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Mario Goetze torna a vestire la maglia del Borussia Dortmund. Fonte - Account Twitter @BVB

Il momento che stiamo vivendo non sarà certamente quello più indicato nel quale pensare al calcio giocato. Ma stimolare la fantasia degli appassionati potrebbe essere un esercizio capace di alleviare le preoccupazioni di molti.

Motivo per cui, l’indiscrezione rilanciata negli ultimi giorni dal quotidiano tedesco Bild secondo cui Mario Goetze starebbe pensando di trasferirsi in Italia a partire dalla prossima stagione, stuzzica non poco la mente dei tifosi. Semplice suggestione o ipotesi concreta? Presto per dirlo.

Resta il fatto che un giocatore così potrebbe andare ad arricchire il bagaglio di un campionato che sta faticosamente riuscendo a ricostruirsi un’immagine degna del proprio glorioso passato.

Wunderkind, bambino prodigio

Il ragazzo che decise con un suo gol la finale della Coppa del Mondo 2014 tra Germania e Argentina, è ormai ai margini del progetto tecnico del Borussia Dortmund di Lucien Favre. Tra infortuni e tanta panchina, non disputa una gara da titolare dal lontano 20 dicembre scorso. Nelle ultime sette uscite ufficiali (Champions League compresa) ha messo assieme soltanto una manciata di minuti. Troppo poco per quello che fino qualche tempo fa era considerato come uno dei maggiori talenti su scala internazionale, capace appunto di toccare il suo apice a soli ventidue anni.

“Mario è arrivato sulla cima del mondo. Di più non poteva fare. Era prevedibile sarebbe calato un po’. Dal momento in cui si pensa di che le cose arrivano da sole, si perdono colpi. Non ho mai visto un professionista come lui lavorare 24 ore su 24 per migliorarsi”. Le parole di Miroslav Klose riassumono alla perfezione quando potrebbe essere passato nella testa di Goetze subito dopo essersi laureato campione del mondo con una delle nazionali più forti di sempre nella storia del calcio tedesco.

Prima che la diagnosi di “disturbo del metabolismo” lo tenesse lontano dai campi nei primi sei mesi del 2017, la maggior parte degli osservatori credevano davvero che quella fastidiosa pigrizia derivatagli dal sentirsi in qualche modo arrivato avesse preso il sopravvento. La poco esaltante ma ricca di successi esperienza al Bayern Monaco con Guardiola, poi il ritorno nella sua Dortmund dove in tanti l’avevano bollato come un “traditore” nel momento del clamoroso cambio di casacca.

Qualcosa si è rotto nella testa e nel fisico di questo meraviglioso giocatore. Non è più riuscito a ritrovare la stessa continuità che ne aveva contraddistinto lo sfolgorante inizio di carriera. Eppure in sole sei apparizioni in Bundesliga dal primo minuto, ha messo a segno 3 reti, testimonianza di quanto nonostante tutto non abbia perso il feeling con il gol.

La domanda a questo punto sorge spontanea: potrebbe essere proprio la Serie A il campionato giusto nel quale provare a rilanciarsi?

Goetze e il richiamo della Serie A

Al di là degli aspetti prettamente tecnici, sono tante le motivazioni che spingerebbero Goetze verso il bel paese. L’accresciuto appeal del nostro movimento calcistico, gli interessi nel campo della moda della moglie AnnKathrin Brommel, la voglia di riscattare le ultime stagioni vissute spesso all’ombra dei compagni, l’occasione per qualche club di fascia di alzare l’asticella e scommettere su di lui.

Dalle due milanesi, al Napoli, passando chissà dalla stessa Lazio, già in passato protagonista di un’operazione simile con Klose. Secondo Christian Falk, giornalista sportivo della Bild, “prima dell’arrivo del Coronavirus, l’Italia era sicuramente una meta gradita. La Serie A appare più adatta al suo stile di gioco rispetto alla Premier League”. Già, l’Inghilterra, una nazione ai piedi di Jurgen Klopp, considerato il suo vero padre calcistico.

Con il contratto in scadenza il prossimo 30 giugno, anche il Liverpool potrebbe rappresentare una valida alternativa. Anche se in effetti lo stile di gioco del classe ‘92 sembra sposarsi ben poco con quello del calcio a ritmi forsennati dei Reds. “Se ne va perché è il giocatore preferito da Guardiola. Se c’è qualcuno che ha colpe, sono io. Ma non posso accorciarmi e mettermi a parlare in spagnolo”, disse Klopp all’epoca del passaggio di Goetze al Bayern Monaco.

Chissà che la storia non possa ripetersi, questa volta in favore di qualcuno dei nostri club, costringendo l’istrionico allenatore tedesco a un’altra delle sue celebri citazioni.

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