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daniel maldini
Fonte: Twitter

Cesare, Paolo e ora Daniel. La dinastia Maldini non è finita. Ancora al Milan, ovviamente. Lo abbiamo già conosciuto, precisamente il 24 luglio scorso: prima di ICC contro il Bayern Monaco, Giampaolo lo schierò dal primo minuto. Di nuovo un Maldini in campo con la maglia rossonera dopo dieci anni dall’ultima volta. Un’emozione incredibile per gli appassionati di calcio e non solo per i tifosi del Diavolo.

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Una prestazione interessante ed esaltata anche da giornali e tv. Come se portare un cognome del genere non fosse già abbastanza. La pressione è enorme, ma il ragazzo sembra davvero avere la stoffa giusta. E no, il DNA non c’entra, almeno non nel calcio. Basti pensare, per rimanere in tema Milan, a Ricardo Kakà e Digao, fratelli per caso. Anzi, un esempio ancor più facile è Christian Maldini, il primogenito di Paolo: il suo percorso in rossonero si è fermato alla Primavera, ora è svincolato.

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Nel nome del padre

Christian era un difensore, proprio come nonno e papà. Daniel invece è un trequartista o comunque un giocatore offensivo. Ha estro, fantasia e un’ottima tecnica – ma quella non mancava nemmeno a Cesare e Paolo. Già nel giro della Nazionale Under 19, il classe 2001 ora è la stella della squadra Primavera, allenata da Federico Giunti, attualmente nel campionato di Serie B. In un gruppo senza particolari talenti, la sua luce diventa ancor più evidente. Oggi ha segnato una doppietta allo Spezia in Coppa Italia.

Un calciatore offensivo quindi, e anche uno specialista delle punizioni. Ne ha segnate diverse nella sua brevissima carriera. Questo sottolinea ulteriormente quanto sia diverso dal punto di vista tecnico dal padre o dal nonno. Non lo è, invece, sul piano fisico. Non è un sosia di Paolo ma quasi; fanno particolarmente impressione invece le movenze, proprio in linea con lo stile Maldini. Quel 24 luglio, infatti, vederlo giocare ha riportato alla mente tanti bei ricordi ai tifosi milanisti. Che ora, a qualche mese di distanza, non se la passano benissimo.

In così tanto caos, è giusto che Daniel non venga coinvolto. Piuttosto, meglio tenerlo in Primavera a completare il suo normale processo di crescita. Per il debutto in partite ufficiali ci sarà tempo, perché come detto il talento c’è, va solo curato in ogni minimo dettaglio. Dovrà lavorare tanto per migliorare sotto ogni aspetto, soprattutto su quello fisico, dove appare ancora un po’ carente. Ma parliamo di un ragazzo di 18 anni che ha tutta una carriera davanti. E se gli servirà qualche consiglio, gli basterà aspettare ora di cena.

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