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Romelu Lukaku

Sembrerà strano, ma anche l’Inter di Antonio Conte ha il suo paradosso. Sì perché l’immagine di una squadra letteralmente “ai piedi” di Romelu Lukaku, cozza con quella fastidiosa diffidenza che ancora aleggia attorno all’attaccante belga. Poco considerato nell’immaginario collettivo a dispetto dei suoi numeri da record. Non sono bastate evidentemente le 9 reti in 11 partite di campionato a dissipare i dubbi. Neanche per far dimenticare quel Mauro Icardi che proprio in questi giorni sembra vivere la sua luna di miele del gol sotto la Torre Eiffel.

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L’opaca prestazione offerta nella sconfitta in Champions League al Signal Iduna Park di Dortmund, pare aver rimesso tutto nuovamente in discussione. L’umore nero di parte della tifoseria dopo una sconfitta che rischia seriamente di risultare fatale in ottica passaggio del turno, genera considerazioni e opinioni che il giudizio del campo sta contribuendo a smentire. Insomma, è davvero possibile discutere un giocatore in grado di lasciare il segno in ognuna delle sue esperienze passate e approcciare così bene il calcio italiano?

Come lui solo il Fenomeno

Ancora a secco in Europa – tra Slavia Praga e doppia sfida al Borussia Dortmund, dopo aveva saltato la partita con il Barcellona per infortunio – Lukaku sta frantumando ogni record in campionato dove ha messo a segno 9 gol nelle prime undici partite. Un ritmo forsennato e unico nella storia dell’Inter. Per trovare l’unico attaccante del passato capace di stargli dietro, bisogna tornare a Ronaldo il Fenomeno. Un paragone illustre e al tempo stesso azzardato per molti, soprattutto considerando il valore assoluto dei due giocatori. Diversi quasi in tutto. Molto simili rispetto al numero di reti segnate. Nonostante un’estate tormentata e una preparazione approssimativa, l’impatto dell’ex Manchester United con la serie A è stato devastante. Un rendimento che a detta dei ben informati sarebbe addirittura condizionato da qualche problema fisico.

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Il gol al Lecce all’esordio (nemmeno il Fenomeno ci era riuscito), quello al Cagliari alla seconda giornata, nel derby con il Milan a suggellare un successo ancora più netto del 2-0 finale, i due al Sassuolo nel momento di maggiore difficoltà dopo un periodo di appannamento, i quattro decisivi con Parma, Brescia e Bologna. Sei reti nelle ultime quattro. Realizzazioni in grado di imprimere un discreto cambio di passo dopo la sconfitta interna di inizio ottobre contro la Juventus nella quale era venuta fuori tutta la differenza rispetto all’attuale capolista. In campionato Lukaku viaggia a una media di 0.86 gol a partita, 2.47 tiri in porta e 0.68 xG, 2.19 dribbling riusciti (43,5%), 23.97 duelli vinti (36,1%). Numeri inequivocabili, accompagnati dal dato sugli intercetti palla (1.62), a testimoniare l’assoluta centralità nel progetto tecnico di Conte, suo principale sponsor la scorsa estate.

L’altra faccia della medaglia

Il quadro cambia radicalmente in campo europeo, dove un suo gol manca ormai dal 6 marzo 2019, giorno della doppietta al PSG. Zero reti e zero assist in 236 minuti complessivi disputati, con 0.76 di tiri a partita ma nessuno nello specchio della porta avversaria e addirittura 0.21 di xG. Interessante notare come diminuiscano sensibilmente, rispetto a quanto accade in campionato, anche dribbling (0.76), duelli vinti (22.88) e palloni intercettati (0.76).

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In questo senso, proprio la partita di Dortmund è stata la peggiore. Evidentemente le difficoltà dell’Inter nel secondo tempo hanno finito col coinvolgere anche Lukaku, per la verità poco brillante anche nei primi 45 minuti. Ad esclusione del dato sui passaggi (7/11 portati a termine), fanno riflettere i 7 duelli vinti su 26 e le 9 palle perse totali, di cui ben 6 nella propria metà campo. Due facce della stessa medaglia. Anche se appare chiaro che certi numeri siano diretta conseguenza di un atteggiamento generale della squadra che si riflette evidentemente sugli attaccanti.

Tuttavia c’è chi la pensa esattamente all’opposto, identificando proprio le punte come i giocatori attraverso i quali è possibile impostare le partite in un determinato modo. Difficile stabilire con certezza dove stia la verità, molto più semplice attendere le prossime partite per esprimere un giudizio il più possibile oggettivo sulla bontà di quello che resta l’investimento più oneroso della storia del club nerazzurro.

Romelu Lukaku numeri