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Fabio Macellari

Inutile girarci troppo attorno: nel mondo dello sport la droga ha fatto tante vittime eccellenti, non solo dal punto di vista prettamente umano ma anche, per l’appunto, sportivo. In particolare nel calcio tanti ragazzi hanno ceduto alle lusinghe delle sostanze stupefacenti, senza poi riuscire a tornare indietro, nella vita “reale”. La storia di Fabio Macellari porta un concreto esempio di cosa può accadere quando la ricchezza e la notorietà portano su una cattiva strada, per via di una mancanza di controllo. In questo caso un lieto fine c’è stato, almeno.

Fabio Macellari, dall’Inter alla droga con il lieto fine che salva una vita

Macellari è stato un laterale sinistro che oggi sarebbe perfetto in qualsiasi 3-5-2 moderno. In condizioni fisiche positive sapeva sia attaccare che difendere con velocità e con ordine, proponendosi con ordine ma pure giocando con dinamismo. Le qualità, insomma, c’erano tutte. E in effetti Macellari è stato protagonista di una carriera ricca di gioie e di opportunità.

Dopo aver vinto un Torneo di Viareggio con la Fiorentina, Macellari esordisce come professionista con la maglia del Pro Sesto, con cui trova le prime presenze e i primi gol. Nel 1994 si trasferisce a Lecce, giocando in Serie B con la maglia dei pugliesi fino al 1997, anno in cui raggiunge il suo mentore Ventura, che lo aveva allenato proprio con i salentini. Macellari nel Cagliari si fa notare come un esterno davvero forte e trova pure il suo primo gol in Serie A, nella gara contro il Bari.

Nel 2000 arriva così la grande occasione: un’Inter in rifondazione (ma ricca di campioni) sceglie proprio lui per la fascia sinistra. Macellari raggiunge quindi un grande club, sogna pure la Nazionale. Ma, sfortunatamente per lui, si troverà nel posto sbagliato al momento sbagliato. L’Inter infatti, dopo una stagione di transizione, si trova in crisi totale: esce ai preliminari di Champions League contro i modesti svedesi Helsingborg (lui giocherà da titolare la prima gara e da subentrato la seconda). In Supercoppa Italiana i nerazzurri vengono battuti dalla Lazio. Infine, a inizio campionato, l’Inter subisce una sconfitta a Reggio Calabria contro gli amaranti. Lippi viene mandato via, arriva Tardelli. Che però sembra non vedere minimamente il nuovo acquisto. Alla fine, l’avventura di Macellari in nerazzurro si concluderà con appena 7 presenze in campionato e poco più di 10 complessive.

Questo è il momento in cui la carriera e la vita di Fabio Macellari cambiano drasticamente. Purtroppo in negativo e non solo sportivamente. Il ragazzo si trasferisce al Bologna, gioca appena 10 partite e dovendo operare pure al menisco. E lì, per sua stessa ammissione, inizierà a fare uso di droghe. Macellari parlerà del suo rapporto con le sostanze proibite in un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano: “Erano le compagnie degli amici, le nottate fuori che mi facevano fare tardi agli allenamenti. Ci è voluto un attimo per assumere della droga. Mi sono divertito così tanto al punto che servirebbero quatto vite ad una persona normale per spassarsela come ho fatto io. Però ho pagato tutto questo a caro prezzo. E se potessi tornare indietro per cambiare le cose, lo farei subito”.

FABIO MACELLARI, DROGA E SOLDI SPESI

Successivamente, in un’intervista dell’anno scorso a Canale 5 con Barbara D’Urso, l’ex terzino rincarerà la dose, parlando anche dei suoi problemi con la gestione dei guadagni: “Quando ero calciatore ho dilapidato una fortuna. Non te ne rendi conto, specialmente se sei giovane ed arrivi presto al successo. I soldi che ti piovono addosso sono tanti. La bella vita che fanno gli influencer oggi è la stessa che ho vissuto io una ventina di anni fa. In discoteca offrivo sempre io e ho speso molto denaro per gli altri. Poi però, quando smetti di giocare, i guadagni non sono più gli stessi ed un certo stile di vita non te lo puoi più permettere”.

Fabio Macellari
Macellari durante l’intervista a Live – Non è la D’Urso

La carriera di Macellari dopo Bologna proseguirà senza particolari picchi. Tornerà romanticamente al Cagliari ma assolutamente non da protagonista. Anzi, per un periodo di tempo finirà anche fuori rosa. Il resto del suo percorso calcistico è un vero e proprio discendere, di categoria in categoria: Pavia, Triestina, Lucchese, Sangiovannese, Villasimius, Vado, Loanesi, Finale, Bobbiese, Amatrice, Castor Tortori le sue altre squadre. Fino a quando, nel 2015, non decide di dire basta dopo una carriera lunghissima, divisa però letteralmente in due dal caso e dalle sue scelte.

Oggi Macellari fa tutt’altro, come racconta lui stesso: “Spacco la legna, curo il casolare di famiglia e lavoro in una panetteria. Il sostegno della famiglia mi ha mantenuto in vita. Ed oggi sono felice con quello che ho. Ho ripreso a lavorare, o fai così o muori”. Peraltro, Macellari ha pure messo in atto un nobile gesto nel 2016, organizzando un triangolare tra vecchie glorie del Cagliari al fine di raccogliere fondi per la popolazione di Amatrice dopo il terremoto. La sua storia, per fortuna, ha un lieto fine che ha salvato una vita: la sua. Che, altrimenti, non sarebbe stata diversa da quella di tanti ragazzi cullati da illusioni tremende e distrutti da una realtà beffarda.

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