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jeremie boga

“Non dribbla un avversario da tre anni”. La frase pronunciata da Fabio Capello a proposito della scarsa vena di Cristiano Ronaldo in questo ultimo periodo ha fatto certamente discutere e ci è assai utile per entrare in argomento. Perché è proprio quando un dribblatore si trasforma in giocatore totale capace di fare la differenza anche dal punto di vista realizzativo, che la questione inizia a farsi interessante. Ecco perché il caso di Jeremie Boga – 3 gol nelle ultime cinque partite disputate con il Sassuolo – intriga ma soprattutto segna con ogni probabilità il punto di svolta della giovane carriera dell’ex Chelsea, da sempre considerato un potenziale crac.

Croce e delizia

Croce e delizia del suo allenatore, Boga sembra aver finalmente imboccato la strada giusta per realizzare il tanto atteso salto di qualità in chiave futura. Il talento del resto, non gli è mai mancato. Semmai è proprio la continuità la caratteristica che più di ogni altra ancora inseguiva. Chissà che una volta trovata, non scateni tutto il potenziale che tutti unanimemente gli riconoscono. Non più soltanto funambolo del dribbling fine a se stesso dunque, ma vero e proprio uomo in più del Sassuolo di De Zerbi, opera incompiuta ancora in cerca della sua massima espressione. Proprio come il classe ’97 già ex, oltre ai Blues londinesi, di Rennes, Granada e Birmingham.

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Il tecnico bresciano ha lavorato tanto su questo aspetto. A volte bacchettando pubblicamente il suo giocatore, con l’intento di tirarne fuori il carattere necessario per migliorarsi anche in fase di non possesso. “Boga è quello che voglio sul gol – aveva detto dopo Sassuolo-Inter dello scorso 20 ottobre – ma se poi quando va in pressing viene saltato come se il risultato non contasse, con me sta fuori sempre”. Per la cronaca, quel giorno l’ivoriano in 43 minuti disputati aveva segnato un gran gol. Era riuscito nel 71% dei passaggi effettuati, 43% di dribbling riusciti e nel 42% di duelli vinti (fonte Wyscout.com). Non male per qualcuno, meno che per De Zerbi, per il quale avevano evidentemente pesato di più le 5 palle perse (due delle quali nella propria metà campo) e l’unica recuperata su quattro nella metà campo avversaria.

Jeremie Boga, alla ricerca della continuità

Escluso dal match con l’Inter, seppur reduce dalle non esaltanti prove offerte contro Parma e Atalanta, a inizio campionato Boga veniva spesso utilizzato come arma a gara in corso.

Spacca partite alla Douglas Costa (con le dovute proporzioni), ancora troppo acerbo tatticamente per poter essere impiegato per novanta minuti perché ritenuto non in grado di garantire il necessario lavoro che il tecnico neroverde esige dai suoi attaccanti. Le successive partite con Hellas Verona, Fiorentina, Lecce e Bologna, hanno messo in mostra un giocatore diverso. Boga ora è onsapevole dei propri mezzi ma particolarmente prodigo anche in fase difensiva.

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Merito di una condizione fisica ottimale che gli ha permesso di far segnare numeri interessanti, utili a confermare la rinnovata tendenza. Sempre pericoloso nei pressi dell’area avversaria (dove lo 0.16 di xG dimostra la sua precisione nelle conclusioni a rete). Boga ha aumentato la percentuale di “passaggi accurati” fino ad arrivare all’attuale 83,5% di media a partita. È riuscito a fare lo stesso con il dato relativo ai dribbling riusciti (12/20 solo con il Lecce).

Una crescita esponenziale in tutti i parametri, anche in quelli nei quali il suo rendimento era più carente. Ecco come aver diminuito sensibilmente il numero di palle perse (21,9%) e aver aumentato intercetti e recuperi palla “alti”, ha convinto De Zerbi a schierarlo sempre titolare. Fiducia ampiamente ripagata stavolta, prima che la sosta imponesse alcune riflessioni. Il talento da solo non basta e del giocatore intermittente di poche settimane fa non c’è più traccia. Solo il tempo dirà se la metamorfosi è completa, ma i segnali ci sono tutti.

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