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Manchester City - FOTO: account ufficiale Twitter Premier League

Recentemente è comparsa la notizia per cui il City Football Group (CFG) è molto vicino ad acquistare il Nancy in Francia. Un paio di mesi fa, a gennaio, la maggioranza delle quote del club canadese dell’Ottawa FC sono state rilevate dall’Atletico Madrid. Quelli di City e Atletico sono due progetti particolarmente proficui nel mondo sportivo. Il primo detiene (al momento) otto club in giro per il mondo, mentre quello spagnolo è fermo a tre.

Espansioni sportive quali sono queste due sono il futuro del calcio: una rete di club con cui contenere le spese e anzi, aumentare il proprio business. Il Manchester City sta muovendo molti giocatori grazie ai club satellite in tutto il mondo, e l’Atletico, con meno squadre, sta cercando di fare lo stesso. Sono modelli che si sostentano ovviamente con grandi risorse finanziarie, ma il riscontro economico, ed è altrettanto lapalissiano, è importante.

Oltre a quelli inglese e spagnolo, un altro fondamentale modello di business sportivo è quello della Red Bull. Quello del brand austriaco è diverso poiché direttamente collegato a un’azienda esterna. Eppure, il principio è lo stesso.

Una rete connessa

Nell’era della post modernità essere connessi è essenziale. Collegati con i cellulari, collegati con la nostra casa (domotica), collegati con le nostre aziende. Adesso, le squadre vogliono essere connesse fra loro. Per questo il sistema di lavoro di queste aziende sta lavorando molto affinché le proprie reti diventino sempre più grandi. Favorisce innanzitutto una minor spesa nei trasferimenti: i giocatori che crescono in un club di seconda fascia possono transitare verso quelli maggiori senza dover pagare nulla.

Ethiad stadium Manchester City
Il City Football Group è totalmente proprietario o parzialmente di otto club in tutto il mondo.

Con ciò ci si collega al motivo sportivo. Una squadra come il Red Bull Lipsia, riceve ogni anno dei talenti dalle squadre satellite, a partire, spesso, da quella immediatamente sotto grado, il Salisburgo. Così fa il City e, con una rete più ampia, spera di fare così anche l’Atletico. Ma questo non deve necessariamente servire a rifornire la prima squadra. Esempio. Aaron Mooy è uno dei migliori giocatori del Brighton in Premier League, e dal 2016 gioca nel massimo torneo inglese. Eppure, Mooy è australiano, e prima di comparire in Inghilterra, è transitato dal Melbourne City – club del CFG – che appena pronto, lo ha mandato a Manchester. Con i Citiznes però non ha giocato neppure un minuto: lo hanno prontamente girato in prestito. Mooy ora è una pedina di scambio per la squadra di Guardiola, e come lui, lo sono altri giocatori che girano per i campionati europei. Un altro esempio è Patrick Roberts, esterno inglese che, di proprietà del City, è passato dal Manchester al Girona, club del CFG in Liga. E la società spagnola, per averlo, non ha dovuto pagare nemmeno un euro.

Aspetti controversi

Il sistema delle catene è dunque molto fruttuoso, anche se, come è accaduto, rischia di scatenare delle non leggere polemiche. Come quando nei gironi di Europa League del 2018, si affrontarono i due club Red Bull. Lipsia contro Salisburgo, e non è stato certo un piacere per l’UEFA avere nel proprio tabellone un simile doppio incontro.

Un altro problema ad esempio è la frantumazione del legame con alcuni tifosi. Molte tifoserie infatti non sono felici della gestione così aziendalista del club, e non hanno mancato di farlo notare. Eppure, in realtà i fan dovrebbero sentirsi tutelati soprattutto dal punto di vista economico. Avere un board dirigenziale che fa capo a multinazionali o a fondi finanziari di alto livello sono certificazioni importanti per la salute di un club. Il problema vero, in questo senso, potrebbe essere quando questi scelgono di andarsene. Ma per ora, nei casi sopracitati, non è prevista alcuna fuga.

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