SHARE
Davide Massa arbitro
Fonte: Twitter @AiaCastello
Davide Massa arbitro
Fonte: Twitter @AiaCastello

Il razzismo in Serie A continua ad essere un problema molto grave. Si torna a discuterne in questi giorni dopo gli episodi in Roma-Napoli e Verona-Brescia. Nel primo caso, Rocchi aveva sospeso la gara per qualche minuto (ripresa grazie anche all’intervento di Dzeko); nel secondo, invece, a fermare la gara ci ha pensato la vittima stessa, cioè Mario Balotelli, che ha prima scagliato il pallone in Curva e poi ha minacciato di uscire dal campo.

RAZZISMO A VERONA: FURIA BALOTELLI, VOLEVA USCIRE DAL CAMPO

Ma cosa prevede il regolamento? La FIGC si è ritrovata costretta a rivedere le norme sulla discriminazione dopo l’episodio che ha coinvolto Kalidou Koulibaly nel giorno di Santo Stefano del 2018 in un InterNapoli a San Siro. Da lì l’atteggiamento degli arbitri, fino ad allora accusati di avere poco coraggio di fermare le partite, è cambiato. O meglio, sarebbe dovuto cambiare. Non sempre, infatti, questo succede, anche se quest’anno, a partire da Dalbert in Atalanta-Fiorentina, qualcosa è effettivamente migliorato. Andiamo a vedere qual è il regolamento per queste situazioni.

Razzismo, il regolamento della FIGC

  1. Sono consideri comportamenti discriminatori: striscioni, scritte, simboli e cori di discriminazione per motivi di razza, colore, religione, lingua sesso e origine territoriale. Quindi il riferimento non è soltanto ai famosi buu razzisti, ma a molto di più.
  2. Chi decide se sospendere la partita: sarà il responsabile dell’ordine pubblico ad avvisare l’arbitro che va sospesa la partita. E toccherà anche a lui dare il via libera alla ripresa del match. Nessuno può prendere il suo posto in questa decisione.
  3. Il ruolo dell’arbitro: il direttore di gara non è incaricato di rilevare manifestazioni discriminatorie ma può segnalarli al responsabile dell’ordine pubblico qualora dovesse percepirle in prima persona. Prenderebbe in mano la situazione solo se questa figura e quella del Procuratore Federale dovesse mancare, ma in ambito professionistico una cosa del genere non può succedere.
  4. Se si può arrivare alla sospensione definitiva della partita: sì, ma soltanto se il tempo di sospensione temporanea dovesse raggiungere i 45 minuti. In quel caso, l’arbitro può dichiarare concluso il match. Un caso che, fino ad oggi, non si è mai verificato poiché le sospensioni durano sempre molto poco.
  5. Le sanzioni in caso di interruzioni: su questo non ci sono novità. Multe, chiusura di un settore, squalifiche del campo o porte chiuse. In casi estremi, ma veramente molto estremi, c’è la non ammissione al campionato, ma è chiaro che parliamo di situazioni impossibili o quasi.

IL NAPOLI REGREDISCE, LA ROMA CRESCE: FONSECA STENDE ANCELOTTI