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Florenzi Roma
Cosa ha portato alla rottura Florenzi Roma FOTO twitter

L’addio Florenzi Roma e cosa lo ha motivato: da tempo si era rotto qualcosa tra il calciatore e la società giallorossa, cosa è successo.

In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza sul caso Florenzi Roma, con il giocatore finito al Valencia in prestito fino al prossimo mese di giugno, è opportuno registrare le dichiarazioni rese alla stampa da Paulo Fonseca prima di Sassuolo-Roma (partita persa per 4-2 sulla quale torneremo). “Alessandro voleva giocare di più, è stato lui a voler andare via”. Così il tecnico portoghese – da tutti indicato come uno dei principali responsabili dell’addio dell’ex capitano giallorosso – si è espresso sulla vicenda che ha portato alla fine della lunga parentesi calcistica tra il polivalente calciatore e la Roma. Il destino ha voluto che proprio sabato sera, quasi in contemporanea, Florenzi e i suoi ex compagni scendessero in campo a distanza di migliaia di chilometri, quasi a suggellare la chiusura definitiva di un cerchio.

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Florenzi Roma, lui fuori per scelta tecnica

Cosa ha spinto Florenzi a imbarcarsi in fretta e furia su un aereo per Valencia in un giorno qualunque di fine gennaio? Motivazioni principalmente tecniche. In effetti nella prima parte di stagione avevano fatto non poco rumore le diverse esclusioni dall’undici titolare (addirittura quattro consecutive a cavallo tra fine ottobre e inizio novembre). Emblematico quanto accaduto a San Siro a dicembre, dove dal primo minuto gli era stato preferito Santon e anche quando quest’ultimo aveva abbandonato il terreno di gioco per infortunio la scelta era ricaduta su Spinazzola. Le quattro gare di fila con Spal, Fiorentina, Torino e Juventus sembravano avergli restituito fiducia e posto in squadra, ma l’esclusione in occasione del derby dopo la trasferta di Genova saltata per squalifica avevano riaperto una crepa difficile da rimarginare.

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Un rendimento al di sotto delle aspettative

Soltanto nove volte titolare in campionato dunque, ma soprattutto quasi mai convincente nel ruolo di terzino destro, la posizione nella quale anche Fonseca l’ha utilizzato. Ma se da una parte i dubbi sulla reale efficacia di Florenzi terzino si erano insinuati già da tempo nell’immaginario collettivo di tifosi e appassionati, dall’altra il giocatore aveva sempre posto il bene della squadra davanti alle preferenze personali, dimostrando comunque di aver compiuto evidenti progressi dal punto di vista tattico. Non è bastato a convincere e assecondare il credo calcistico dell’ex tecnico dello Shakhtar Donetsk, per il quale la spinta degli esterni difensivi resta una prerogativa assoluta. Alcuni interrogativi tuttavia sorgono spontanei, anche alla luce della prestazione deludente di Sassuolo, dove proprio sul lato destro la Roma ha particolarmente sofferto la vivacità dei neroverdi di De Zerbi.

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“So di non essere Totti”

Cosa sarebbe accaduto se si fosse concretizzato lo scambio Spinazzola-Politano? Ma soprattutto, la coppia Santon-Bruno Peres può essere considerata affidabile al punto tale da decidere di privarsi senza troppi rimpianti di un giocatore come Florenzi? Alla fine ha prevalso la scelta di assecondare la sua volontà di giocare con più continuità per non perdere la Nazionale in ottica Europei, ma i dubbi dal punto di vista squisitamente tecnico restano eccome. “So di non essere Totti o De Rossi ma so che volevo restare alla Roma, rinunciando anche a dei soldi. Per me la loro eredità non è un peso, anzi. So di non avere le qualità di Francesco o il carattere viscerale di Daniele ma anche io ho sempre dato tutto per questa maglia e continuerò a farlo”. Parole sulle quali riflettere quelle pronunciate da Florenzi il giorno dell’annuncio del suo rinnovo di contratto fino al 2023.

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La deromanizzazione è completa

Una telenovela conclusasi positivamente nonostante le tante sirene provenienti da mezza Europa, una trattativa estenuante portata avanti da James Pallotta e dall’allora ds Monchi, dove a prevalere fu evidentemente la volontà di sposare il nuovo corso del club. Non a caso fu proprio Boston la location scelta per sancire il raggiungimento dell’accordo, un segnale forte da parte della proprietà che aveva da poco congedato Totti e si apprestava a fare altrettanto con De Rossi. Strategia audace quella portata avanti dalla società capitolina, con l’obiettivo di tagliare una volta per tutte il cordone ombelicale che la univa a due simboli della romanità, gettando le basi per il futuro. Ma se la parte sana della tifoseria aveva scelto la via della ragione, qualcuno aveva cominciato a rivolgere a Florenzi critiche strumentali che spesso trascendevano la sfera tecnica.

Una situazione divenuta insostenibile

Per intenderci, un pò come accaduto con Insigne a Napoli. Una situazione non più sostenibile per il calciatore, lasciato solo da una società che guarda caso vive una fase di stallo in attesa del closing e della nuova era targata Friedkin. Il rinnovo di contratto tanto agognato era infatti arrivato soprattutto grazie alla volontà della proprietà americana, sfilatasi via poco a poco e ormai prossima a passare la mano. Florenzi ha pagato le incertezze societarie e le smodate pressioni di un ambiente molto spesso condizionato dai risultati. Il ventinovesimo capitano della storia della Roma sarà dunque Edin Dzeko – secondo straniero dopo Aldair a indossare la fascia dal 1970 ad oggi – anche lui guarda caso vicino all’addio la scorsa estate. Per mesi almeno, fino al suo ritorno da Valencia, fino alla prossima rivoluzione.

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