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lautaro martinez
Fonte: Twitter

Chi è davvero Lautaro Martinez? Il goleador spietato capace di mettere a segno 13 reti in 19 presenze stagionali o quello in versione natalizia che tergiversa solo davanti a Berisha evitando di fatto di imprimere il colpo letale alla Spal? Sarebbe curioso porre la stessa ad Antonio Conte, il tecnico del quale l’argentino si dichiara calcisticamente innamorato, non fosse altro perché ne ha fatto uno dei due attaccanti per la sua squadra ideale. Gira a mille l’Inter, nuova capolista nonostante gli infortuni, gli stessi che hanno aperto un’autostrada al ragazzo arrivato dal Racing Club di Avellanenda su consiglio del Principe Milito. Più di ogni altra cosa, serviva continuità per imporsi anche in Italia, dove si gioca un tipo di calcio che sembra fatto apposta per uno come lui. Forte fisicamente, scaltro in area in area di rigore, utilissimo anche in fase di copertura.

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L’attaccante perfetto

Faccia da gringo, sguardo spiritato, Lautaro in campo appare costantemente inquieto, mai del tutto soddisfatto, sempre alla ricerca della giocata vincente. “In lui rivedo certi movimenti di Aguero, soprattutto quando la squadra avanza e lui si smarca per dettare il passaggio. Ha la potenza di Batistuta, quando calcia, e la stessa furbizia di Crespo in area. Sa mettersi sempre al posto giusto nel momento giusto”. Parole di Juan Sebastian Veron, che di attaccanti evidentemente se ne intende. E i numeri, tra campionato e Champions League, confermano la tendenza senza mentire come spesso accade.

Dal dato riguardante i gol di media a partita (0.80) – 5 nelle ultime tre partite disputate – a quello dei tiri (4.70) con quasi uno su due nello specchio della porta. Non sorprende quindi lo 0.70 di xG, evidenziando una pericolosità difficilmente riscontrabile altrove. A dispetto della giovane età, giova ricordare che parliamo di un classe ’97, sorprende la naturalezza con cui Lautaro si è impadronito dell’area di rigore avversaria, divenuta il suo giardino di casa. Il gol tuttavia non viene vissuto come un’ossessione, considerato il lavoro svolto quando la palla non è in possesso di chi attacca. Il pressing delle punte su chi è chiamato a impostare l’azione da dietro non è esattamente la prerogativa principale del gioco di Conte, ma osservando le partite dell’Inter è evidente come anche agli attaccanti, a turno, venga richiesto di portare pressione nel tentativo di recuperare palla nel più breve tempo possibile. Ecco perché non possono essere casuali i 2.23 intercetti a partita suggeriti da Wyscout, così come il 52.5% di recuperi effettuati nella metà campo avversaria.

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Mi casa es tu casa

Esistono attaccanti che, per vedere esaltate le proprie caratteristiche, hanno bisogno del partner perfetto che gli giri attorno. E così, chi sosteneva che l’arrivo di Lukaku presupponesse un ulteriore ostacolo alla crescita di Lautaro, ha ben presto dovuto ricredersi, perché è proprio l’intesa tra i due ad aver facilitato la nascita di una della coppie d’attacco più prolifiche in Europa. Sorprende anzi che sia proprio il belga quello cui piace ricevere il passaggio dei compagni nei mezzi spazi, per intenderci fuori dall’area di rigore.

Il risultato prodotto dal movimento della sua spalla, permette così al “Toro” di andare ad occupare l’ultima porzione di campo a piacimento, libero di spaziare per dettare un passaggio, oppure preparandosi al meglio prima di ricevere un cross (come accaduto proprio in occasione della seconda rete alla Spal su invito di Candreva). Una benedizione per chi di questi tempi un anno fa sedeva in panchina, salvo subentrare nei minuti finali, pestandosi i piedi con Icardi. Ad ognuno il  suo dunque. Il problema per i tifosi nerazzurri è che Leo Messi in persona pare aver da tempo messo gli occhi sul suo compagno nella Selecciòn argentina. Circostanza tutt’altro che trascurabile alla vigilia di Inter-Barcellona del 10 dicembre prossimo, in particolare per chi conosce l’ascendente della Pulce sui dirigenti blaugrana.

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