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darko lazovic

Tra le sorprese più liete del campionato di serie A c’è Darko Lazovic, un’occasione colta al volo dall’Hellas Verona

Le occasioni di mercato vanno sapute cogliere al volo. Le valutazioni di Tony D’Amico e Ivan Juric saranno quasi certamente andate in questa direzione quando in piena estate stavano pensando a come rendere competitiva la rosa del Verona nella stagione del ritorno in serie A. Uno sguardo, un cenno d’intesa, un’illuminazione. Può darsi che l’input sia partito proprio dal tecnico croato, il resto è storia. Darko Lazovic ha detto sì alla proposta dell’Hellas dopo aver visto scadere il suo contratto con il Genoa soltanto poche settimane prima. Quattro stagioni sulle montagne russe per un giocatore dall’indole ballerina (come del resto vuole la tradizione calcistica balcanica) ma certamente dotato di talento. Lo stesso che adesso è riuscito a tirare fuori abbinandolo a una continuità mai vista prima.

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L’enigma risolto

Come un raggio di luce velocissimo Lazovic sta illuminando la corsia sinistra del centrocampo della squadra gialloblù. L’esterno è a tutti gli effetti tra le sorprese più liete di questo campionato. Spesso imprendibile per gli avversari, moto perpetuo capace assieme al costante movimento dei suoi compagni di mandare in tilt i meccanismi difensivi studiati a tavolino nel tentativo di limitarne l’efficacia. Il serbo sta disputando quella che può essere definita senza dubbio come la sua miglior stagione in carriera. Merito, neanche a dirlo, di Juric con il quale aveva già avuto modo di lavorare tra alti e bassi a Genova.

Un allenatore sottovalutato, capace di risolvere un complicato enigma, tirando fuori il meglio da un giocatore altalenante come lui.  Il classico studente brillante cui non piace applicarsi. Saranno stati i rimbrotti o i tanti consigli, fatto sta che finalmente stiamo assistendo alla consacrazione di quello che ai tempi della Stella Rossa era considerato tra i prospetti emergenti del calcio serbo. Missione compiuta. Perché tra i punti di forza dell’Hellas Verona nono in classifica c’è anche Lazovic nel micidiale ruolo di esterno “con piede invertito” che tanto sta dando in termini di qualità e quantità.

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4 assist – 3 nelle ultime quattro partite – e un gol decisivo ne fanno uno degli elementi più determinanti nell’economia della squadra gialloblu (in rete per l’undicesima gara consecutiva, superando così i precedenti primati firmati da Bagnoli e Prandelli).

Lazovic e l’arte dell’assist

Nato e cresciuto a Cacak, considerata in Serbia “la città della pallacanestro”, il classe ’90 dimostra di incarnare alla perfezione quelli che sono i valori e la caratteristiche di uno sportivo. La capacità di migliorarsi costantemente nel lavoro quotidiano sul campo, coltivando sapientemente il talento del quale madre e natura l’ha dotato, giustifica le sue rinnovate ambizioni. Alla soglia dei trent’anni, nel pieno della maturità calcistica, Lazovic è riuscito a imporsi anche in un campionato esigente dal punto di vista tattico. Meno anarchico rispetto al passato, durante questa stagione è stato utilizzato in tutte le partite del Verona, mantenendo una costanza di rendimento sorprendente.

Pur agendo sulla fascia sinistra e quindi teoricamente sul suo lato debole, garantisce il proprio contributo in entrambe le fasi di gioco, come confermato da numeri e statistiche. Tra i più presenti della rosa a disposizione di Juric, ha messo assieme complessivamente 1761 minuti in campo, ma a catturare l’attenzione sono soprattutto le percentuali relative ai passaggi effettuati. Whoscored.com evidenzia una media di 32.3 passaggi a partita, con una precisione del 75.3%. Tecnica in movimento, lucidità disarmante, Lazovic viaggia a quasi un cross a partita (0.8). Arriva a concludere verso la porta avversaria almeno in un’occasione durante i novanta minuti.

Per completare lo step successivo, è proprio in questo fondamentale che dovrà migliorare, come più volte sottolineato dal suo allenatore che l’ha definito il “re degli assist”. Dovesse davvero riuscire a trovare più continuità in zona gol, saremmo davanti al prototipo dell’esterno moderno. 

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