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Mark Fish Lazio
Mark Fish Lazio FOTO Twitter

L’affare Mark Fish Lazio ci fu nell’estate 1996, con i biancocelesti impressionati da questo roccioso sudafricano. Ma ‘Big Fish’ fu un pesce fuor d’acqua.

Mark Fish Lazio, uno dei buchi nell’acqua più grossi mai compiuti dalla compagine romana. Era il 1996 e nell’edizione di quell’anno della Coppa d’Africa riuscì ad emergere un aitante difensore centrale di 22 anni, dotato di un fisico imponente. Era lui, Fish, che giocava con il Sudafrica dopo aver fatto parlare di sé con la compagine del suo Paese d’origine, gli Orlando Pirates. E così questo baluardo difensivo nato il 14 marzo 1974 sbarcò a Roma. Costò all’allora presidente biancoceleste 2,6 miliardi di lire. Un esborso niente affatto eclatante che anzi, portò la ferma convinzione che si sarebbe trattato di un grosso affare. Del resto lui stesso si presentò come “il Desailly bianco, anche se mi ispiro a Baresi”. Del buon Mark in Sudafrica si parlava però anche e soprattutto per motivi extracalcistici. Si trattava di un bianco originario di una famiglia povera e venuto su in una condizione di degrado sociale evidente. Addirittura sembra che da giovanissimo Mark avesse avuto dei problemi con la giustizia.

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Mark Fish Lazio, non andò affatto bene

Fu grazie al calcio che riuscì a tenersi fuori da un brutto ambiente ed a fare alla fine da punto di riferimento per molti bambini dalle sue parti. Ma resta il fatto che Mark Fish alla Lazio deluse. Zdenek Zeman, che allora sedeva in panchina, gli concesse 15 apparizioni in campionato, dove segnò un gol al Verona, più altre 2 in Coppa Italia. Il fisico imponente – 1,94 cm – poteva servire a poco senza la necessaria mobilità. Alla fine la sua stazza da corazziere non si rivelò utile agli schemi di gioco del 4-3-3 zemaniano, fatto di un calcio veloce e spregiudicato e nel quale erano i proprio i difensori i primi a farne le spese quando le cose andavano male. In poche circostanze Fish riuscì a far sbattere contro di sé gli avversari, che per il resto gli sgusciavano via come anguille. Dopo la stagione 1996/1997 Lazio scelse di darlo via in prestito. Si propose il Bologna, ma il sudafricano resistette per appena tre settimane con i rossoblu. Nel ritiro estivo infatti giunse la sonora bocciatura da parte di Renzo Ulivieri, che lo stroncò così: “È troppo lento, se attaccato finisce con il trovarsi in grosse difficoltà”.

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La lunga esperienza nel calcio inglese

Pochi giorni dopo arrivò la proposta del Bolton, e la dirigenza biancoceleste non ci pensò su due volte a disfarsene. Anche perché in quella Lazio c’era un giovane e rampante Alessandro Nesta, assieme a compagni di reparto come Paolo Negro, Giuseppe Favalli, Josè Antonio Chamot, Alessandro Grandoni ed il soldatino Guerino Gottardi. Tutta gente troppo superiore tecnicamente a Fish. E poi gli inglesi misero sul piatto 4 miliardi e mezzo di lire, ben due in più rispetto a quanto speso soltanto dodici mesi prima. Il giocatore rimase lì per tre anni, dove giocò 103 partite con 3 gol fino al 2000. I tifosi presero a chiamarlo ‘Big Fish’. Successivamente cambiò squadra ma non città, passando al Charlton Athletic. Nei 5 anni con gli Addicks, il calciatore giocò altre 102 gare con i soli 3 gol segnati. Gli ultimi anni sul campo li spese tra Ipswich Town (2005/2006) e Jomo Cosmos, compagine in cui esordì da professionista nel 1993. Uno solo il gettone di presenza totalizzato, per lui che però poteva vantare 62 convocazioni e 2 reti con il Sudafrica.

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L’incidente domestico e quella tremenda rapina

Gli accaddero anche due brutti episodi. Una volta, mentre stava giocando con suo figlio piccolo Luke, fu vittima di un profondissimo taglio che richieste ben 39 punti di sutura. Questo fece si che saltasse diversi mesi nella seconda parte della stagione 2003/2004. Poi con l’Ipswich giocò appena una partita a causa della rottura dei legamenti di un ginocchio. E giusto un mese prima quattro ladri si intrufolarono nella sua casa a Londra, portandogli via di tutto. L’episodio pare mise in crisi Fish, che non riusciva più a stare in quella dimora. Ed anche il suo matrimonio con la bellissima Loui (dalla quale ebbe, oltre a Luke, anche Zeke) ne fece le spese. Dopo il calcio giocato l’ex Lazio si è dato al commento tecnico, al beach soccer ed è diventato anche allenatore. Ma l’unica sua esperienza di cui si ha notizia e risalente ormai al 2009 con il  Thanda Royal Zulu è finita dopo appena 4 mesi. Lui però da allora risulta attivo nel sociale e mette a disposizione le proprie risorse per togliere i bambini dalle strade e dare loro un pallone con cui inseguire i propri sogni.

 

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Just us. Partners in crime… Sometimes! 😝

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