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Gautieri

Saudade è un termine che indica una forma di malinconia, un sentimento affine alla nostalgia, riprendendo una centrata definizione riportata su Wikipedia. Correndo consapevolmente il rischio di (s)cadere nella retorica, si può dire che il fenomeno è particolarmente avvertito dalle genti “ latine” che forse più delle altre soffrono il richiamo della terra natia quando per mille ragioni (spesso di carattere lavorativo) sono costrette a cercare fortuna altrove.

Il caso di Carmine Gautieri rappresenta la perfetta antitesi del postulato, smentito da fatti che offrono una contraddizione più unica che rara. All’alba dei trentaquattro anni, dopo aver girato mezza Italia, ecco Napoli, città natale, sportivamente parlando mai conosciuta, se si escludono la prima parentesi puteolana e la seconda corallina. L’azzurro a fine carriera, in serie C, con la “Soccer” di Aurelio De Laurentiis, Pierpaolo Marino e Giampiero Ventura.

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Una squadra assemblata a settembre con qualche scarto preso qua e là e con qualche punta di diamante, vedi il Pampa Sosa. Gennaio diventa dunque la prima occasione per un mercato importante e difatti il Presidente non si tira indietro: arrivano, tra gli altri, Calaiò, Pià e il “Gaucho”, protagonista in serie A con l’Atalanta. Una di quelle storie da libro cuore che fanno sempre bene, il calciatore che lascia il grande palcoscenico della serie A per indossare la casacca partenopea in serie C.

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Gautieri, El Diez

La favola pretende il suo numero e quale se non il dieci che nel frattempo si era poggiato sulle spalle di Nicola Corrent. Già perchè Mario Macalli, all’epoca presidente della lega , non aveva concesso al Napoli la deroga per il ritiro della maglia di Maradona per non stravolgere la numerazione 1-11, ancora sacra e inviolabile in terza serie.

La storia prende la piega giusta e Gautieri segna subito all’esordio, al San Paolo, contro il Giulianova, sfruttando un grande assist di Consonni. Ancora oggi, a distanza di sedici anni, non si comprendono le ragioni dell’annullamento della rete. Cattivi presagi? Segnali del destino? Il non è vero ma ci credo non sarà il massimo della razionalità ma spesso dà luce all’incomprensibile.

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Ciao amore

La seconda in azzurro è a Pesaro. Le cronache dell’epoca sono impietose: desaparecido, abulico, inconcludente. Il Napoli pareggia a fatica al 92’ e Gautieri è per distacco il peggiore in campo. Si torna in campo la settimana successiva, contro la Fermana e il napoletano della Torretta, pungolato nell’orgoglio, piazza la zampata vincente del momentaneo 1 a 0. Finisce pari e salta Ventura, attardato in classifica rispetto al tandem Avellino-Rimini. A Padova, contro il Cittadella, c’è Edy Reja e c’è ancora Gautieri.

Contro il Lanciano, il 30 gennaio, parte ancora dall’inizio ma esce per infortunio al dodicesimo minuto. Lascia il San Paolo, non vi farà più ritorno. Il giorno successivo, l’annuncio a sorpresa: Gautieri saluta Napoli e si trasferisce a Piacenza. È una di quelle notizie che lasciano di sale tifosi e addetti ai lavori. Un primato che pochi altri sono riusciti ad eguagliare e del quale, per anni, sono sfuggite le ragioni e finanche le supposizioni.

La verità, a posteriori, è stata raccontata dal protagonista: “Non mi sono ambientato, vent’anni trascorsi fuori si sono fatti sentire. Ho rinunciato a tanti soldi pur di andare via”. In tackle scivolato sulla nostalgia, sul senso di appartenenza, sul richiamo della terra Madre. No, non è esattamente una di quelle storie romantiche che fanno colore e che trasmettono calore. È vera, nella sua spietata freddezza.

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