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grosso brescia
Fonte: Twitter

Dopo la sconfitta contro l’Hellas Verona, Massimo Cellino ha deciso di cambiare allenatore per il suo Brescia. A prendere il posto di Eugenio Corini, colui che ha riportato le Rondinelle in Serie A, è Fabio Grosso.

Un’occasione importante per lui. Ha rescisso il contratto col Verona, che ha allenato lo scorso anno prima dell’esonero a maggio, per accettare questa chiamata; sarà la prima esperienza per lui in Serie A. Dovrà gestire una situazione difficile perché il Brescia non se la passa benissimo. Fino ad ora Corini era riuscito a far giocare bene i suoi, ma non ha ottenuto risultati. Così Cellino ha deciso di cambiare, forse un po’ troppo frettolosamente. Dopo aver fatto dei tentativi con Diego Lopez e Cesare Prandelli, alla fine la scelta è ricaduta su Grosso.

COME CAMBIA IL BRESCIA CON GROSSO

La carriera da allenatore di Grosso

Come già anticipato, per l’ex terzino sinistro è la prima avventura in assoluto nella massima serie da tecnico. Ha iniziato in questa nuova veste nel 2013, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo l’anno prima. E ha comunicato proprio dove aveva finito, dalla Juventus, come allenatore in seconda della squadra Primavera. Nel 2014 è diventato capo allenatore e due anni dopo ha vinto il prestigioso trofeo del Viareggio.

Nello stesso anno è arrivato in finale di Coppa Italia Primavera e Campionato Primavera, ma le ha perse entrambe, rispettivamente contro Inter e Roma. Dopo pochi mesi arriva la prima grande chiamata: il Bari, quindi la Serie B. Raggiunge i play-off ma viene eliminato dal Cittadella. A fine anno rescinde e va all’Hellas Verona: viene esonerato a inizio maggio, la squadra arriverà poi lo stesso ai play-off e li vincerà con Alfredo Aglietti in panchina (sostituto poi dall’attuale Ivan Juric).

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Campione del Mondo

Grosso da calciatore ha toccato il punto massimo con la vittoria del Mondiale nel 2006 con l’Italia. E da protagonista, con la rete allo scadere nella semifinale contro la Germania e l’ultimo rigore in finale. Prima di quel momento aveva fatto bene a Perugia, grazie all’intuizione di Serse Cosmi di metterlo sulla fascia (fino ad allora giocava trequartista), e poi al Palermo, tanto da meritarsi la convocazione per il campionato del mondo in Germania di Marcello Lippi. Dopodiché la sua carriera è stata tutta in crescendo.

Proprio al termine di quel Mondiale passò all’Inter per circa 6,5 milioni, ma la stagione non va benissimo. Infatti l’estate successiva si trasferisce al Lione per 7,5 milioni: lì ha trovato una buona continuità di prestazione e aggiunge titoli importanti al suo Palmares, fra cui lo storico settimo titolo consecutivo della squadra (con gol decisivo contro lo Strasburgo). Resta in Francia per un altro anno prima di rientrare in Italia, alla Juventus. Tre anni, tantissimi bassi e pochissimi alti, infine l’addio nel 2012 e, qualche mese dopo, il ritiro.

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