche certezze nella vita, una di queste è che una persona come Rossi non possa mai assumere certe sostanze”). A fine stagione, nonostante 10 presenze con il Grifone, il calciatore non viene riscattato. Ha ritrovato squadra da pochi giorni poiché, come già accennato, si sta allenando con il Villarreal (dopo averlo fatto, per un lasso di tempo, anche con il Manchester United).

La forza di volontà di Giuseppe Rossi lo pone dunque dinanzi alla possibilità di una nuova rinascita. Per combattere la sfortuna. Per realizzarsi come non è riuscito a fare. E magari anche per dare ragione a Sir Alex Ferguson (“Per me rappresenta una figura paterna, proteggeva sempre i suoi calciatori. E’ sempre bello sentirlo”), che in lui aveva visto un campione. Purtroppo, non sempre i fiori più belli riescono a sbocciare completamente. Ma tu provaci ancora, Giuseppe. Non si sa mai.

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