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aew christian cage
Fonte Immagine: @AEW (Twitter)

Christian Cage è un nuovo volto della AEW: presentato a sorpresa durante Revolution, è apparso nel corso dell’ultima puntata di Dynamite e ha già puntato Kenny Omega e il suo AEW World Championship. A 47 anni il fu Captain Charisma è ancora un nome capace di fare la differenza? Quali sono i pro e i contro di questo matrimonio?

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AEW-Christian Cage, i pro e i contro

Anthony Mango di Bleacher Report prova ad analizzare la situazione a 360° in un lungo e interessante articolo che parte da un presupposto fondamentale: a differenza di chi lo ha preceduto, e cioè Sting e Paul Wight/Big Show, Christian Cage è un acquisto che allo stesso tempo sposta gli equilibri dentro e fuori dal ring. E del resto la forma con cui si è presentato alla Royal Rumble 2021, a 47 anni e a 7 dal ritiro, non lascia dubbi in proposito.

In più, Christian avrà la possibilità di gestirsi e di gestire il suo personaggio in modo molto più autonomo rispetto a quanto avrebbe potuto fare in WWE: la AEW sicuramente ascolterà i suoi consigli e gli concederà molta libertà creativa, e questo sicuramente è un pro per un wrestler comunque arrivato alla sua ultima chance nel giro che conta.

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Il roster All Elite offre una grande scelta di avversari inediti per il canadese, che come sottolinea Mango potrebbe vedersela con performer di spessore come Pac, Kenny Omega, Cody Rhodes e MJF. Non tutti i nuovi arrivi dalla WWE hanno avuto l’impatto che speravano, come ad esempio Shawn Spears e Matt Hardy, ma è difficile che la compagnia di Jacksonville non curi nel dettaglio il percorso di uno come Christian Cage.

Perché è fondamentale sottolineare un fatto: 6 volte campione del mondo, Triple Crown e Gran Slam Champion, Cage in WWE dove è sempre stato comunque considerato la spalla di Edge nonostante le sue indubbie qualità. Qualità che metterà a disposizione dei giovani talenti AEW, una perdita che forse a Stamford non hanno ancora quantificato ma che sarà enorme, un indubbio plus per wrestler in rampa di lancio come Ricky Starks o Sammy Guevara.

Un chiaro segnale alla WWE

In più l’arrivo di Christian Cage in AEW rappresenta anche un chiaro segnale alla WWE: quest’ultima adesso non è più l’unico punto di approccio major per un wrestler, e se la compagnia che per anni è stata sovrana indiscussa del mondo del pro-wrestling USA dovesse offrire a un performer un trattamento ritenuto non equo questo adesso saprà che esiste un’alternativa vera. Appunto la All Elite Wrestling.

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In questo senso il futuro di Christian è emblematico: a 47 anni non si troverà a recitare il ruolo di “jobber to the stars” – o trampolino di lancio – che probabilmente la WWE gli avrebbe riservato e che del resto fa oggi ricoprire a talenti come Cesaro e Shinsuke Nakamura. No, il wrestler canadese avrà subito l’opportunità di puntare al massimo, e in questo senso per lui si è trattato di una scelta più che vincente.

Semmai un fattore contrario, conclude l’articolo, è proprio il fatto che il 47enne Christian Cage, reduce da un infortunio che ha rischiato di terminare la sua carriera, rappresenti un volto nuovo della AEW e che venga lanciato per il titolo massimo. I fan temono che puntare troppo sulle star affermate possa portare a un ripetersi della storia che ha affossato la TNA nel suo momento migliore, con troppe stelle ormai avanti con l’età.

I puristi devono però concordare sul fatto che una major non può puntare soltanto su volti nuovi per scuotere gli equilibri nel panorama americano: i grandi nomi servono, tutto sta nel come vengono utilizzati. E forse Christian Cage sarà in questo senso il primo vero banco di prova per il creative team della AEW, che dovrà trovare i giusti equilibri per sfidare la WWE senza snaturarsi.

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