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orton mask raw
Fonte Immagine: @CWrestlingUK (Twitter)

Fin dalla sua puntata d’esordio, datata 11 gennaio 1993, RAW è stato lo show di punta della WWE. Un’importanza certificata negli anni, anche dopo la creazione di SmackDown, da numerosi fattori: la tradizionale collocazione in calendario il lunedì sera, lo sviluppo delle più importanti storyline e la presenza degli atleti di punta, lo slot di tre ore.

Negli ultimi anni però lo show rosso è entrato in crisi di idee, che si sono ripercosse fatalmente sui dati di ascolto e che oggi, dopo oltre un quarto di secolo e la bellezza di 1445 puntate, lo rende poco accattivante tanto per gli appassionati di lungo corso quanto per i potenziali nuovi fan.

Cosa succede a RAW?

Con lo scoppio della pandemia da coronavirus, contrariamente alle previsioni, le cose sono ulteriormente peggiorate: RAW, che veniva seguito da circa 2,5 milioni di spettatori, ha visto questa cifra quasi dimezzarsi (1,5) nonostante la forzata permanenza in casa di milioni di americani.

Traiamo spunto da un bell’articolo dell’autorevole sito specializzato What Culture per analizzare i motivi di questa incredibile crisi d’identità. Motivo numero uno: mancano profondità e storyline se queste non riguardano i titoli maggiori.

La categoria tag team è stata più volte ignorata, le coppie smembrate senza motivo – imbarazzante ad esempio lo split degli Heavy Machinery Otis e Tucker – e le cinture secondarie lasciate alla vita di campioni senza una reale concorrenza. Tradotto: certi titoli sembrano non interessare quasi a nessuno, perché dovrebbero interessare allora al pubblico?

E che dire della divisione femminile? Asuka ha conquistato il titolo ed è stata lasciata sola a se stessa, mai coinvolta in nessuna storyline, e la sensazione è che il suo lungo regno si concluderà senza una ragione così come è cominciato – almeno la coerenza – e andato avanti. Via Becky Lynch, via tutta l’attenzione sulla categoria. Che del resto reggeva su di lei.

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Il problema è che la scrittura dello show rosso sembra costantemente improvvisata, con pochissime idee ad ampio respiro e molte che invece vengono messe in piedi all’ultimo momento o addirittura riscritte di settimana in settimana: la gestione confusionaria della Retribution è uno degli esempi più eclatanti ma non certo l’unico.

Ad esempio chi ricorda la faida tra la stable di Mustafa Ali e Ricochet? Come si è conclusa? E che dire di quella, assolutamente senza senso e priva di direzione, tra Elias e Jeff Hardy?

Uno show da riscrivere completamente

Se RAW è sempre stato il biglietto da visita della WWE la compagnia deve cominciare a preoccuparsi seriamente, perché l’emorragia di ascolti è figlia di anni di scelte sbagliate e non potrà essere curata nel giro di poche settimane.

Parliamo di uno show che andrebbe riscritto completamente, magari con un nuovo booking team che non lasci morire nel nulla e senza alcun motivo storyline che hanno occupato un minutaggio importante e magari erano riuscite ad attirare l’attenzione del pubblico. Anche in questo caso parliamo di Retribution, ma ovviamente non si tratta di un caso isolato.

A differenza di SmackDown, che pur con meno risorse ottiene ascolti soddisfacenti e regala show più o meno sempre almeno sufficienti, RAW manca di una narrazione omogenea e sembra piuttosto un’accozzaglia di storyline buttate lì quasi a caso, improvvisate, che possono cambiare direzione in qualsiasi momento e senza alcun motivo.

In quest’ultimo caso logico pensare a Lacey Evans, madre di famiglia e poi seduttrice di uomini ormai anziani, oppure alla penosa questione legata alla valigetta del Money in the Bank.

Giusto per ricapitolare: vinta senza motivo da Otis, che l’ha persa con The Miz a causa di un tradimento, quello dell’amico Tucker, che non ha portato a niente. L’Awesome One l’ha poi “bruciata” in PPV senza ottenere il titolo, ma se l’è vista riconsegnare “perché era stata consegnata all’arbitro da John Morrison”. Citando il diretto interessato…Really?

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(E chiudiamo un occhio sull’imbarazzante processo tra Otis e Miz con giudice JBL)

La WWE deve salvare RAW

Il wrestling è wrestling e non deve necessariamente essere coerente, ma anche la sospensione dell’incredulità ha un limite: possessioni, palle di fuoco e un uomo bruciato vivo sono oltre questo limite. Per non parlare di una banda di anarchici che viene messa sotto contratto dopo aver devastato lo show e pestato lo staff.

E che dire del titolo 24/7? Davvero qualcuno lo trova ancora oggi “un simpatico siparietto”?

(Ah, aggiungiamo noi: qualcuno si ricorda di RAW Underground?)

Il calo di ascolti certo non cesserà se RAW continuerà a dimostrarsi incapace di programmare a lungo termine e di lanciare nuove stelle. Il booking team ha costantemente ignorato i talenti provenienti da NXT, altra dimostrazione di poca lungimiranza nel medio e lungo periodo. Davvero non servivano?

Con una AEW che cresce di settimana in settimana, anche e soprattutto grazie a una scrittura coerente e ad ampio respiro, una nuova “guerra del lunedì sera” potrebbe non essere così lontana. Soprattutto: non è detto che anche stavolta a trionfare sarebbe ancora la WWE.

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