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Una regressione calcistica certificata. Roma-Napoli mette in mostra ciò che il primo posto in Champions League nasconde. La squadra di Carlo Ancelotti ha interrotto bruscamente il suo processo di crescita ormai da tempo. Dopo un anno di sperimentazione tutto sommato positiva, la seconda stagione con l’allenatore di Reggiolo doveva essere quello decisivo. Il Napoli partiva da una base solida, un allenatore confermato (unica tra le big) e una campagna acquisti ben precisa.

A parte James Rodriguez, la società ha assicurato ad Ancelotti le pedine richieste. Manolas, Di Lorenzo, Elmas, Lozano e Llorente, per aumentare l’esperienza e la qualità della rosa. Svolta decisiva? Niente di tutto ciò. Gli acquisti sembrano non adatti alla filosofia di gioco, la difesa appare sempre più sbiadita e il secondo anno di Ancelotti è sempre più simile a quello vissuto al Bayern Monaco. Stessi difetti strutturali, stessa mancanza di carattere e una sperimentazione che non porta a risultati concreti. Depauperata l’eredità di Guardiola, ora l’allenatore del Napoli sembra aver cancellato definitivamente anche quella di Sarri.

Napoli sbiadito e mai convincente

Il Napoli non convince, abbozza calcio solo per reazione e non sembra mai padrone del gioco. La filosofia di gioco voluta da Ancelotti sembra sempre meno compatibile con le caratteristiche dei calciatori. Lo stesso Lozano mostra al suo ingresso di essere un esterno di grande qualità e non la punta che l’allenatore crede di avere. Un centrocampo privo di Allan che arranca in fase difensiva e non riesce mai ad interpretare al meglio i principi di gioco richiesti ma che forse sono impraticabili. Una sperimentazione eccessiva che snatura i calciatori e che inconsciamente crea malcontento.

Proprio il centrocampo, dove Ancelotti ha voluto imprimere maggiormente la sua filosofia, sembra il reparto più in difficoltà. La costruzione mai fluida e senza filtro annebbiano le qualità di Fabian Ruiz e costringono Zielinski a tenere palla fino all’ossessione. Una squadra che vive di giocate singole e in balia di qualcosa in cui non credono. Il Napoli è sbiadito, psicologicamente sottotono e mai consapevole delle proprie qualità.

NAPOLI, IL DUBBIO ZIELINSKI

Dopo undici giornate di campionato il Napoli si ritrova sesto a pari punti con Lazio e Cagliari. Peggior partenza in serie A dal 2011. In 90 minuti all’Olimpico il Napoli reagisce solo dopo un rigore parato da Meret. Ennesimo segno di una tenuta psicologica poco solida e che si affida all’istinto. Una squadra che ancora una volta riesce ad essere pericolosa (un traversa e un palo) solo con giocate dei singoli (Mertens nel primo tempo, Lozano nella ripresa), senza mai avere quella fluidità (o liquidità) cercata da Ancelotti fin dal primo giorno a Napoli.

Roma Napoli, il capolavoro di Paulo Fonseca

Disarmante la supremazia tattica orchestrata da Paulo Fonseca, linee strette e un 4-1-4-1 che esalta gli stessi calciatori giallorossi. Il simbolo della rinascita è Javier Pastore, mai così “cattivo” in campo e autore di una prestazione di intensità e continuità che non ha precedenti. L’argentino inventa calcio, pressa, aiuta la squadra e incide anche in fase difensiva. Undici palloni recuperati dall’ex PSG. Da calciatore perennemente in vendita a gioiello prezioso nel momento più complicato.

Tormentato dagli infortuni e arrivato a Roma dopo l’ennesima rivoluzione, Paulo Fonseca ha rivitalizzato la rosa a disposizione e ha adattato il suo calcio alle caratteristiche degli uomini che può schierare. Una lezione importante quella dell’allenatore portoghese ad Ancelotti. L’ex Shakhtar schiera Mancini nel ruolo di mediano e rischia con Cetin titolare. Senza dimenticare Veretout, protagonista di un secondo tempo sontuoso oltre al rigore realizzato. Azzardi vinti e certezze confermate anche grazie allo spirito di gruppo che sembra animare lo spogliatoio.

POCO DIAVOLO E MOLTO LUPO: CHRIS SMALLING SI È PRESO LA ROMA

La Roma arriva sempre prima sulle seconde palle, lotta, sbraita e sfodera sprazzi di grande gioco. Al contrario del Napoli, i calciatori della Roma credono nel proprio allenatore e nei suoi principi. È questa la differenza netta avvertita all’Olimpico. Zaniolo, in gol da tre partite consecutive, sembra aver trovato la continuità che mancava. Smalling è tra i migliori nel suo ruolo. Dzeko un autentico trascinatore per i giallorossi. La Roma supera la prova del nove e ora, nonostante le assenze, può davvero pensare alla Champions League.