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djuricic
Fonte: Twitter

Mai fidarsi troppo del talento, perché potrebbe rivelarsi una mera illusione. Ammaliante, godibile, ma spesso anche enigmatico, illusorio, addirittura inspiegabile. Filip Djuricic, centrocampista serbo classe ’92, è il classico esempio di giocatore dotato indiscusso talento che ancora fatica a imposi definitivamente ad alti livelli. A precederlo infatti, c’è la fama di incostante per natura, genio purissimo e atteggiamento da bohèmien. Un giorno fuoriclasse, l’altro impalpabile figurante. Almeno fino ad ora, perché da alcune settimane il numero dieci del Sassuolo sta trovando quella continuità che gli era sempre mancata in passato e che aveva a lungo inseguito invano. E allora proviamo per una volta a fidarci fino in fondo di lui, perché certamente non rimarremo delusi.

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La svolta tanto attesa

Lo spunto per una riflessione che continua a nascondere non poche insidie, scaturisce direttamente dalla prestazione offerta in Sassuolo-Cagliari, illuminata per lunghi tratti da una serie infinita di lampi di classe che hanno esaltato il pubblico presente al Mapei Stadium e gli appassionati davanti alla tv. Una partita dominata in lungo e in largo dai ragazzi di Roberto De Zerbi, riacciuffata proprio nel finale dai rossoblù di Maran (giunti al loro tredicesimo risultato utile consecutivo in campionato). Un gol, un assist, 71% di precisione nei passaggi, 58% di duelli vinti, 5 intercetti palla. Roba da stropicciarsi gli occhi. Numeri che fotografano in maniera inequivocabile la crescita esponenziale di un giocatore in grado di essere tutto e il suo contrario all’interno degli stessi 90 minuti.

Perché si sa, il talento non basta se non è accompagnato da sacrificio e applicazione, caratteristiche essenziali per alzare il proprio livello di rendimento complessivo. Lo sa bene perfino uno dei tecnici più votati al bel gioco di tutta la serie A che più volte non ha mancato di rimarcare le mancanze e i difetti che il suo giocatore probabilmente dotato di maggior talento a disposizione, ancora lontano dal poter essere considerato una garanzia. “Alleno Djuricic da tre anni, nessuno lo conosce meglio di me. Lo aspetto al varco.

Se viene con la fame bene, altrimenti tornerà a fare una partita sì e due no”. Parole forti e piene di significato quelle pronunciate dal coach nero verde – grande estimatore del serbo dai tempi di Benevento – pronunciate tra l’altro dopo che proprio una sua prodezza da fuori area aveva regalato i tre punti al Sassuolo sul campo dell’Hellas Verona. Bastone e carota, pochi ghirigori e piedi ben piantati a terra. In questi casi, la guida di un allenatore al quale viene imputato di aver dato molto meno di quanto fosse nelle proprie corde negli anni da calciatore, può rivelarsi fondamentale per cercare di eliminare le cattive abitudini e intraprendere la strada giusta verso il definitivo salto di qualità.

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Allenare il talento

Da quel giorno, nonostante i soliti cali di tensione, si è visto in effetti un Djuricic diverso. Consapevole della propria forza e sempre più a suo agio in ruolo che sembra cucitogli su misura, ha decisamente innalzato il livello delle prestazioni, divenendo talvolta l’uomo in più del Sassuolo. Il giocatore capace con le sue progressioni palla al piede di spaccare il campo a metà, guidando la transizione offensiva e successivamente trovando con lucidità il compagno meglio piazzato da servire. L’azione con cui ha tagliato palla al piede il Cagliari prima di offrire a Berardi l’assist per il momentaneo vantaggio, è emblematica del modo in cui è in grado di indirizzare le partite.

Cambio di passo, conduzione esemplare, sensibilità di tocco, precisione nel passaggio finale. A impressionare maggiormente tuttavia, è la qualità con la quale è migliorato nella finalizzazione delle azioni (non a caso è già a quota 3 reti in sole 9 presenze stagionali), altro fondamentale in cui si era dimostrato spesso carente in carriera. Un tempo avvezzo ad assentarsi dalla partita in alcune fasi, oggi appare più presente mentalmente al netto di qualche “colpo di testa” di troppo. L’esperimento portato avanti da De Zerbi sta finalmente dando i suoi frutti, anche se è ancora presto per considerarlo perfettamente riuscito. Nel dubbio, godiamoci lo sconfinato talento di Djuricic, consapevoli del fatto che raramente potremmo pentircene.

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