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milinkovic savic

Avercelo un giocatore così. Simone Inzaghi si sfrega le mani e ringrazia Igli Tare, il suo direttore sportivo che qualche anno fa scovò l’allora semisconosciuto Milinkovic Savic nel campionato belga. Il serbo è tornato a comandare a modo, decidendo quasi da solo Lazio-Inter, primo vero crocevia scudetto in attesa del big match tra bianconeri e nerazzurri in programma all’Allianz Stadium del prossimo 1 marzo. Una partita sontuosa, da assoluto dominatore della scena quella del colosso biancoceleste, per tutti il prototipo del centrocampista moderno. L’evoluzione della specie, un giocatore in grado di fare tutto con una semplicità disarmante. Tecnica, maturità tattica, strapotere fisico. Probabilmente per l’importanza della posta in palio, la sua miglior prestazione in assoluto in serie A.

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La partita perfetta di Milinkovic-Savic

Che potesse essere la sua serata lo si era capito quasi subito. Il bolide stampatosi sulla traversa nel primo tempo gridava vendetta e infatti nel secondo tempo Milinkovic è definitivamente salito in cattedra portando a scuola alcuni dei suoi dirimpettai vestiti di nero per l’occasione. Ma alla fine al gran galà ha partecipato solo lui, ribaltando in pochi minuti una partita di importanza cruciale per il prosieguo di campionato dei biancocelesti, grazie anche all’intuizione di Inzaghi. Il sistematico movimento alle spalle della linea dei centrocampisti dell’Inter, si è rivelato mortifero, mandando a monte i piani tattici di Conte. Profondi come una lama di coltello, i tagli portati dal serbo all’interno dell’area di rigore avversaria hanno minato l’apparente tranquillità dei difensori evidenziando, aldilà dell’assenza di Handanovic, uno dei problemi che affligge i nerazzurri nell’ultimo periodo.

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A nulla è servito il tentativo di invertire la posizione dei due “braccetti”. Godin per la prima volta in questa stagione è venuto a giocare a sinistra e Skriniar dirottato sul lato opposto. Proprio lo slovacco, nonostante la stazza, è apparso quello più in difficoltà sia nel leggere i movimenti di Milinkovic, che nei duelli fisici, costantemente appannaggio di quest’ultimo. Una rarità, che la dice lunga sulla maniera con la quale la fisicità possa determinare l’andamento delle partite nel calcio moderno. L’azione dalla quale nasce il calcio di rigore scaturisce proprio dall’attacco alla profondità che costringe l’Inter ad abbassarsi quasi a ridosso della porta difesa da Padelli, nella circostanza uscito a vuoto, e protagonista suo malgrado proprio assieme a Skriniar dell’episodio che probabilmente cambia volto al match.

Andiamo a comandare

A rompere l’equilibrio di una sfida molto tattica, è stato dunque un giocatore che in questa stagione sta dando ulteriormente prova di essere ormai a un passo dalla completa maturazione. Retrocesso più indietro rispetto al passato per lasciare spazio a Luis Alberto in fase di costruzione, il classe ’95 ha messo a disposizione della squadra le sue qualità. Preziosissimo in difesa sui calci piazzati, determinante in fase offensiva, pericolo costante quando decide di invadere i confini dell’area di rigore avversaria. Difficile per chiunque reggere la forza di un carro armato in corsa. Una sorta di Ibrahimovic prestato alla mediana. Capace anche di deliziare il palato fine degli intenditori con alcune giocate sublimi in mezzo al campo. Nello specifico, dai piedi e dalla testa di Milinkovic, sono transitati 66 palloni. 41 di questi possono essere catalogati come “passaggi riusciti”.

Un numero considerevole se abbinato alla quantità di recuperi prodotti (21 come Luiz Felipe, meno soltanto di Radu a quota 27) e falli commessi (3). Universale nel suo modo di interpretare la partita. Il serbo è stato l’uomo più pericoloso della Lazio al pari di Immobile con 2 occasioni da gol. È risultato anche quello ad aver subito nel complesso più falli. In una parola, decisivo. Iscrittasi ufficialmente alla lotta Scudetto, la Lazio inizia a far paura potendo contare su una quantità di armi a sua disposizione di cui né Juventus, né Inter sembrano al momento poter disporre. Tra queste c’è senza dubbio quella riconducibile a Milinkovic Savic, comandante della contraerea e degli incursori via terra.

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