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Berenguer Torino
Berenguer Torino gran bella stagione FOTO instagram

Torino Berenguer binomio che fa sorridere i granata: il duttile esterno offensivo spagnolo è diventato una certezza per il reparto offensivo di Walter Mazzarri.

Dalla Navarra al Piemonte, da Pamplona a Torino, con il ‘Toro’ nel destino. Alex Berenguer è senza dubbio l’uomo del momento del Toro di Mazzarri, più di Belotti e probabilmente del paratutto Sirigu (le prodezze di un portiere si sa, sono destinate a valere meno dei gol segnati). Un furetto inarrestabile, o se preferite un torello per restare in tema, assoluto protagonista della squadra granata capace di inanellare due successi consecutivi in questo inizio 2020. Pedina tattica fondamentale – sempre più a suo agio nella sua nuova posizione in campo – sembra essersi definitivamente scrollato di dosso la timidezza dei primi tempi, trovando quella continuità di rendimento che gli era sempre mancata in passato.

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Berenguer a un passo dal Napoli, con il Torino nel destino

Nell’estate 2017 Berenguer, prodotto del vivaio dell’Osasuna, pareva destinato al Napoli di Sarri che lo trattò per diverse settimane prima che il Torino piazzasse a sorpresa lo scatto decisivo. 5,5 milioni di euro più bonus (con l’inserimento di una curiosa clausola di un milione e mezzo in favore del club di Pamplona nel caso di una futura rivendita agli eterni rivali dell’Athletic Bilbao) bastarono per portarlo via dall’amata città natia dove un giorno chissà chiuderà una carriera ancora tutta in divenire. Del resto le statistiche stagionali non mentono e raccontano di un giocatore sempre più coinvolto nel progetto tecnico di Mazzarri, nonostante la discreta concorrenza nelle diverse zone del campo dove il tecnico toscano l’aveva impiegato dal suo arrivo sulla panchina granata.

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Lo spagnolo sa giocare ovunque

La duttilità infatti è sempre stata una delle caratteristiche principali di Berenguer, certamente più a suo agio dalla metà campo in su ma in grado di disimpegnarsi anche come esterno di fascia o addirittura all’occorrenza come terzino. Un sacrificio per il bene della squadra al quale non si è mai negato, ma è evidente come il meglio di sé riesca a mostrarlo subito dietro una punta, in quella porzione di terreno dove è necessario muoversi con i tempi giusti e pensare velocemente per non rischiare di restare imbottigliati nel traffico. Non solo, perché nelle fasi in cui il Toro era sotto pressione, la sua capacità di allungare la squadra in profondità o talvolta difendere palla con l’intento di far salire i propri compagni è risultata decisiva per portare a casa un risultato importante.

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Come un toro a Pamplona

Dentro e fuori dall’undici iniziale, fino alla svolta arrivata con la doppietta (da subentrante) realizzata al Brescia nel finale. Da quel momento in avanti Berenguer ha definitivamente convinto Mazzarri, bravo a disegnare quel 3-4-2-1 che nelle ultime 5 partite ha prodotto 4 vittorie. Un sistema di gioco che la squadra aveva certamente nelle sue corde, identico in quasi tutti gli interpreti fino alla linea di centrocampo, in grado di esaltare proprio lo spagnolo e Verdi a supporto di Belotti. Non è un caso anche la crescita mostrata dall’ex Napoli, fin qui tra le maggiori delusioni del campionato, indice di come sia probabilmente questo il vestito più adatto per il Torino. Il calciatore ha segnato 5 reti in 12 apparizioni complessive (più di quelle messe a segno nei due campionati precedenti).

I dati parlano chiaro: le statistiche del ragazzo sono ottime

Berenguer viaggia a una media gol di 0.64, con un 0.21 di xG a fronte di una media di 1.28 di tiri in porta a partita (dati Wyscout). Ma è nei dati riguardanti la percentuale di “passaggi riusciti” (77.9%), “lanci lunghi” (81.8%), “dribbling riusciti” (56%) e “duelli vinti” (35.6%), che più si apprezza la reale portata del suo miglioramento. A conti fatti, un’affare rivelatosi tale soltanto dopo un lungo percorso di apprendimento soprattutto dal punto di vista tattico, nel quale che è evidente la mano di un allenatore che ha sempre dato particolare risalto a questo aspetto.

Come dimenticare le difficoltà del primo Insigne nel suo Napoli, la difficile collocazione di questo genere di giocatori molto tecnici ma altrettanto anarchici, spesso alle prese con problemi di continuità, tra picchi altissimi e punte bassissime. Un parallelo al tempo stesso azzeccato e ben augurante nei confronti del ventiquattrenne spagnolo, tra i possibili protagonisti del calciomercato estivo. A patto ovviamente di proseguire nella sua corsa che tanto ricorda quella dei tori a Pamplona durante la festa di San Firmino.

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