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ancelotti benitez

Criticati e sottovalutati. Prima Rafa Benitez ora Carlo Ancelotti, per confermare un’abitudine che a Napoli sta diventando sempre più regola. Chi arriva nella società azzurra con un curriculum di spessore, viene inghiottito dall’ambiente e dalle polemiche. I modi pacati, le maniere gentili non accendono l’ambiente. Netta e quasi imbarazzante la differenza con Walter Mazzarri e Maurizio Sarri, allenatori sanguigni, capaci di trasmettere emozioni forti e idolatrati dal pubblico. La cattiveria agonistica della squadra allenata da Mazzarri è un ricordo nitido in tanti tifosi, così come la straordinaria macchina costruita da Sarri che ha sfiorato l’impresa dello scudetto.

Le differenze tra Ancelotti e Benitez

Due diverse tipologie di allenatori, due modi di intendere il calcio in maniera differente. Benitez e Ancelotti, persone di progetto, aziendaliste e rispettose della società amate ancora a Liverpool e Milano, Sarri e Mazzarri, istintivi, decisi che hanno visto Napoli come un trampolino di lancio ideale della propria carriera. E se fosse questa la reale dimensione della piazza azzurra? I risultati parlano più delle parole: per non farsi fagocitare dall’arena azzurra bisogna avere fame, mentre Benitez e Ancelotti sono sembrati sazi di vittorie. Napoli è una dimensione unica che mette a dura prova anche allenatori titolati.

Napoli, cronistoria di una crisi profonda

Eppure una differenza tra Ancelotti e Benitez c’è. Lo spagnolo ha rifondato una squadra in cui i suoi uomini sono diventati senatori (oltre ad aver vinto due titoli), la vena di allenatore manager di Ancelotti corre il rischio di fallire, senza esaltare Hirving Lozano o Eljif Elmas, spegnendo Fabian fuori ruolo . A sorpresa chi brama di ripartire proprio dall’allenatore di Reggiolo è il Milan, prossimo avversario del Napoli.

Dopo numerosi tentativi di progetti a lungo termine, il sogno proibito di Maldini e Boban sarebbe quello di scegliere Ancelotti come uomo simbolo della rinascita del club rossonero. Un interesse che evidenzia ancora di più il paradosso di Napoli che condanna chi arriva con un curriculum troppo pesante senza tener conto delle tante variabili che rendono così avvincente il gioco del calcio.–

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