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Fergus Suter Arthur Kinnaird
Fergus Suter e Arthur Kinnaird

Mettiamo subito le cose in chiaro: questa non è una recensione. E, soprattutto, state tranquilli perché non ci saranno spoiler. Sicuramente avrete già sentito parlare di “The English Game“, la (mini)serie disponibile su Netflix dal 21 marzo. Se vi piace il calcio (e se state leggendo questo pezzo su questo sito immaginiamo di sì), è da vedere. E se il calcio non vi piace, è da vedere lo stesso. Perché non è una serie sul calcio; è una serie che parla di calcio, ma anche di molto altro.

Siamo nell’Inghilterra di fine ottocento, a Londra e a Blackburn e Darwen, due città della contea del Lancashire, situata a nord del paese. Il contesto è la lotta di classe, enfatizzata proprio dal calcio, che nel frattempo scorre, accompagna i fatti, arricchisce il racconto, fra il sogno dell’FA Cup e l’inizio del professionismo, fino ad allora non ammesso dalla Federazione.

Ma se non è una recensione, né un commento personale di chi scrive, di cosa parliamo? Parliamo di Arthur Kinnaird e Fergus Suter, i protagonisti. Che non sono personaggi inventati dallo sceneggiatore Julian Fellows (creatore anche di Downton Abbey, che probabilmente conoscerete). No, sono realmente esistiti e, insieme, nonostante la forte rivalità – a proposito di lotta di classe – hanno cambiato la storia del calcio. Ecco, in questo articolo vi racconteremo chi sono, cosa hanno fatto e perché, da oggi con maggior risalto, sono considerati precursori del football attuale. Prima inglese, poi di tutto il mondo.

Arthur Kinnaird

Arthur Kinnaird
Arthur Kinnaird

“The English Game” è ambientato nel 1879, ma le regole del calcio sono state definite già trent’anni prima a Cambridge, dove si riunirono i rappresentanti dei nobili college inglesi. Parteciparono anche gli Old Boys dell’Eton Collage. Arthur Kinnaird, che arriverà fra qualche anno, ha studiato lì. Dopo aver vinto per cinque volte di fila la FA Cup con il Wanderers, decide di fondare gli Old Etonians, proprio in memoria degli Old Boys, insieme ai vecchi compagni di scuola, fra cui Francis Marindin. Segnatevi questo nome, vi tornerà utile.

Arthur è una stella del gioco e ancora oggi è riconosciuto come tale. Fuori dal campo è un gentiluomo, l’esempio inapputabile dell’alta borghesia di Londra. È anche un grande sportivo: primeggia nel tennis e nella canoa, ma il suo vero interesse è il calcio. Gioca per passione, come chiunque all’epoca. Tanto di soldi non ne hanno bisogno, loro. È un centravanti fortissimo, il terminale offensivo del 2-2-6, l’unico modulo conosciuto ai tempi.

Quell’uomo così elegante, educato, garbato (eredita anche il titolo di Lord dal padre), in campo diventa un animale. Vuole vincere, e basta. Ed è questa grande ambizione che lo ha portato ad ottenere risultati incredibili anche con l’Old Etonians, una delle migliori squadre di tutta l’Inghilterra. Quella stessa ambizione e intelligenza lo portano nel 1890 a diventare il presidente della FA. Così ha strada libera per introdurre il professionismo. Ricopre la carica fino alla morte, nel 1923.

Fergus Suter

Darwen
Il Darwen. Steso in basso Fergus Suter

Nell’introduzione di questo articolo abbiamo citato le tre città in cui si sviluppano i fatti: Londra, ovviamente, al sud, e Darwen e Blackburn al nord. In campo non c’è storia: le squadre della capitale sono di un altro livello. Fino a quando, nel 1879, il Darwen arriva incredibilmente ai quarti di finale della FA Cup (l’avversario è proprio l’Old Etonians) e il proprietario James Walsh, in barba alle regole della Federazione – che intendeva il calcio come solo un gioco -, “acquista” e “stipendia” due operai scozzesi che giocano nel Partick: Fergus Suter e James Love.

Fergus è un tagliapietre. Gioca da difensore (l’altro è un attaccante): a renderlo il migliore di tutti è una capacità innata (e fino a quel momento mai vista) di leggere il gioco, di gestire il pallone e imbastire trame. Un regista, in pratica, forse il primo della storia. È, invece, sicuramente il primo professionista del calcio. Passa dal Darwen al Blackburn perché l’offerta è irrinunciabile. A proposito: il proprietario del Blackburn è John Cartwright, il primo a capire le potenzialità del buisness del calcio. Insieme a Suter, prende anche Jack Hunter (otto partite con la Nazionale inglese) dallo Sheffield Wednesday e altri giocatori fortissimi.

La sua idea è rivoluzionaria – e, al tempo stesso, disonorevole per i gentiluomini di Londra: “acquistare” i migliori giocatori in circolazione per aumentare l’interesse del pubblico. Che, sempre più appassionato, è disposto a pagare il biglietto per assistere alle partite. Più di cento anni fa Cartwright ha posto le basi di una politica modernissima. In quella squadra c’è anche Suter, e in campo è meraviglioso, nonostante un corpo esile e, in un certo senso, inadatto al gioco pensato dagli inglesi. È un’evoluzione nell’evoluzione. Suter è lo spartiacque: c’è un calcio prima di Suter e un calcio dopo Suter. E il suo rivale, il Lord Kinnaird, è una figura fondamentale per realizzare tutto. Perché? Guardate “The English Game” e lo capirete.

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