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aew revolution report 2021
Fonte Immagine: @WrestleInn (Twitter)

Con AEW Revolution la compagnia di Tony Khan nel 2020 ha segnato l’inizio di un percorso che nel corso di tutto l’anno l’ha vista infliggere un colpo dietro l’altro alla WWE e acquisire una fanbase sempre più numerosa.

AEW Revolution 2021, occasione mancata?

Un anno più tardi, con Revolution 2021, l’AEW aveva l’opportunità di tentare il primo vero salto di qualità: gli arrivi di Sting e Big Show, l’annunciato ingresso di una nuova stella – poi rivelatasi Christian Cage – e un main event mai visto prima come l’Exploding Barbed Wire Deathmatch erano le armi a disposizione della promotion di Jacksonville per fare ancora una volta la differenza.

Il risultato, però, non è stato del tutto all’altezza delle enormi – bisogna ammetterlo – aspettative. Al primo “pressure test” la All Elite Wrestling non è stata bocciata, sarebbe esagerato, ma sicuramente rimandata. Perché? Scopriamolo insieme!

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I bocciati

Partiamo inevitabilmente dalla fine, e cioè dalla deludente “esplosione” del ring che avrebbe dovuto chiudere un PPV comunque da ricordare e che nei giorni precedenti era riuscito a catalizzare l’attenzione di tantissimi tra fan e addetti ai lavori.

Si tratta sicuramente di un passo falso senza se e senza ma, che pesa tantissimo sul giudizio complessivo dell’evento e che al contrario se avesse funzionato sarebbe stato un finale perfetto. La AEW dovrà dimostrarsi capace di non commettere più errori del genere per non perdere credibilità, proprio adesso che sta diventando un’alternativa credibile alla WWE.

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Altra nota dolente la categoria femminile, non tanto scarsa da un punto di vista tecnico ma decisamente anonima: Hikaru Shida non riesce a trascinare la divisione eppure manca di avversarie credibili, il suo match contro Ryo Mizunami non è stato pessimo ma sicuramente noioso. Come lo è stato del resto l’incontro che ha coinvolto i Best Friends, Kip Sabian e Miro, che perlomeno è stato come al solito dominante.

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Un peccato vedere il rinnovato “Big Money” Matt Hardy bocciato al primo esame contro un Hangman Page che peraltro ci pare più frenato che spinto da un Dark Order che purtroppo – e necessariamente all’indomani della morte di Brodie Lee – sembra aver perso un po’ il suo spirito e oggi galleggia a metà, né carne né pesce.

Una riflessione sul futuro: la AEW ha terribilmente bisogno di maineventer face credibili abbastanza da mandare contro Kenny Omega e al momento ha solo Cody, il neo-acquisto Christian Cage, volendo Darby Allin, forse Page. Un po’ poco per tenere viva la lotta intorno al titolo massimo.

I promossi

Se utilizzato come è stato utilizzato fino a oggi, Sting è senza dubbio un valore aggiunto. The Icon ha dato il meglio in un match cinematografico di altissimo livello, che personalmente reputo molto superiore a quelli made in WWE, con atmosfere perfette e alcuni spot davvero clamorosi compreso quello che ha chiuso la disputa contro il Team Taz.

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Quest’ultimo ne esce forse un po’ troppo ridimensionato, anche se in uno Street Fight ogni risultato può essere giustificato: promossi allora sia Brian Cage che soprattutto Ricky Starks, che possono avere un grande futuro lavorandoci sopra.

Meritata la vittoria e conseguente shot al TNT Championship per Scorpio Sky nel Face of Revolution Ladder Match, a patto però che porti a una sua maggiore caratterizzazione e presenza su schermo e non semplicemente a un buon match dal punto di vista tecnico che lo veda sconfitto.

Gran bel match quello che ha visto gli Young Bucks difendere i titoli di coppia contro MJF & Chris Jericho, ricco di capovolgimenti di fronte e di una serie di mancati finali molto credibili. Promossi tutti e quattro gli atleti ovviamente, solidissimo MJF e ancora ad altissimo livello Jericho.

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Il Main Event, finale a parte, è stato di ottimo livello: Kenny Omega e Jon Moxley non si sono risparmiati, hanno scritto la storia e hanno regalato diversi spot di alto livello nonostante i ristretti spazi di manovra. Il pessimo finale post-match non può cancellare una prestazione ottima da parte di entrambi gli atleti, pur coinvolti in un finale – intervento dei Good Brothers e sconfitta di Moxley – prevedibile e banale.

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