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Liverani Ternana
Fonte: http://www.sporterni.it

Il sole, il mare, il vento, il Lecce. Non manca proprio più nulla al Salento, meta turistica tra le più ambite dell’ultimo decennio. Finalmente la squadra nella quale un popolo intero si identifica anima e corpo ha ritrovato un ruolo da protagonista in serie A. Sette anni di assenza, segnati da vicissitudini calcistiche e societarie, terminati lo scorso maggio con la seconda promozione consecutiva (dalla terza alla massima serie in due stagioni).

MARCO MANCOSU, IL PRINCIPE DEI RIGORI DEL LECCE

Un doppio salto storico, capace di far riesplodere l’entusiasmo della gente, spiazzando un po’ di tutti in quanto a precocità. Oggi la matricola guidata da Fabio Liverani può guardare fiduciosa ai prossimi impegni. Soprattutto dopo aver già affrontato avversarie del calibro di Inter, Torino, Napoli, Roma, Atalanta, Milan e Juventus. Ora i punti varranno doppio nella corsa a una salvezza che avrebbe del miracoloso.

Lecce, il mondo ribaltato

Un calendario sulla carta proibitivo, che ha vissuto il suo momento clou nella doppia sfida a Milan e Juventus nel giro di sei giorni. Dopo le prime 9 giornate tuttavia, il Lecce ha totalizzato 8 punti. Assolutamente in linea con l’obiettivo stagionale. Sorprendente, ma fino a un certo punto. Perché soprattutto le ultime due sfide hanno mostrato il vero volto di una squadra in grado di sopperire al minor tasso tecnico e di esperienza con organizzazione tattica e spirito “garibaldino”. Non rinuncia però ai principi di gioco che Liverani è stato in grado di infondere da quando poco più di due anni fa era subentrato al dimissionario Rizzo.

A LECCE STA TORNANDO IL SOLE

Una vita fa, quando i salentini arrancavano in serie C alla disperata ricerca del modo più veloce di tornare a respirare aria di grande calcio. Sabato scorso in un “Via Del Mare” gremito in ogni ordine di posto, di fronte agli otto volte campioni d’Italia, i padroni di casa hanno dovuto sudare per portare a casa un punto pesantissimo in ottica futura. Eppure, nonostante l’evidente differenza di cifra tecnica tra le due squadre, il Lecce è riuscito a ribattere colpo su colpo agli avversari, riuscendo laddove perfino l’Inter aveva fallito.

100 minuti di battaglia nei quali il possesso fatto registrare è stato il più basso sin qui (31%). Così come i dati relativi ai palloni recuperati (58, peggio soltanto con Inter e Napoli dove erano state 55) e duelli vinti (40.88%). Per intenderci comunque superiori a quelli relativi alla gara interna persa con il Verona a settembre. Anche nelle sostituzioni effettuate, elemento fondamentale nel calcio moderno, l’ex centrocampista di Perugia, Lazio e Fiorentina ha mostrato coraggio. Ha infatti inserito nel finale Rispoli, più offensivo rispetto a Meccariello .

Organizzazione e conoscenza

Quattro difensori, un mediano di governo e due di corsa, un trequartista, due attaccanti. Per la seconda gara consecutiva in campo con il 4-3-1-2, il Lecce pare aver trovato il proprio assetto tattico, favorito dal lavoro in fase di non possesso svolto dalle punte e soprattutto da Mancosu, pedina essenziale in grado di offrire molteplici soluzioni in base ai compiti che gli vengono assegnati. I salentini prediligono lasciare l’iniziativa alla squadra avversaria, difendendo dalla propria metà in campo in giù. Una volta recuperata palla, il gioco corre veloce e in verticale, come dimostra il dato relativo al possesso medio a partita fermo al 39.26% (19,10 minuti).

Interessante la statistica riguardante i tiri effettuati verso la porta (su 83 tiri totali, 40 risultano nello specchio), con un 1.35 di xG leggermente più alto delle reti effettivamente realizzate (1.11). Numeri esemplificativi di come un gruppo di giocatori affiatato e ben guidato possa ben figurare anche al cospetto di vere e proprie corazzate. Nonostante il divario economico e di conseguenza tecnico, non può essere un caso che tutte le tre neopromosse siano ancora attaccate al gruppo in piena bagarre salvezza alla vigilia della decima giornata. L’organizzazione a volte fa la differenza e il Lecce non fa eccezione. Fino a prova contraria evidentemente, quando potrebbero bastare alcuni episodi sfavorevoli a mandare a monte tutti i piani. Perché, purtroppo o per fortuna, il calcio non è solo una questione di numeri.

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Nato nel '85, pugliese purosangue. Portalettere nella vita, mi piace assemblare (le lettere), scrivendo di calcio nei suoi risvolti più nascosti e raccontare le storie di chi fatica e suda lontano dalle luci dei riflettori. Maidirecalcio.com mi aiuta a immaginare ciò che poteva essere e non è stato, senza rimpianti.