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Ci sono giocatori che restano nell’immaginario collettivo, e non necessariamente nel bene. Ze Eduardo – noto dalle sue parti anche come ‘Ze Love’ – e non è opportuno chiedere il perché – ne è un esempio. I tifosi di Genoa e Siena, le sue due squadre italiane, preferirebbero dimenticarlo e addirittura alcuni di loro nemmeno se ne ricordano. Lui però è stato in grado di rendersi antipatico anche ai supporters di una squadra in particolare per la quale ‘ha rischiato’ di giocare, il Milan.

Ma andiamo per gradi. José Eduardo Bischofe de Almeida nasce a Promissão, nello stato di San Paolo, in Brasile. È il 29 ottobre 1987 quando viene al mondo, da origini italiane tra l’altro. Il nonno materno proveniva da Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria. Ze Eduardo cresce nel Palmeiras, una delle squadre più titolate del suo Paese, dove esordisce in prima squadra nel 2004 ad appena 17 anni. Ma da lì in poi il ragazzo inizierà una lunga serie di peregrinazioni che lo porteranno a restare nello stesso club al massimo per un solo campionato.

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Ze Eduardo, globetrotter del pallone

In 13 anni di carriera Ze Eduardo giocherà per ben 22 compagini. Si dimena in serie con Portuguesa, Atletico Paranaense, Cruzeiro, Villa Nova, Sport Recife, Gremio, Ferroviaria, Pinheiros-SC, Fortaleza, Sao Caetano, America-MG, ABC e Santos (dove disputerà la migliore stagione in assoluto con 10 gol in 29 presenze). Fino alla chiamata del Genoa nel 2011. Stagione scialba la sua, una delle tante. I liguri lo girano senza pensarci su due volte al Siena, dove in 8 apparizioni riuscirà a segnare il suo unico gol italiano, nel 2012/2013 su rigore contro l’Udinese. Poi però dall’anno successivo la media di una cessione ogni 12 mesi verrà mantenuta ed anzi migliorata. Dal 2014 in avanti infatti indosserà le maglie di Coritiba, Shanghai Shenxin (Cina), Goias, Al-Shaab (Emirati Arabi), EC Vitoria, Figueirense, Faisaly (Arabia Saudita), Oeste e Pahang FA (Malesia), vivendo anche due parentesi da svincolato.

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Non è tanto quanto fatto in campo (o non fatto, decidete voi) ad interessarci, quanto le diatribe alquanto curiose che hanno contraddistinto la carriera di Ze Eduardo. Intanto nella sua relativamente breve presenza nel campionato italiano, va detto che la concorrenza non sembrava chissà quanto feroce. Al Genoa, oltre all’intoccabile Palacio, non è che ci fosse chissà quanta concorrenza fra i timidi Gilardino (solo 4 gol in 14 presenze in quella stagione), Pratto ‘il Cammello’ (sempre 14 partite giocate e 3 gol), il contestatissimo Sculli (17 gare e 3 gol) e l’Airone Caracciolo che già volava basso (12 partite ed un solo gol all’attivo). Completava il quadro un impalpabile Birsa (9 match tutti senza reti).

Eppure né Malesani né Marino né De Canio – gli allenatori che si succedettero in quel campionato – presero mai Ze Eduardo in considerazione. Lo stesso accadde anche al Siena l’anno successivo. Troppo forte la concorrenza dei vari Emeghara, Calaiò, Larrondo, Reginaldo e Bogdani. Gente che ne sapeva evidentemente più di lui.

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“Il Milan mi ha ricattato, da allora non sono più lo stesso”

Finita questa lunga digressione, è tempo di parlare della querelle con il Milan e non solo. Lui stesso dichiarò nell’aprile 2016 di essere stato “ricattato dalla società rossonera”. Avvenne perché al ‘Diavolo’ serviva una punta nel 2012 e la dirigenza meneghina gli disse chiaramente che Bojan Krkic era l’obiettivo principale. “Se non avessero preso l’ex Barcellona, allora avrebbero puntato su di me. Ma io ho rifiutato, non ho voluto cedere a quel ricatto e quindi sono andato al Siena. Questa vicenda compromise anche il mio rapporto con il Genoa, dal quale speravo di ottenere comprensione. Non andò così, da allora la mia carriera è stata influenzata negativamente”. E poi: “Pensare che rifiutai il Werder Brema pur di andare in Liguria, invece da quando sono finito in rossoblu sono diventato un giocatore di m****”.

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Uno spot contro il bullismo

Inoltre ‘Ze Love’ rivendicò anche dei presunti pagamenti mancati da parte di Enrico Preziosi, accusando il suo club di avergli causato una frattura da stress che lo costrinse ad un lungo stop. E non finisce qui: nell’ottobre del 2010, quando giocava per il Santos, i compagni di squadra lo bullizzarono in ogni modo possibile in occasione del suo compleanno. C’è un video che mostra quanto avvenuto, tra un assalto iniziale inizialmente giocoso ma poi divenuto eccessivo, ed un Ze Eduardo che venne successivamente legato ad un palo della porta nel centro di allenamento dei bianconeri. Qualcuno gli schiacciò anche un uovo in testa, per poi spruzzarlo di acqua. Solo un giovanissimo Neymar intervenne in sua difesa. E quello fu l’assist più bello ricevuto in carriera.