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mario Balotelli FOTO Twitter

Di Mario Balotelli si è detto e scritto tanto, eppure l’attaccante bresciano sa sempre come fare per far parlare di sé, nel bene e nel male.

Sembrava passato il tempo del Balotelli narciso. La figlia Pia tra le braccia prima della partita, la sacrosanta protesta per i bu razzisti avevano trasformato Super Mario in un uomo nuovo, tanto da stuzzicare Mancini per le convocazioni in Nazionale. Ma con la nuova stagione, la nuova “balotellata” è servita. Mario ci è cascato ancora, vittima di se stesso. Questa volta con la maglia di quella squadra che ha nel cuore sin dall’infanzia, il Brescia. Una squadra, un presidente, una città che ci puntava e ci punta tuttora con convinzione e fiducia, che però non è stata ripagata a dovere dal campione ex-Marsiglia.

Facciamo un passo indietro, torniamo alle origini di questo giocatore “impegnativo”. Mario nasce nel 1990 a Palermo, da una famiglia di origine ghanese. A tre anni si trasferisce in provincia di Brescia, ma soffre di problemi di salute che costringono il padre e la madre a darlo in affido.

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Balotelli, il talento da solo non basta

La sua nuova famiglia lo cresce e paga le sue cure, riuscendo a garantirgli un futuro nel calcio. Un futuro che appare subito luminosissimo: l’Inter è ai piedi di quel giocatore dotato di tecnica e fisico, un mix che scomoda grandi del calcio africano come Weah. A 17 anni si ritrova ad essere considerato uno dei migliori talenti al mondo, ma non riesce a gestire tutta la fama che viene incanalata sulla sua figura: nella stagione del Triplete, alla fine della semifinale di Champions League contro il Barcellona, getta rabbiosamente la maglia a terra per i fischi ricevuti dai tifosi, che lo avevano criticato per aver giocato in maniera svogliata. Questo episodio sarà il punto fermo della sua esperienza in maglia nerazzurra.

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Il 13 agosto dello stesso anno passa al Manchester City, allenato da uno dei suoi massimi estimatori, Roberto Mancini. Il tecnico italiano è perfettamente consapevole dello straordinario talento del giocatore, capace di unire una straripante forza fisica, un’esplosività unica e una tecnica sopraffina. Ma anche qui qualcosa va storto: fra notti brave negli strip club, polemiche per le continue critiche ricevute e risse con i proprio compagni di squadra, la sua avventura nei Citizens lo porta fra I primi 23 giocatori al mondo, ma già alla terza stagione è divorzio con ritorno a Milano, sponda rossonera.

Tra Italia ed Inghilterra

Il Milan è la sua squadra del cuore e non lo ha mai nascosto, nemmeno all’Inter: notissima la puntata di ‘Striscia la Notizia’ durante la quale gli vennero dati il Tapiro d’Oro e la maglia rossonera, che indossò a telecamere spente. Dal suo arrivo in rossonero da gennaio fino a giugno, Balotelli riesce a lasciare il segno, segnando ben 12 goal in 13 partite ed entrando nella “Squadra dell’anno AIC”. La sua seconda stagione è meno straordinaria della prima, ma convince il Liverpool a spendere 20 milioni per un giocatore ancora giovane.

“Liverpool è stata una città con tanta storia, ma non aveva mai buttato così tanti soldi” dirà qualcuno, predicendo la deludentissima stagione di Super Mario, che ritornò in prestito ancora al Milan. La sua seconda esperienza ai rossoneri non rispetta le aspettative, per colpa dei frequenti infortuni ma anche per il suo carattere da bad boy. No, Balotelli non era cambiato né maturato, ma c’era ancora tempo.

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Il Nizza ci crede e lo prende a parametro zero, facendo un affare: il giocatore si ambienta quasi subito e diventa il leader di una compagine che vede in lui l’unico faro offensivo. Non a caso prende la maglia numero 9. L’esordio è da sogno: doppietta decisiva nel 3 a 2 all’Olympique Marsiglia. A Nizza Balotelli si trova benissimo, è amato dai tifosi e benvoluto dai compagni di squadra, ma l’allenatore che l’aveva rilanciato, Lucien Favre, viene esonerato. Gli subentra Patrick Vieira e il suo rapporto con Mario è negativo sin da subito

L’italiano critica il gioco dei rossoneri dicendo che “non riusciamo a fare un passaggio” e per ripicca il mister lo relega in panchina, giustificando la sua scelta con la scarsa condizione atletica del giocatore. A gennaio è scontro totale: rescissione del contratto e passaggio ai rivali del Marsiglia, con annesso contratto semestrale da 4 milioni. La voglia di rivalsa dell’attaccante si concretizza subito: goal all’esordio, da subentrato. La stagione si conclude con 15 presenze e 8 goal e il suo contratto scade. Lui decide di non rinnovarlo e le voci di mercato ricominciano.

Il romantico ritorno a casa: c’è il Brescia

Voci che lo portano ad essere accostato con insistenza al Flamengo e al Brescia. Da una parte una squadra fra le più gloriose del Brasile, dall’altra una realtà che si riaffacciava al grande calcio e aveva tanta fiducia in Super Mario. Da una parte una squadra per concludere in modo spettacolare la sua carriera, giocando delle partite “caldissime” al leggendario ‘Maracanà’. Dall’altra un modo per rilanciarsi con la Nazionale del suo mecenate Mancini. Fra questi rumors Balotelli trova anche il modo di fare una nuova “balotellata”: paga un suo amico napoletano per tuffarsi a mare con lo scooter. Il tutto ripreso con lo smartphone e messo in rete. Ed è subito scandalo.

Grossi problemi al Brescia. O Grosso

Ma il 18 agosto si concretizza il suo passaggio al Brescia, con lui che ringrazia il Flamengo per il grande interesse dimostrato. Mario è in ritardo di condizione perché non ha svolto la preparazione estiva e dovrà anche saltare le prime quattro giornate per un espulsione in Ligue 1. Corini e Cellino ci credono: arriva il momento dell’esordio con la Juve. Gioca tutti i 90 minuti, disputando una prestazione da leader offensivo, pur senza brillare. La giornata successiva segna il suo primo goal con la maglia delle Rondinelle, contro il Napoli. A novembre la panchina di Corini comincia a vacillare, fino a cadere: subentra Fabio Grosso.

L’esordio è amarissimo, segnato dalla sconfitta per 4-0 contro il Torino. Ma anche Balotelli non è soddisfatto, perché dopo un primo tempo incolore è sostituito dall’allenatore. Questo da inizio a delle tensioni, che vengono sfogano definitivamente il 21 novembre. Super Mario viene estromesso dalla partitella finale perché “colpevole di non essersi allenato con ritmo e intensità”. Balotelli incassa il colpo e chiede a Grosso di andare via in anticipo. Per la partita con la Roma non figura nell’elenco dei convocati. Mario non è cambiato o forse solo ricascato nel baratro del suo ego smisurato. La fiducia non dura per sempre, purtroppo.

di Federico Zamboni

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