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di lorenzo
Fonte: Twitter

Quando Rino Gattuso aveva accettato l’incarico di tecnico del Napoli a seguito del divorzio tra il club azzurro e Carlo Ancelotti, gli occhi di tutti erano già proiettati alla doppia sfida degli ottavi di finale. Di lì a poco, l’urna di Nyon avrebbe decretato che l’avversario sarebbe stato il Barcellona ma in quei giorni l’incrocio con i blaugrana appariva lontanissimo per chi doveva ricominciare dall’ABC. A conti fatti, tra continuità e nuovi metodi di lavoro, l’ex allenatore del Milan è riuscito nella missione di presentare all’appuntamento tanto atteso una squadra degna di tal nome.

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La sua rivoluzione silenziosa ha puntato a sovvertire alcune gerarchie consolidate (su tutte la scelta di rinunciare ad Allan), poggiando sulle poche certezze emerse nella prima parte di stagione. Tra queste c’è senza dubbio quella riconducibile a Giovanni Di Lorenzo, vero trait d’union tra vecchie e nuova gestione, unico al pari di Zielinski e Insigne a non essere mai stato messo in discussione nel progetto tecnico-tattico che ha ribaltato il Napoli.

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Punto fermo

Accantonati i propositi di dominio del gioco, dopo aver saggiamente indossato l’elmetto, i partenopei sono riusciti parzialmente a rimettersi in carreggiata. Le quattro vittorie in campionato (intervallate dalla sconfitta interna con il Lecce) e il successo nell’andata delle semifinali di coppa Italia sull’Inter, hanno restituito serenità a un gruppo ostaggio delle proprie paure dopo quanto accaduto la notte del 5 novembre 2019. Dopo aver vissuto i giorni in trincea i giorni in cui infuriava la tempesta, il Napoli è tornato ad essere squadra, giocando ma soprattutto ragionando come tale.

Quasi senza accorgersene, con una naturalezza del tutto sorprendete per un esordiente a certi livelli, Giovanni Di Lorenzo ha continuato a macinare chilometri sulla fascia di competenza come se niente fosse. Forte fisicamente, intelligente dal punto di vista tattico, per caratteristiche rappresenta il prototipo del terzino moderno. Sulla scia di un mostro sacro come Alexander-Arnold, al momento probabilmente il più completo e forte nel ruolo, l’ex ragazzo di provincia ha conquistato tutti a suon di prestazioni brillanti e di spessore. L’ultima in ordine di tempo, neanche a dirlo, quella con il Barcellona.

Non fatevi ingannare dall’errore di posizionamento sulla rete del pareggio di Griezmann (è lui infatti a tenere in gioco Semedo sul filtrante di Busquets), perché la sua partita racconta anche altro in termini di spinta, costruzione dal basso, intensità. Nessun timore reverenziale nel suo primo ottavo di finale di Champions League disputato in carriera, tutt’altro. Tra i migliori in campo in assoluto nell’ennesima serata della consacrazione, la settima gara in Europa da protagonista dopo anni da spettatore davanti alla tv.

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Il “titolarissimo” con il pedigree da Champions

I 630 minuti complessivi disputati e l’81% di “passaggi accurati” spiegano il motivo per il quale Di Lorenzo è entrato a far parte della ristretta cerchia di titolarissimi (per dirla alla Mazzarri) di questo Napoli. Elogiato pubblicamente da Ancelotti e da Gattuso per la sua capacità di interpretare al meglio le partite che contano, quasi a voler confermare un insospettabile pedigreee per la Champions, rappresenta una risorsa per il calcio italiano in vista degli Europei della prossima estate. Vista la (non) concorrenza nel ruolo di terzino destro, non saremmo sorpresi di ritrovarlo titolare nella gara d’esordio della nostra Nazionale contro la Turchia. Mancini ci sta pensando e non potrebbe essere altrimenti.

Del resto, una stagione come quella vissuta nel suo primo anno a Napoli, equivale a cinque trascorse in qualche altra piazza. Temprato nel carattere, sta ampiamente dimostrando la bontà dell’investimento operato dalla dirigenza azzurra al termine dello scorso campionato (dove con la maglia dell’Empoli aveva messo assieme 5 gol e 3 assist). Sempre impiegato (24 volte in campionato, 7 in Europa e 3 in Coppa Italia), sta crescendo di partita in partita grazie anche ai preziosi consigli dei suoi due allenatori. Non proprio due qualunque, come lui del resto.

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