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Calderon Napoli
Calderon Napoli la punta argentina acquisto sciagurato nel 1997 1998 FOTO Twitter

L’accostamento Calderon Napoli è di quelli in grado di non fare dormire i tifosi azzurri la notte. L’argentino costò tanto e non fece mai gol nella sua parentesi.

Il nome di Josè Luis Calderon dirà poco alle nuove generazioni. Ma chi non è un millennial e conserva un pò di memoria storia certamente avrà reagito con un sorrisetto divertito. O di amarezza se è il Napoli la propria squadra del cuore. Sotto al Vesuvio accadde di tutto nella sciagurata stagione 1997/98 che ebbe il proprio tristissimo epilogo con la retrocessione in Serie B. E nel viavai che portò ben quattro allenatori ad avvicendarsi sulla panchina azzurra (Mutti, Mazzone, Galeone e Montefusco, n.d.r.) nessuno dei giocatori si salvò dai giudizi negativi, tranne qualche rara eccezione. Di quel Napoli che fu la prima squadra di calcio italiana in assoluto ad essere sponsorizzata da Nike faceva parte anche il misconosciuto Calderon, per l’appunto. Di ruolo centravanti, in patria lo avevano accostato con convinzione a Batistuta e Balbo.

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Calderon Napoli, in azzurro sulle orme di Batistuta

E puntuali erano arrivate anche cinque convocazioni dall’allora commissario tecnico dell’Argentina, Daniel Passarella, che lo chiamò per la Coppa America di Bolivia 1997. Ma un litigio tra i due sancì anzitempo la fine dell’esperienza in nazionale per Calderon. Nato a La Plata il 24 ottobre 1970, ‘el Caldera’ si era fatto notare in patria per un ottimo andamento tenuto in tre anni con l’Estudiantes (dal 1992 al 1995) più altri due all’Independiente. In totale Calderon totalizzò 180 presenze in campionato con ben 75 gol, per una media davvero molto buona. Ma in un calcio argentino che era ben diverso anche da quelli che sono gli standard attuali. Senza considerare che anche la Serie A era tutt’altra cosa. Nonostante tutto Corrado Ferlaino e Gigi Pavarese, rispettivamente presidente e direttore sportivo di quel Napoli, vollero scommettere su quel 27enne argentino il cui biglietto da visita era notevole. Da Via Vicinale Paradiso partì un assegno di 7 miliardi e mezzo, sufficienti a portare Josè Luis Calderon al Napoli.

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La dura realtà: mai un gol neppure nelle amichevoli

E che Napoli. In quella squadra del tutto mal costruita c’erano “il difensore forte e statico come una quercia” Prunier, Igor Protti, un giovane Claudio Bellucci che fu l’unica nota lieta di un anno da incubo, gli esperti Pino ‘Batman’ Taglialatela, Fabio Rossitto e Francesco Turrini, poi un certo Roberto Fabian Ayala, il navigato Massimiliano Esposito, qualche altro buon mestierante del pallone come Luca Altomare e Raffaele Longo e poi tanti altri elementi che è impossibile bollare come positivi, come Massimilano Allegri, Reybald Pedros, Marco Zamboni, Giuseppe Giannini, Aljoša Asanović, Damir Stojak, Raffaele Sergio e Mauro Facci. Il fatto che Calderon non sia riuscito ad imporsi la dice lunga. In totale giocò solamente 6 partite, senza nessun gol. Neppure nelle amichevoli. Di lui ci si ricorda solamente per una furibonda lite in campo con Bellucci per via di un calcio di rigore da tirare al ‘Dall’Ara’ contro il Bologna. Si impose l’attaccante romano, e con un atteggiamento niente affatto amichevole. Per poi sparare alto dagli 11 metri. Il Napoli quella partita la perse per 5-1.

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“Anche a Maradona servì del tempo”

In inverno Calderon tornò all’Independiente, per appena 2 miliardi. Va detto che in patria e con le maglie anche dei messicani di America ed Atlas ha mostrato poi delle cose buone. L’ex Napoli ha giocato pure con l’Arsenal Sarandì in particolare, lasciando un ricordo positivo. Dal 1998 queste, l’Argentinos Juniors e le solite Independiente ed Estudiantes furono i suoi club di militanza, con gli ultimi calci dati al pallone nel 2010 col Defensores de Cambaceres, compagine in cui iniziò la carriera nelle giovanili. Di lui si ricordano anche per un gol segnato da centrocampo nel 1998 contro il Boca Juniors, oltre che per una tripletta nel derby Estudiantes-Gimnasia nell’ottobre 2006. Quando lasciò per sempre l’Italia, un comunque orgoglioso Calderon disse: “Anche ai più grandi ci è voluto del tempo. Crespo, Balbo, Batistuta hanno impiegato almeno 6 mesi per imporsi. Pure Maradona nel suo primo anno al Napoli ebbe difficoltà. Io invece sono stato bocciato subito”. Ipse dixit.