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lorenzo pellegrini

Per qualcuno l’ennesima prodezza sotto forma di assist è figlia dello stesso vano tentativo di soffocarla e prevenirla. Per tanti altri l’ulteriore conferma dell’inarrestabile ascesa di uno dei talenti più luccicanti del nostro calcio. La versione HD di Lorenzo Pellegrini soddisfa il palato raffinato di quanti ancora diffidavano di lui. Tutti convinti che l’essere imprigionato in una dimensione capace in passato di fagocitare un fuoriclasse assoluto come Francesco Totti potesse rappresentare l’ostacolo più grande da superare.

Da quando è tornato in campo, dopo diverse settimane di assenza forzata, la Roma di Paulo Fonseca sembra aver cambiato passo. Ha ritrovato una delle sue fonti di gioco più efficaci in grado di esaltare le caratteristiche dei tanti ottimi giocatori a disposizione. Prossimo appuntamento a San Siro, la Scala del calcio, proprio nella settimana che conduce alla “prima” della Tosca in scena il prossimo 7 dicembre, due giorni dopo Inter-Roma. Tutt’altro che un caso evidentemente.

Sognando De Rossi

Alla serata di gala, il classe ’96 si presenterà con in dote 6 assist in 8 partite disputate in campionato. Numeri strabilianti, soprattutto in relazione ai quasi due mesi saltati per un infortunio al metatarso, utili a collocarlo alle spalle del laziale Luis Alberto nella speciale classica dedicata agli assistman. Sognava di essere De Rossi, ma oggi somiglia di più a Totti. Un paradosso per chi, fino agli Allievi, giocava addirittura da attaccante. Fu un’intuizione di Vincenzo Montella trasformarlo in centrocampista. La posizione dalla quale gli piace sganciarsi per essere sempre nel vivo del gioco, lì dove la palla scotta, a ispirare con i suoi lanci i movimenti degli attaccanti, gli inserimenti delle mezzali, le sovrapposizioni dei terzini.

“Potenzialmente più forte del suo idolo Daniele De Rossi, rispetto al quale sembra avere più tecnica e visione di gioco. Dovrà dimostrare nel prossimo futuro di aver rapidamente assorbito la sbornia causatagli dall’improvvisa e meritata celebrità”. Scrivevamo così di Pellegrini quattro anni fa quando, alla sua seconda presenza stagionale, aveva appena realizzato il primo gol in A alla Sampdoria. Svezzato da Eusebio Di Francesco, un altro dei suoi maestri, si sta pian piano completando sotto la guida del tecnico portoghese. Fonseca ha assecondato la sua attitudine nel giocare più vicino alla porta avversaria ed essere sempre più decisivo in fase di possesso palla (si tratti di consolidamento o transizione).

Eppure poco più di un anno fa sembrava aver smarrito la bussola tra panchine e scarsa continuità. Si è ritrovato nel giorno più importante e nel momento più delicato. Subentrato a Pastore nel ruolo di trequartista, aveva indirizzato in favore dei giallorossi il derby capitolino. Così ha riconquistato spazio e considerazione nelle gerarchie tecniche. Era il 29 settembre 2018, sembra passato un secolo.

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Lorenzo Pellegrini, magnificamente decisivo

Da allora, nonostante il puntuale accanirsi della sfortuna e dei tanti, troppi, problemi fisici, Pellegrini è uscito dal guscio nel quale sembrava essere imprigionato, scrollandosi definitivamente di dosso il peso delle responsabilità che l’etichetta di predestinato gli imponeva. Quello ammirato durante il corso di questa stagione è un giocatore dominante nel suo genere. Capace di caricarsi in prima persona il peso delle scelte, trovando spesso la soluzione giusta per uscire vincente nei duelli a metà campo, proprio la zona nella quale continua costantemente a farla da padrone. Piazzargli un uomo addosso, così come ha provato a fare Juric, significa accettare il rischio che una sua giocata estemporanea mandi a monte ogni piano preparato a tavolino o marcatura preventiva studiata nei minimi dettagli.

Prendendo in esame le partite disputate in campionato e Europa League, con Pellegrini in campo significa avere garantito quasi un assist di media ogni novanta minuti (0.88 secondo Wyscout), con una percentuale di “passaggi accurati” pari a 82.7% e “lanci lunghi accurati” del 70%. Cifre da top player, cui si accompagnano i dati relativi al numero di intercetti (3.29) e palle recuperate nella metà campo avversaria (3.84 a partita, 54.3%), Numeri di cui soprattutto Fonseca non potrà che essere contento vista l’incidenza in entrambe le fasi di gioco. Sempre più convincente dunque, proprio nella stagione che culminerà con l’Europeo, appuntamento da non fallire come purtroppo accaduto con quello under 21 della scorsa estate. Mancini lo aspetta così come l’Olimpo del grande calcio.

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