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roberto gotti
Fonte: Twitter

Lunedì 4 novembre 2019. Sulle tribune del “Paolo Mazza” di Ferrara, fra gente comune, operatori di mercato, giornalisti e addetti ai lavori, c’è anche un uomo brizzolato e ben distinto. In pochi, siamo certi, l’avranno riconosciuto perché Luca Gotti è da sempre una persona schiva e riservata che non ama le luci dei riflettori. Non è lì solo per piacere ma soprattutto per lavoro. Sta studiando da vicino i suoi prossimi avversari in quella che sa tanto di sfida salvezza tra Udinese e SPAL, in programma in Friuli il prossimo fine settimana.

Proprio lui che, soltanto un giorno prima, davanti alle telecamere aveva pronunciato parole tutt’altro che banali, in totale contrapposizione con il calcio di oggi. Frasi che dovrebbero far riflettere su cosa sia realmente diventato il mondo che gravita attorno al gioco più seguito del pianeta. Quello in cui apparire può valere più di ogni altra cosa, dove pur di sedere su una panchina si è disposti a tutto, ma non si è mai preparati al cospetto di persone del genere.

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Come vuole la proprietà

Non voglio fare il primo allenatore, non mi interessa la fama e i soldi non sono una mia priorità”. Parole forti, ma al tempo stesso limpide come l’acqua e intrise di onestà intellettuale. Al servizio dell’Udinese, come lui stesso ha più volte ribadito, Gotti sarà dunque in panchina anche con la SPAL. Sarà stato per via del convincente successo ottenuto a Marassi contro un’altra diretta concorrente come il Genoa, oppure perché la società dei Pozzo non è ancora riuscita a trovare comunione di intenti sul tecnico da prendere; la risposta non la sappiamo al momento.

Fatto sta che il cinquantaduenne veneto pare averci preso gusto dopo aver pilotato da bordo campo i suoi attuali giocatori già lo scorso 20 ottobre in occasione di UdineseTorino, partita vinta di misura dai friulani. Sei punti in due partite direbbe qualcuno, ma guai a farglielo notare. Vi risponderebbe che è il lavoro settimanale d’equipe ad aver reso possibile il raggiungimento del risultato. Eppure sono bastati cinque giorni per cambiare il destino di Igor Tudor (11 gol subiti tra Roma e Atalanta) e orientare la proprietà verso altre scelte. A nessuno però è venuto in mente di discutere il suo operato e così, in continuità con il passato, Gotti ha impostato la squadra con il solito 3-5-2, ricavando il massimo dai suoi uomini in termini di tenuta mentale. Non era facile lasciarsi alle spalle tutto quanto e tornare a focalizzarsi sull’obiettivo, ma è quello che è accaduto.

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Sempre un passo indietro

Un passo indietro a tutti, mille avanti a tanti professionisti in cerca d’autore. Per dirla alla Galliani, Gotti non avrà certamente il physique du role dell’allenatore accattivante, incarnando viceversa l’esatto opposto dello stereotipo del tecnico moderno. Normalità contro teatralità, due mondi opposti che tuttavia hanno bisogno l’uno dell’altro. Ecco spiegato il motivo per cui la figura del vice, quasi sempre caratterialmente diverso, assume sempre più peso e importanza all’interno di una squadra. Fidato collaboratore, abile stratega, collante tra staff tecnico e spogliatoio.

Ogni grande allenatore ha al suo fianco un grande vice, quello del quale non si parlerà mai abbastanza. C’è chi ne ha fatto una filosofia di vita e costruito un’invidiabile carriera (il caso di Mauro Tassotti resta in questo senso il più emblematico), conscio del fatto che anche un ruolo apparentemente di secondo piano potesse trasmettere emozioni. Avrebbe potuto seguire Maurizio Sarri alla Juventus dopo aver fatto parte del suo staff nel Chelsea soltanto qualche mese prima, ma le cose non sono andate come probabilmente Gotti si aspettava. E così, senza rancore né rimpianto, ha scelto il bianconero dell’Udinese dopo i tanti anni tra Parma e Bologna al fianco di Roberto Donadoni. Spessore morale, discrezione, competenza. Non è mai troppo tardi per il grande salto. In bocca al lupo.

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Nato nel '85, pugliese purosangue. Portalettere nella vita, mi piace assemblare (le lettere), scrivendo di calcio nei suoi risvolti più nascosti e raccontare le storie di chi fatica e suda lontano dalle luci dei riflettori. Maidirecalcio.com mi aiuta a immaginare ciò che poteva essere e non è stato, senza rimpianti.