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mourinho tottenham
Fonte: Twitter

Londra è una città enorme e vive di calcio ogni giorno. Ci sono tantissime squadre, alcune di queste hanno segnato la storia del football come Chelsea e Tottenham. L’una e l’altra non sono principali rivali, ma la partita è comunque molto sentita. Talmente tanto che, nel 2015, prima della finale di Coppa di Lega proprio fra Blues e Spurs, José Mourinho, allora tecnico del Chelsea, disse: “Amo troppo i miei tifosi, non potrei mai allenare il Tottenham“. Dichiarazioni di circostanza, è chiaro, ma ora sono tornate alla mente perché il portoghese è appena tornato ad allenare in Premier League. E proprio il Tottenham.

Il calcio è così e di episodi del genere ce ne sono tanti. Ricordiamo Sinisa Mihajlovic, quando da allenatore del Catania disse che non avrebbe mai allenato il Milan perché interista. Nel 2015 non ha rifiutato la chiamata di Silvio Berlusconi e di Adriano Galliani, ma l’esperienza in rossonero è durata meno di un anno. Adesso Mourinho dovrà risponderne e sappiamo che troverà un modo per uscirsene pulito. D’altronde è lo Special One, non proprio uno qualsiasi. Un grande tattico e soprattutto un grande comunicatore. La sua arma migliore è proprio questa. E ora la metterà a servizio degli Spurs per rilanciare la loro stagione.

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Come cambia il Tottenham con Mourinho

Con uno stipendio da 17,5 milioni di euro (il doppio di Mauricio Pochettino), è diventato il secondo allenatore più pagato della Premier dopo Pep Guardiola. Ora tutti si aspettano grandi cose da lui, che ha il duro compito di far rialzare la testa al Tottenham: parte dal 14° posto in classifica e a undici punti di distacco dal quarto posto, obiettivo minimo della società. Il primo compito di Mourinho sarà quello di dare ordine tattico alla squadra. Che finora, con Pochettino, non ha mai avuto un sistema di gioco fisso. Il portoghese punterà sul 4-2-3-1, il modulo che gli ha dato maggiori soddisfazioni in carriera.

Poch cercava la vittoria con il bel gioco, mentre Mou è più concreto. Con lui Son potrebbe fare un salto di qualità e migliorare anche in fase difensiva; così potrebbe mettere a disposizione della squadra la sua instancabile corsa. In attesa di capire se Eriksen farà parte del progetto o meno (è in scadenza a giugno), è Dele Alli quello chiamato a diventare finalmente grande. Mourinho potrebbe aiutarlo a crescere dal punto di vista mentale e tattico; sulla tecnica e il senso della posizione c’è davvero poco da insegnargli. Per quello dovrebbe ringraziare madre natura. Tanguy Ndombele, pagato 70 milioni, dovrà alzare l’asticella e Kane… Beh, Kane è già ad un livello altissimo e con il nuovo allenatore deve soltanto confermarsi.

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Un italiano nello staff

Mourinho porta con sé al Tottenham il suo staff. Fra le tante figura spunta anche quella di un italiano: si tratta di Giovanni Cerra, il technical analyst che ha già lavorato con il tecnico portoghese al Manchester United. Nato a Roma, ha 44 anni. Ha “conquistato” spazio nel web e sui giornali per l’episodio del 2016: si giocava United-Zorya di Europa League e la squadra avversaria cambiò modulo ma Cerra e Rui Faria, altro storico collaboratore di Mou, non riuscirono a leggerlo e diedero indicazioni sbagliate a Paul Pogba.

Mourinho, che è un malato dei dettagli, nel post-partita rimproverò pubblicamente Cerra in conferenza stampa per quanto successo. Per fortuna non ci furono ripercussioni sulla sua posizione: ha continuato a lavorare fianco a fianco con Mou e adesso intraprenderà anche questa nuova avventura in Premier League al Tottenham. Una grande occasione, per lui e per lo stesso Mourinho, che non ne è uscito benissimo dall’esonero con lo United. Bisogna riscattarsi. E in fretta.

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